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Gabriele, i mille volti del ragazzo
che ha ingananto e ucciso la prof.

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Domenica 21 Febbraio 2016, 15:13

I mille volti di Gabriele. «Era molto bravo a truccare e sembrava più maturo rispetto agli anni che dimostrava. A lui piaceva creare e sbizzarrirsi con i capelli. Era un tipo tranquillo. Che fosse violento proprio non ci credevo...»: così un suo ex datore di lavoro, il parrucchiere di Castellamonte Salvatore Maniaci, descrive Gabriele Defilippi, l'ex allievo di Gloria Rosboch in carcere a Torino con l'accusa di omicidio premeditato e occultamento di cadavere.  Defilippi lavorò per un breve periodo presso quel negozio di parrucchiere, nel periodo in cui viveva a Castellamonte, con la madre, Caterina Abbatista, a sua volte arrestata con l'accusa di concorso in omicidio. Il giovane era conosciuto a Castellamonte come «un tipo un pò eccentrico, che amava vestirsi in modo da farsi notare» raccontano in paese. Defilippi viveva a Castellamonte con la madre in una casa vicino al Comune.
 
  Alcuni suoi ex compagni ricordano che a lui capitava a volte di presentarsi a scuola vestito come uno dei componenti della band tedesca «Tokyo Hotel»: occhi truccati, unghie finte e laccate, capelli lunghi e tinti. A Gassino Torinese, invece, dove ha abitato nell'ultimo periodo, De Filippi non era molto conosciuto. I vicini di casa non lo vedevano spesso in giro. Ma ricordano che nella sua villetta c'era un continuo via vai di gente, per party e feste che duravano fino a tarda notte. Si finse anche una donna, con capelli lunghi biondi, camminando nel centro di Torino. "Ora sono Gabriella", diceva in un video dove il suo esibizionismo appariva evidente.   PROFILI SOCIAL Una foto diversa, con un look diverso, per ogni profilo social. Da Facebook a Linkedin, da SoundCloud a Speaker. Oltre al volto cambiava anche il nome. Gabriel Alexander Accardi, Gabriele Accardi, Gabriel Anderson, Gabriele Anderson Kennedy, Gabo Anderson, Gabrielto Gabriel e tanti altri gli pseudonimi scleti da questo eclettico ragazzo. Morto e macho, biondo e ammiccante, serio o spiritoso. Gabriele Defilippi e le sue molteplici identità.  OMICIDIO PREMEDITATO Un omicidio premeditato nei dettagli allo scopo di 'zittire' le pretese di restituzione del denaro, 187mila euro, che le era stato sottratto con una truffa e che era già in gran parte sparito. Questa la ricostruzione dell'omicidio di Gloria Rosboch, la 49enne professoressa di francese di Castellamonte (Torino) il cui cadavere è stato trovato ieri pomeriggio in una cisterna d'acqua tra Rivara e Pertusio. La donna, ha accertato l'autopsia, è stata strangolata con un laccio di tessuto, tipo un foulard, e poi gettata in quella che, secondo le idee degli esecutori, avrebbe dovuto essere il suo nascondiglio eterno.  Qualcosa, però, è andato storto nei piani di Gabriele Defilippi, 22 anni, ex allievo dell'insegnante, e di Roberto Obert, 54 anni, di Forno, che ha confessato di avere una relazione sentimentale con il ragazzo. Dopo 37 giorni di indagini sono stati arrestati dai carabinieri che hanno accumulato una serie di prove schiaccianti contro di loro. Entrambi gli arrestati hanno confessato tutto. Ma hanno fornito versioni diverse, accusandosi a vicenda su chi sia stato l'esecutore materiale del delitto. Il primo a crollare, dopo cinque ore di interrogatorio, è stato Obert, che prima di ieri non era mai stato sentito dagli investigatori. Il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, che li ha interrogati la notte scorsa insieme ai colonnelli dei carabinieri Arturo Guarino e Domenico Mascoli, si è detto «colpito dalla mancanza di umanità da parte di entrambi». «Parlano dell'assassinio come di qualcosa che è accaduto e che non li riguarda. Obert, tuttavia, è sembrato liberarsi da un peso, mentre Defilippi ha avuto un atteggiamento del tutto diverso».  Per gli investigatori sulla premeditazione non c'è alcun dubbio. I tabulati telefonici provano che Defilippi e Obert un paio di giorni prima dell'omicidio fecero un sopralluogo nell'ex discarica dove è stato trovato il corpo di Gloria Rosboch. Il 13 gennaio, giorno dell'omicidio, i due dialogarono al telefono utilizzando due sim acquistate appositamente, una delle quali venne subito distrutta. Gli inquirenti hanno accertato inoltre che i due si sono costruiti falsi alibi. Il giorno prima dell'omicidio, Defilippi danneggiò volontariamente la sua Fiat 500 per poterla così portare in un'officina. Era il suo alibi: disse agli investigatori che il 13 gennaio non era uscito di casa perché aveva l'auto in riparazione. In realtà lui e Obert si mossero con le due auto di Obert, una Renault Twingo bianca e una Mini Cooper.  L'omicidio venne commesso a bordo della Twingo. Fu la madre di Defilippi, Caterina Abbatista, 49 anni, ad accompagnare il figlio dalla loro casa di Gassino alla casa dell'amico a Forno Canavese. La donna, arrestata per concorso in omicidio, continua a negare qualsiasi coinvolgimento. Ma secondo le accuse le celle telefoniche provano che ha mentito: aveva detto di avere passato la giornata all'ospedale di Ivrea, dove lavora, e che Gabrieleera rimasto a casa a Gassino col fratello 13enne. Paradossalmente, anche quest'ultimo ha fornito una prova che li ha inchiodati: il 13 gennaio, essendo solo a casa, ha chiamato più volte la mamma e il fratello maggiore, che non hanno risposto. Ma così facendo ha attivato le celle telefoniche che hanno mostrato i loro reali spostamenti. 
 
 

Gabriele, i mille volti del ragazzo che ha ingananto e ucciso la prof.

Pubblicato da Leggo - Il sito ufficiale su Domenica 21 febbraio 2016
 

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