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Il carabiniere ucciso e quei campi di cannabis:
"Altissima qualità". E la mafia sta a guardare

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Il carabiniere ucciso e quei campi di cannabis:
"Altissima qualità". E la mafia sta a guardare

Giovedì 2 Giugno 2016, 12:19

Da decenni ormai la Sicilia è diventata regione di produzione di piccole quantità di marijuana che vengono utilizzate dal mercato illegale locale. Il microclima ideale ha fatto di alcune zone del trapanese, del palermitano, del siracusano e dell'agrigentino centri di coltivazione della Cannabis indica, che gli intenditori dicono essere di ottima qualità e le analisi confermano abbia un elevato principio attivo.  L'uccisione del maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi, 53 anni, ferito con colpi di pistola l'altro ieri notte nelle campagne marsalesi, durante un servizio antidroga e contro furti di ortofrutta e morto dopo due operazioni negli ospedali di Marsala e Palermo, potrebbe inquadrarsi nell'attività investigativa sulla rete locale di coltivatori, guardiani, venditori di marijuana che, finora, a parte qualche raro caso non sembra avere collegamenti con l'organizzazione mafiosa.  La mafia quindi starebbe a guardare i piccoli agricoltori che producono nei loro campi e nelle loro serre la Cannabis. La marijuana viene prodotta ormai anche in casa con lampade riscaldanti, impianti di irrigazione casarecci, fertilizzanti appropriati: tutto si trova sul web, anche i semi. Sono decine, in un anno, le operazioni delle forze dell'ordine che scoprono 20-30 piante coltivate in case, cantine, magazzini in Sicilia.  A Marsala l'ultimo coltivatore diretto di marijuana scoperto è Antonio Zerilli, che aveva impiantato una piccola piantagione nel giardino di casa e vendeva direttamente la droga. L'ultima operazione antidroga un pò più consistente, invece, era stata portata a termine dai carabinieri che avevano scoperto una piantagione tra gli ulivi in un appezzamento di terreno in contrada Amabilina, alla periferia est della città, arrestando, Antonino Nibbio, 41 anni. I carabinieri trovarono 147 piante di marijuana in fase di essiccazione, alte dai 3 ai 4 metri e mezzo e 105 ancora in crescita. Nibbio ha patteggiato la pena è stato condannato a un anno e mezzo di carcere ed è stato rimesso in libertà.  LASCIA MOGLIE E DUE FIGLI Silvio Mirarchi, il 53enne maresciallo capo dei carabinieri originario di Catanzaro ucciso a Marsala con due colpi di pistola, lascia la moglie, Antonella, 50 anni, marsalese, maestra elementare, e due figli: Debora, 23 anni, neuropsicologa, che vive a Chieti, e Valerio, 18 anni, che a Marsala frequenta il quarto anno del Liceo classico «Giovanni XXIII». Sul profilo Facebook di Valerio Mirarchi, un suo amico, Enrico Figlioli, ha pubblicato questo post: «Vigliacchi e bastardi! Colpire un uomo che fa il proprio dovere per proteggere le persone oneste che non fanno uso di queste schifezze di cui vi fate. Bastardi e basta. Alla famiglia del mio compagno di scuole medie e amico va tutto il rispetto che meritano! Condoglianze amico mio». Anche il maresciallo ha un profilo Fb: la foto del profilo è una statua dello stemma dell'Arma in tufo.  ARRESTATO IL PROPRIETARIO I carabinieri del Comando provinciale di Trapani confermano la notizia dell'arresto del proprietario delle serre in cui era stata impiantata la piantagione di marijuana (6 mila piante) che sarebbe stata scoperta, durante un servizio di appostamento, dal maresciallo Silvio Mirarchi, deceduto ieri pomeriggio all'Ospedale civico di Palermo dopo le gravi lesioni provocate da due colpi di pistola che lo hanno raggiunto a un rene e all'aorta.  Il nome dell'arrestato dovrebbe essere diffuso in giornata con un comunicato ufficiale. Massimo riserbo, intanto, sulle indagini in corso per scoprire chi ha sparato contro il sottufficiale. Il corpo di Mirarchi è all'istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo, dove oggi dovrebbe essere effettuata l'autopsia. I funerali potrebbero svolgersi sabato nella Chiesa Madre di Marsala alla presenza dei vertici dell'Arma dei carabinieri.  L'uomo è stato arrestato con l'accusa di coltivazione e detenzione di droga. Naturalmente l'attenzione degli investigatori è puntata sull'omicidio del maresciallo e quindi i carabinieri stanno valutando attentamente le dichiarazioni dell'uomo cui è stato chiesto dove fosse all'ora della sparatoria nella campagna marsalese e se altre persone si occupavano della coltivazione della marijuana. Sull'inchiesta vi è il massimo riserbo. 

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