Dolan, il ragazzo prodigio stavolta è finito fuori strada
di Boris Sollazzo

Dolan, il ragazzo prodigio stavolta è finito fuori strada

Ventimarzomillenovecentoottantanove. Trent'anni e l'ottavo film già in rampa di lancio: prima di giudicare Xavier Dolan sappiate che in un'età in cui il 90% dei suoi colleghi non ha ancora esordito, lui ha nella sua cinematografia tanti titoli quanti molti ne hanno girati in una carriera intera. Il cineasta canadese ha talento, visione, capacità comunicativa e furbizia da vendere, capace di uno storytelling ammiccante tanto sul set quanto fuori, degno di chi ha iniziato a meno di 20 anni e ha ancora quella sfrontatezza.
Certo, quando ha iniziato eravamo convinti di avere un nuovo Bertolucci tra le mani, mentre ora ci chiediamo se non fosse un bluff e se fossimo più dalle parti di Cassavetes (figlio, però), ma conta poco. La sua fortuna è che ha tanto tempo, ancora, per sbagliare e la notizia è che forse gli farà bene. Già perché sfruttando la sua epica sentimentale improntata sul melodramma e l'autobiografia, sull'omosessualità e la coralità narrativa, su un'agilità di racconto che unisce a un'(est)etica barocca, non ha mai rischiato troppo, ce lo ha solo fatto credere. Questa volta no. Questa volta, alle prese con Hollywood, ha scapocciato, come dicono a Roma. È andato in crisi, ha tagliato un personaggio intero (interpretato da Jessica Chastain, sua amica, sodale e musa), ha prima accettato l'invito di Cannes, nel 2018, e poi ha deciso di rimontare ancora e rimandare l'uscita di qualche mese. Ne è uscito un pastrocchio, discontinuo e imperfetto, in cui i difetti che prima sembravano vezzi ora sono voragini di insicurezza registica e narrativa. La storia c'è: un divo sfortunato e un bambino molto intelligente che si scrivono, sul filo di un rapporto epistolare tanto fertile quanto pericoloso, improntato sull'idolatria del piccolo Dolan, mai ricambiata, per Leonardo DiCaprio. Ma la declina, questo cineasta solitamente troppo sicuro di sé, con mano e sguardo balbettante, lasciando ottimi attori in balìa di una sceneggiatura più sgangherata e meno abile del solito. Fa il suo film peggiore, Dolan, ma qui impara a soffrire, a conoscere l'errore e il fallimento. E se saprà riprendersi, probabilmente, smetterà di essere un ragazzo prodigio e potrà diventare un grande autore.
Mercoledì 3 Luglio 2019, 05:01
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