Omicidio Ciatti, il papà: «Gli ho detto in faccia che è un assassino». Gli amici: «Calci in testa come fosse un pallone»

Tensione all'arrivo in aula degli imputati. Il papà di Niccolò: "Sono venuti in versione bravi ragazzi, con le mamme, ma sono attori impressionanti". La mamma: "Dio vi punirà per quello che avete fatto"

Omicidio Ciatti, il papà: «Gli ho detto in faccia che è un assassino». Gli amici: «Calci in testa come fosse un pallone»

Omicidio di Niccolò Ciatti, partito in Spagna il processo per Rassoul Bissoultanov. Il lottatore russo, che oggi ha 28 anni, è il principale imputato per l'uccisione del giovane di Scandicci, insieme al connazionale Movsar Magomedov, di 26. In aula, a Girona, c'erano anche Luigi e Cinzia, i genitori di Niccolò, oltre agli amici che erano a Lloret de Mar con lui in quell'estate del 2017, ascoltati come testimoni.

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Niccolò Ciatti, papà Luigi: «Gli ho detto in faccia che è un assassino»

«I due ceceni si sono presentati in aula in versione bravi ragazzi, accompagnati dalle mamme, ma sono attori impressionanti. Gli ho detto in faccia che è un assassino, e glielo ridirei sempre, spero in una condanna alla massima pena», ha spiegato Luigi Ciatti, papà di Niccolò, all'apertura del processo contro Rassoul Bissoultanov, dopo aver visto per la prima volta l'assassino di suo figlio.

Niccolò Ciatti, tensione all'arrivo degli imputati

Secondo diversi media, la polizia è intervenuta per evitare un contatto fisico tra gli accusati e la famiglia di Niccolò. Alla vista degli imputati, mamma Cinzia ha urlato in lacrime, davanti alla polizia catalana intervenuta per riportare la calma: «Dio vi punirà per quello che avete fatto!». Il padre del 22enne fiorentino morto nel 2017 nel corso di un pestaggio nella discoteca Sant Trop, dice di attendersi che il tribunale spagnolo condanni i due «alla massima pena» possibile. «Non deve passare l'idea che mio figlio fosse un attaccabrighe - ha aggiunto- Parliamo di un ragazzino che era in vacanza e voleva solo divertirsi».

Niccolò Ciatti, chiesti 24 anni per Bissoultanov

Davanti al Tribunale provinciale di Girona, presieduto dal giudice Susana Perez Puerto, si sono presentati come imputati i due ceceni accusati dell'omicidio, Rassoul Bissoultanov e Movsar Magomadov. Prima di entrare in aula, i due imputati hanno incrociato i familiari di Ciatti. Ci sono stati momenti di tensione quando il padre di Niccolò, Luigi Ciatti, e la madre, Cinzia Azzolina, hanno gridato «assassini» ai due ceceni, e sono intervenuti gli agenti per riportare la calma. La procura ha chiesto 24 anni di carcere e altri 9 anni di libertà vigilata per Bissoultanov, accusato di omicidio volontario, perchè quando sferrò il calcio in testa a Ciatti non poteva non sapere che poteva essere un atto fatale. Per la difesa di Bissoultanov si trattò di un omicidio preterintenzionale e ha chiesto per il 28enne una pena non superiore ai 5 anni: il calcio in testa sarebbe stato sferrato senza la volontà di uccidere. La pubblica accusa ha ritenuto, invece, che non ci siano responsabilità da parte dell'altro ceceno. Una tesi che contrasta in parte con quella del legale della famiglia Ciatti secondo il quale entrambi gli imputati sono responsabili di omicidio volontario. 

