Non sono un assassino, la recensione: malgrado gli attori di talento qui, a morire, è solo il film
di Boris Sollazzo

Non sono un assassino, la recensione: malgrado gli attori di talento qui, a morire, è solo il film

U n film di genere, tra noir e (legal) thriller, un cast di nome e di talenti (Riccardo Scamarcio ed Edoardo Pesce, ma anche Alessio Boni e Claudia Gerini), un soggetto affascinante preso da un ottimo libro, quello di Francesco Caringella. Perché Non sono un assassino fosse almeno un buon film c'erano tutte le carte in regola. Va detto, peraltro, che Andrea Zaccariello, alla sua opera quarta, soprattutto in una manciata di scene chiave conferma di avere buon occhio e buona mano come regista. Un peccato, quindi, trovarsi a commentare e recensire un'occasione persa, per intenderci quella che, con lo stesso Scamarcio, ha invece colto Stefano Mordini con Il testimone invisibile, riuscendo a offrire al pubblico un noir con sfumature melò che in Italia non siamo abituati a vedere, figuriamoci a girare e produrre.
Il problema drammatico di Non sono un assassino è la sceneggiatura, è lei ad uccidere il film. Non tanto nella struttura, quanto nei dialoghi e nel ritrarre i personaggi principali, caratterizzandoli in alcuni momenti in modo derivativo e caricaturale. Dalla voce roca di Claudia Gerini, modello Brando, a un Edoardo Pesce, talento pazzesco, qui messo in difficoltà dall'essere stato disegnato come un Servillo wanna be, mantenendo però il coté Dogman-Fortunata su cui rischia sempre di più di essere schiacciato. Scamarcio porta a casa la pagnotta con mestiere, ma non è ai suoi livelli soliti, Boni ha forse il compito più difficile perché ha il personaggio scritto peggio. Tanto che ti chiedi se, forse, i due non avrebbero dovuto vestire l'uno i panni dell'altro, guadagnandone entrambi. Inoltre tutti, nessuno escluso, sono costretti a pronunciare varie battute che non di rado rischiano e in alcuni casi passano il confine della comicità involontaria. Non il massimo per un'opera che ambisce a indagare il lato oscuro dell'uomo e della società. A questo aggiungiamo un rimpallo di flashback e flashforward caotico e macchinoso che anestetizza anche le svolte di sceneggiatura più interessanti e il pasticcio è fatto.
Mercoledì 8 Maggio 2019, 05:01
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