Conte deluso, fino all’ultimo certo di ricevere l’incarico. E in Cdm l’incubo elezioni

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di Alberto Gentili

Ancora un’ora prima che Sergio Mattarella conferisse a Roberto Fico il compito di verificare l’esistenza in vita della maggioranza rosso-gialla, Giuseppe Conte confidava che l’incarico esplorativo venisse affidato a lui. E quando, in diretta tv e dopo un ultimo pressing sul Quirinale condotto assieme al Pd, ha scoperto che la sua speranza era stata vana, l’ormai ex premier non ha trattenuto un moto di disappunto.

La ragione la spiega un alto dirigente dem in stretto contatto con Conte: «A questo punto Giuseppe è disarmato, l’esplorazione di Fico darà più margine e spazio a diversivi e ad altre soluzioni ben lontane dal Conte-ter». In più, ad allarmare ulteriormente l’ex premier c’è l’altolà di Alessandro Di Battista (con tanto di minaccia di scissione) alla ricucitura con Matteo Renzi. Insomma, la maggioranza rosso-gialla rischia di evaporare del tutto. E si fa più vicino il governo istituzionale: la prima scelta del leader di Italia Viva che perfino Matteo Salvini, sul Colle, non ha escluso. E questo Conte lo sa.

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L'auspicio

Superato il moto di scoramento, l’avvocato ha incrociato le dita. «Forse il lavoro di decantazione e di ascolto di Fico potrà servire ad abbassare la tensione», è l’auspicio di chi in serata ha parlato con l’ex presidente del Consiglio.
Si vedrà. Di certo Conte, descritto «combattivo», è consapevole di essere nella mani di Renzi. Una sorta di ostaggio in balìa del carnefice. Con un problema ulteriore: la certezza che il leader di Italia Viva voglia il suo scalpo e dunque non si accontenterà di torturarlo. A meno che, ed è questa la speranza a cui l’ex premier si aggrappa, al momento dello strappo definitivo qualche senatore di Italia Viva decida di rompere gli indugi e di sostenere la maggioranza rosso-gialla. «Ma sarà dura, c’è sempre l’ultima spiaggia del governo tecnico o istituzionale», è stato fatto notare a Conte da un ministro dem a margine del Consiglio dei ministri.

Proprio per provare a convincere gli indecisi e a rinunciare all’opzione di un esecutivo con Forza Italia, i ministri del Pd e dei 5Stelle fanno filtrare che a palazzo Chigi si è parlato a lungo di elezioni anticipate: «Abbiamo discusso sia delle questioni organizzative, sia di un eventuale esito. Siamo convinti che, con Conte candidato premier, possiamo giocarcela contro Salvini e Meloni», racconta un ministro. E un altro aggiunge: «Il vento elettorale soffia forte nonostante la pandemia e una legge elettorale che ci penalizzerebbe, ma se andiamo uniti nei collegi maggioritari la sconfitta non è certa...».

Certo è invece, si diceva, che Conte è convinto che Renzi voglia farlo fuori. «E ora si crede a un passo dal successo...». Eppure l’avvocato - disarmato dopo il fallimento clamoroso dell’«operazione volenterosi» - è costretto a restare aggrappato al leader di Italia Viva, tant’è che ha chiesto di sospendere gli attacchi di alcuni grillini contro di lui. Soprattutto, deve confidare sulla «lealtà» del Pd e dei 5Stelle, sperando che nei prossimi giorni i due partiti restino immobili sulla posizione annunciata urbi et orbi: «C’è solo Conte e soltanto Conte». Senza essere tentati dalle subordinate.

Ad aumentare l’inquietudine dell’avvocato c’è però la ribellione di Di Battista («io mai con Renzi, piuttosto addio»), che ha dalla sua diversi parlamentari. E c’è la consapevolezza che il Pd, e una parte dei 5Stelle, potrebbero ritenere troppo esoso il prezzo da pagare a Renzi per il Conte-ter. Le condizioni che porrà il leader di Italia Viva si annunciano estremamente onerose. Non a caso, visto che la prima scelta del senatore di Rignano è il governo istituzionale.
 

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Ultimo aggiornamento: Sabato 30 Gennaio 2021, 12:38
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