Niccolò Ciatti, l'amico: «Preso a calci in testa quando era a terra»

A Girona, in qualità di testimoni, ci sono anche i sei amici di Niccolò, che erano con lui in vacanza hanno dovuto rivivere quella terribile notte dell'estate 2017. «Quel ragazzo ha sferrato un calcio alla testa di Niccolò quando era ormai inerme a terra, come se fosse un pallone di calcio. Niccolò era un bravo ragazzo, non assumeva droghe e non beveva se non quando andavamo in discoteca. Durante la settimana si alzava presto per andare a lavorare al mercato della frutta e perché aveva una fidanzata» - spiega Alessandro - «Eravamo andati al Sant Trop perché c'era una festa organizzata da italiani, era la nostra ultima sera e bevemmo un bicchiere di vodka e aranciata e due chupitos. Tutto è iniziato all'improvviso: Niccolò era stato spinto, di istinto ha messo le mani avanti e ha ricevuto un pugno in faccia. Non sono riuscito ad avvicinarmi perché sono stato tirato indietro, poi l'ho visto a terra, non ha avuto il tempo di alzarsi e difendersi. Quei calci erano da professionisti, chi sapeva darli per uccidere. Poi Bissoultanov è venuto verso di me, con lo sguardo pieno di rabbia. Sono riuscito a schivare un pugno ma ero impaurito, quei ragazzi erano molto più grossi di noi. Niccolò era a terra, perdeva sangue da un orecchio, ma dentro la discoteca non c'erano buttafuori. Ci dissero solo di portare fuori Niccolò, lo abbiamo preso in braccio e l'ambulanza era arrivata 20 minuti dopo».
 

Niccolò Ciatti, l'amico: «Erano furie scatenate»

«Erano furie scatenate, sembravano impazziti», racconta invece un altro amico di Niccolò e testimone nel processo, Filippo. «Sembrava che si fossero divisi i ruoli tra loro, Magomedov tirava pugni a casa per tenere la gente lontana, mentre l'altro si lanciava su Niccolò che era a terra, privo di sensi. Un colpo violentissimo, che si è sentito nitidamente nonostante la musica fosse a volume molto alto» - spiega l'amico di Niccolò Ciatti - «Ho provato a intervenire ma è stato inutile. Avevano una rabbia incontrollabile, sapevano dove colpire per fare più male possibile e soprattutto agivano sincronizzati, si muovevano in modo schematico». Oggi saranno sentiti anche i genitori del 22enne di Scandicci.

Niccolò Ciatti, i due imputati e l'estradizione negata dalla Francia

Secondo quanto emerso dalle indagini, Rassoul Bissolultanov, esperto di arti marziali, in particolare del tipo di lotta chiamata Mma, la notte tra l'11 e il 12 agosto 2017, sulla pista da ballo della discoteca 'St Trop' di Lloret de Mar insieme a due connazionali all'improvviso prese di mira il fiorentino Niccolò Ciatti che stava trascorrendo con i suoi amici l'ultima serata della vacanza in Costa Brava. Così iniziò il pestaggio mortale. Bissoultanov sferrò un violento calcio alla testa del ragazzo di Scandicci, che non si rialzò più, morendo in ospedale alcune ore dopo. Sempre dalle indagini sarebbe emerso il ruolo di Movsar Magomadov, che avrebbe preso parte attiva al pestaggio e per questo è stato anch'egli accusato di omicidio. Dopo la morte di Ciatti, la polizia fermò i tre ceceni: due vennero rilasciati subito, mentre il solo Bisssoultanov rimase in carcere da dove uscì alla scadenza dei termini di carcerazione preventiva. Il giovane ceceno in seguito è stato arrestato in Germania, su mandato di cattura internazionale, ed estradato in Italia. Ma nel dicembre scorso la Corte d'assise di Roma lo ha scarcerato e Bissoultanov successivamente si è costituito in Spagna. Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'assise sulla scarcerazione. Anche nei confronti di Magomadov la procura di Roma aveva chiesto e ottenuto una misura cautelare in carcere, che era stata eseguita a Strasburgo, dove i giovani ceceni, figli di rifugiati, risiedono. Ma la Francia ha negato l'estradizione di Magomadov che è stato successivamente rimesso in libertà. 


Ultimo aggiornamento: Martedì 31 Maggio 2022, 12:40
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