Gianrico Carofiglio: "Scrittori, meno ego 
​e libri più leggibili". Al via il Salone a Torino
di Valeria Arnaldi

Gianrico Carofiglio: "Scrittori, meno ego
e libri più leggibili". Al via il Salone a Torino

Letteratura sotto i riflettori al Lingotto di Torino per il Salone internazionale del Libro che (da domani al 18 maggio) vedrà susseguirsi incontri con gli autori, salotti culturali ed eventi: dalla narrativa alla saggistica, dalla cucina ai libri per bambini e ragazzi, fino all’editoria digitale sulle “meraviglie d’Italia”. Anche da leggere.





Gianrico Carofiglio è al Salone internazionale del Libro di Torino con “Le regole dell’equilibrio”, un interessante ritratto del Paese…

«Se scrivo un romanzo non voglio fare sociologia e non cerco di educare nessuno. Voglio solo raccontare storie e personaggi. In una storia onestamente raccontata c’è molto del patrimonio culturale, morale e politico di chi la scrive. Questo libro racconta l’attitudine molto italiana ad autogiustificarsi e autoassolversi. E, soprattutto, l’avventura morale di un uomo normale - Guido Guerrieri - nel confronto con scelte tragiche».



Cosa significa essere uno scrittore oggi, in un Paese dove si legge sempre meno e si pubblica sempre di più?

«Non considero pubblicazioni quelle truffaldine, a pagamento, per soddisfare aspirazioni a volte nevrotiche. Si comprano meno libri, ma c’è tanta gente che non si può permettere di acquistarli e frequenta le biblioteche. Credo però ci sia un problema di piacere della lettura. Non dico che la scrittura debba essere un allegro gioco di intrattenimento, però spesso gli autori non si preoccupano dei lettori e dei loro diritti. Diciamolo, alcuni libri di autori italiani sono illeggibili».



Troppi scrittori che usano le parole come fossero ostacoli da superare?

«Il libro che sto scrivendo adesso è sull’oscurità della scrittura e su come questa nasconda non la complessità delle idee, ma la loro assenza. Il volume uscirà a settembre per Laterza. Il titolo sarà “Con parole precise”. Di questo ha bisogno la letteratura: di parole precise, necessarie».



Ritiene che, invece, molti scrittori tendono a usare sintassi complesse per soddisfare il proprio ego?

«Nella scrittura oscura ci sono una dimensione narcisistica e un sottile gioco di potere. E a me i giochi di potere non piacciono».



Anche questo è un fenomeno italiano?

«In Italia è più evidente, ma è un fenomenodiffuso anche altrove».



L’oscurità degli scrittori in parte viene alimentata anche dagli editori?

«Ci sono alcuni editori secondo i quali l’incomprensibilità di un testo è sintomo di letterarietà. Meno un libro è comprensibile, meno si deve rendere conto al lettore».



Il pubblico si è quindi abituato a questa non-comunicazione?

«Il pubblico della scrittura incomprensibile fa parte dello stesso segmento autoreferenziale. Sia chiaro: non sono un sostenitore della semplificazione a tutti i costi e dunque della banalizzazione. Ci sono cose difficili da dire che richiedono un linguaggio complesso e un necessario sforzo del lettore. Vorrei solo che non si creassero ostacoli dove non ci sono per puro esibizionismo letterario».



Iniziative come il Salone del Libro fanno bene alla letteratura?

«Non so se fanno bene alla letteratura ma probabilmente aiutano i libri, perché fanno parlare, mettono in contatto autori e lettori. Io ci vado sempre volentieri».
Mercoledì 13 Maggio 2015 - Ultimo aggiornamento: 08:57
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