Ripresa, nel 2017 il Pil crescerà più del previsto. Ma la disoccupazione resta alta

L'economia italiana crescerà più del previsto quest'anno. E' il Centro studi di Confindustria a rivedere la previsione sul Pil 2017, con un forte balzo in avanti. Oggi infatti gli industriali prevedono una crescita del +1,3%, contro il precedente +0,8% e anche per il prossimo anno la stima sale al +1,1% (dal +1,0%). Dunque l'Italia sta riconquistando terreno rispetto agli altri paesi europei e la crescita economica, pur essendo arrivata più tardi, sta cominciando ad accelerare.

Un'accelerazione dovuta principalmente a export e investimenti. La tendenza positiva è confermata anche dall'agenzia di rating Standard&Poor's che ritocca verso l'alto la stima del Prodotto interno lordo italiano per il 2017 dallo 0,9% all'1,2%, ma lascia invariata quella del 2018. Proprio gli analisti statunitensi sottolineano che il divario fra l'Italia è gli altri paesi è ancora troppo ampio. E' anche per questo che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, esorta a non adagiarsi sugli allori: «Abbiamo avuto un incremento di Pil più elevato rispetto alle attese, ma possiamo e dobbiamo fare molto di più, tenendo conto delle nostre potenzialità e non appiattendoci sul presente». Perché poi non tutti i dati sono positivi. Viale dell'Astronomia, per esempio, si aspetta una frenata della crescita dell'occupazione e sottolinea la necessità di «non dimenticare» i 7,7 milioni di persone a cui manca il lavoro. Sempre secondo il Centro studi degli industriali, nel 2017 e nel 2018 l'occupazione rallenterà allo 0,9 e allo 0,8%, dal +1,4% del 2016 anche se alla fine del biennio gli occupati torneranno sopra il livello pre crisi. E comunque Confindustria avverte che «il rapporto sugli scenari economici non include la manovra» in arrivo in autunno. «Anche se fosse contenuta in 8 miliardi grazie all'ulteriore flessibilità europea, essa abbasserebbe l'incremento del Pil sotto l'1%». 

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parla di «cifre incoraggianti» che però vanno «trasferite nelle case, nelle famiglie, tra i giovani, tra i pensionati, nel lavoro, per ricucire le fratture che si sono create nel tessuto sociale». Così anche la leader della Cisl, Annamaria Furlan avverte che «per anni la crisi e la recessione hanno prodotto impatti negativi sul lavoro e sulla sua distribuzione. E' necessario rimettere al centro la questione del lavoro come elemento prioritario attorno al quale ricostruire crescita, fiducia, futuro».

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