Franca Valeri, cento anni e un legame storico con Rieti
di Sabrina Vecchi

Franca Valeri, cento anni e un legame storico con Rieti

RIETI - Un tantino “signorina snob” lo è stata davvero, al momento dell’incontro a Rieti. Franca Valeri si è fatta attendere per un bel po’ di tempo, davanti al teatro Flavio Vespasiano, dopo l’ora fissata per l’intervista. Lei giustamente se l’era presa comoda - a novantacinque anni, nel 2015, vai a darle torto - e aveva approfittato per tornare a visitare il centro storico di Rieti, una città che ha tanto amato e a cui è ancora legatissima. Sono trascorsi cinque anni da allora, dal maggio del 2015, e l’inossidabile protagonista del teatro e della televisione taglia proprio oggi il traguardo del secolo di vita. Con una gioia di vivere che fa invidia a tante giovincelle.

Il ritorno
Ci tornò nel 2015 a Rieti, per uno spettacolo in memoria del direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, compagno di vita e di lavoro, insieme al quale diede vita nel 1979 al Premio per cantanti lirici intitolato al baritono Mattia Battistini. Un concorso a cui Franca Valeri è sempre stata legatissima e un periodo d’oro che tutta la città ricorda con grande simpatia. Come rimangono memorabili le litigate tra la coppia, più che altro per motivi passionali: «Sono stata gelosa di Maurizio perché c’era di mezzo la musica, che per me rappresentava una passione immensa - dichiara lei - anzi, il nostro rapporto era fondato sulla musica». Furono anni in cui la musica la fece davvero da padrona, a Rieti. La coppia costruì un centro d’avviamento al teatro capace di laureare gran parte di coloro che oggi calcano i palcoscenici italiani e internazionali, con risultati d’eccellenza. I vincitori del Premio erano preparati per interpretare l’opera lirica nella parte musicale da Rinaldi, in quella scenica dalla Valeri: una scuola senza precedenti e purtroppo senza seguito, che si interruppe nel 1995, con la morte del maestro. Valeri si prese tutto il tempo necessario per un drink, per vezzeggiare l’amatissimo cagnolino e per sistemare il proprio aspetto, perché all’eleganza la Valeri ci ha sempre tenuto molto, come «piacere da concedersi». «Cosa vuoi allora da me?», disse d’un tratto. Si divertiva, gigioneggiava, trovava l’occasione per spezzare la noia. Poi, fu un fiume in piena.

La testimonianza
Raccontò di Maurizio, di Rieti e dell’idea del concorso per cantanti lirici, e di tanti, tantissimi episodi della sua intensa vita. Sordi, Totò, Mina, la Loren: la voce era flebile e incerta, ma i concetti chiari, i ricordi nitidissimi. E soprattutto, c’era tanta, tantissima adrenalina da palcoscenico in circolo. Di lì a poco avrebbe dovuto recitare sul palco del Flavio in ricordo del suo amato Maurizio, proprio su quello stesso palcoscenico che per anni li aveva visti complici, uniti, legati come non mai. Era quella, l’unica cosa che le interessava: entrare nel suo habitat, dietro le quinte, nei camerini, sotto le luci. Scalpitava per indossare l’abito di scena, per respirare l’aria del teatro, «vivo per quello ma non mi sono mai montata la testa, anche dopo i complimenti dei più grandi». Pragmatica e lucidissima, ci teneva a trasmettere l’amore per l’arte e la lezione dell’umiltà, oltre al perfezionismo innato che l’ha portata a dedicarsi alla sua carriera e al suo pubblico ogni volta come fosse la prima. Anche a novantacinque anni, cinque anni fa, Franca Valeri aveva fame di debutto.

In scena
Una volta dietro il sipario, i tremolii della sua voce scomparvero di colpo e recitò la sua parte senza alcuna esitazione, con un sorriso sgargiante che non sapeva di noia e abitudine, ma di aria fresca. Poi il saluto affettuoso agli spettatori, la ricerca del braccio dell’amico Pino Strabioli: «Andiamo, che ho tante cose da fare, da progettare». Auguri Franca, altri cento di questi anni.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 31 Luglio 2020, 11:10
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