Cibo acquistato online, attenzione alle truffe: ecco come smascherarle
di Alessandra Iannello

Cibo acquistato online, attenzione alle truffe: ecco come smascherarle

Pensava di aver acquistato online una scatoletta di caviale, ma il sapore non la convinceva e così, una signora torinese l’ha portata all’Istituto Zooprofilattico per far analizzare il contenuto. «All'analisi – ricorda Maria Caramelli, direttrice dell’Istituto durante il suo intervento al Festival del Giornalismo Alimentare di Torino - è emerso un batterio, lo xanthomonas campestris, che si riscontra soltanto quando si utilizza la gomma di xantano». Per capire se si trattasse di un caso isolato, i tecnici dello Zooprofilattico hanno campionato altre tre marche vendute online e i risultati hanno rilevato in due casi la gomma di xantano, mentre in un caso il finto caviale era di pesce, luccio, ma in cattivissimo stato di conservazione.
 
 


Il web è un mercato che con i suoi 1,1 miliardi di euro (un italiano su cinque acquista cibo online) del 2018, +45% rispetto l’anno precedente, fa gola a molti anche ai truffatori e ai contraffattori. Secondo un’analisi Coldiretti su dati del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza, tra i prodotti maggiormente coinvolti in violazioni commerciali effettuate via web ci sono vino, olio e formaggio. Tra le falsificazioni spiccano il pangasio del Mekong venduto come cernia, il polpo del Vietnam dichiarato come nostrano o i gamberetti del Mozambico e della Cina. Ma ci sono anche l’halibut atlantico spacciato per sogliola, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il filetto di Brosme come baccalà, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa, le vongole che arrivano dalla Turchia, mentre i gamberetti sono spesso targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici, pratica in Europa vietatissima in quanto pericolosa per la salute. Per non parlare dei cosiddetti kit per produrre formaggi e vini italiani: i cheese-kit e i wine-kit. In merito ai cheese-kit, sono state scoperte confezioni contenenti tutto il necessario per ottenere una mozzarella in 30 minuti o altri formaggi italiani in 2 mesi. Il wine-kit invece è lo strumento utilizzato per la preparazione di vino casalingo. Consiste in un preparato in polvere solubile che, secondo a quanto dichiarato dal kit, permetterebbe di riprodurre i più noti vini italiani, quali il Brunello o il Barolo. 

Purtroppo queste truffe stanno modificando il percepito del consumatore verso gli acquisti di e-grocery (il commercio elettronico nel largo consumo). Secondo la ricerca “E-commerce e alimenti: operazione trasparenza” realizzata dal Movimento difesa del cittadino il 31% degli acquirenti dichiara di aver subito una frode e di non voler più effettuare acquisti tramite web perché non gli viene consegnato quanto ordinato (45% dei casi), gli arriva un prodotto difforme da quello che ha ordinato (23% dei casi), con data scaduta (12%) o in quantità minore di quella che si aspettava (10%).

Per tutelarsi il consumatore ha un’unica arma: l’etichetta. Infatti i prodotti sul web devono sottostare, come quelli a scaffale, alle norme europee sull’etichettatura. Quindi, il primo requisito per un acquisto sicuro è la possibilità di visualizzare l’etichetta che deve riportare tutti i parametri obbligatori per legge (provenienza delle materie prime, presenza di allergeni, dichiarazione nutrizionale, modalità di conservazione, data di scadenza e così via). Oltre all’etichetta è bene controllare se sono mostrati la Partita Iva e le informazioni di contatto quali il numero di telefono fisso e l’indirizzo fisico. Altri indicatori di affidabilità e di sicurezza sono la possibilità di pagare la spesa online con più metodi di pagamento e le recensioni dei precedenti clienti.
Una volta che il prodotto è giunto a casa, prima di consumarlo, è bene verificare che sia correttamente etichettato e debitamente confezionato.
«Con l’acquisto online - spiega Antonio Lauriola, di Alimenti & Salute, il portale di sicurezza alimentare e nutrizione dell’Emilia Romagna – viene a mancare il rapporto diretto fra acquirente e venditore. Per legge, però, il sito Internet deve essere sviluppato in modo che il prodotto sia “toccabile”, ispezionabile e controllabile esattamente come quello in vendita su uno scaffale. Se questo non avviene il responsabile non è il produttore degli alimenti, ma il titolare del sito».
Lunedì 4 Marzo 2019, 13:23
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