Scuola, «a settembre in classe». Stretta sui docenti no vax

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di Lorena Loiacono

«Tutto quello che è necessario, per la scuola in presenza a settembre, verrà fatto, è stato fatto e sarà fatto»: parola di Mario Draghi. Non ha dubbi il Premier, è questo l’impegno prioritario del Governo: «aspettiamo di discutere una serie di norme, ha aggiunto, sulla scuola e sui trasporti pubblici e ne riparleremo con i ministri Bianchi e Giovannini». E così, per settembre, si spinge sull’acceleratore: se il distanziamento in classe non è possibile, e non lo è, sarà sufficiente indossare la mascherina chirurgica durante la lezione mentre l’attenzione sui vaccini tra i docenti è altissima, con tanto di scadenza a fine agosto. E così la presenza in classe sarà garantita. Ieri il ministero dell’istruzione ha inviato alle scuole la nota operativa con le indicazioni del Comitato tecnico scientifico per l’avvio del prossimo anno scolastico, il 2021/2022. 

 

Scuola, priorità didattica in presenza

La priorità è la didattica in presenza per cui il distanziamento in classe resta, dove possibile, altrimenti si indosserà la mascherina. Il nodo principale, per garantire la presenza tra i banchi, fino a ieri era proprio il distanziamento del metro di sicurezza. Un vincolo imprescindibile per il quale sono stati acquistati banchi monoposto, sono state affittate aule aggiuntive, sono stati assunti a tempo determinato decine di migliaia di docenti per sdoppiare le classi. Lo stesso problema per il quale la scuola superiore, lo scorso anno, è stata costretta a mesi di didattica a distanza, tra turni in presenza e scaglionamenti perché il distanziamento, nelle tradizionali aule pollaio della scuola italiana, non era realizzabile. E non lo sarebbe neanche a settembre, per questo si cerca di correre ai ripari: «L’impossibilità di mantenere i necessari distanziamenti nelle aule – si legge nella nota tra le indicazioni del Cts - non determinerà però l’automatica interruzione della didattica in presenza quanto, piuttosto, esigerà l’adozione delle altre misure, ormai ben note, di prevenzione del contagio. Ivi incluso l’obbligo di indossare mascherine chirurgiche nei locali chiusi». 

Per le scuole si tratta di una boccata di ossigeno, almeno per ora. Molti presidi, ieri mattina, hanno tirato un sospiro di sollievo pensando di non dover più fare i conti con percentuali di alunni in presenza e a distanza, variabili da un giorno all’altro. «Per le scuole è importante sapere di poter restare in presenza senza dover seguire un parametro numerico – spiega Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi del Lazio - indubbiamente ci facilita il lavoro ma ho qualche dubbio, legato soprattutto alla velocità nei contagi che sta dimostrando la variante delta soprattutto tra i giovani, dell’età dei nostri alunni di scuola superiore. Non possiamo rischiare nuove ondate pericolose: credo ci sia il rischio che a fine agosto, a ridosso della riapertura, possano cambiare le norme per garantire ancora una volta la distanza di sicurezza».

Per ora il Cts conta molto sui vaccini, soprattutto tra il personale scolastico: una carta che, da sola, potrebbe mettere in sicurezza la scuola. Ma il tema è ancora molto dibattuto perché manca sempre all’appello circa il 15% di personale scolastico da vaccinare oltre al fatto che il Cts chiama a raccolta anche i ragazzi con più di 12 anni: «Il Comitato – sottolinea - ritiene che debbano essere fatti tutti gli sforzi per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale ottimale, non escludendo l’obbligatorietà in casi di emergenza, soprattutto per gruppi professionali maggiormente esposti all’infezione e alla trasmissione della stessa». 

Per il momento i docenti no vax non sembrano voler aderire, visto che la quota dei vaccinati nella scuola è sostanzialmente ferma a due settimane fa. Ma il tempo corre velocemente, mancano meno di 6 settimane al 1 settembre quando inizierà il nuovo anno scolastico. Pochisismi giorni, quindi, per avviare e completare la vaccinazione tra i docenti e i bidelli che non hanno ancora aderito. E così si pensa all’obbligo: ieri il commissario Figliuolo ha chiesto alle Regioni e alle Province autonome di poter ricevere, entro il 20 agosto, il numero complessivo del personale scolastico non ancora vaccinato per poter poi valutare misure adeguate. Qualora il numero fosse ancora elevato si potrebbe pensare, appunto, all’obbligo. Per ora la decisione resta sospesa, saranno le valutazioni a ridosso del 1 settembre a dettare la linea governativa. 
 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Luglio 2021, 16:56
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