Viterbo e il Covid 19, emergenza anche per i negozi in centro: «Qui il lockdown c'è già»
di Luca Telli

Covid 19, emergenza anche per i negozi in centro: «Qui il lockdown c'è già»

Parcheggi deserti e poca gente in giro. La seconda ondata mette in ginocchio il centro. Male nel weekend, pessimo il bilancio durante la settimana. «Dalle 17.30 poi sembra ci sia il coprifuoco», dice in un misto di preoccupazione e amarezza la presidente di Viterbo capitale medievale Alessandra Di Marco. Così da 15 giorni, da quando l’epidemia ha ripreso a correre toccando punte che la provincia non aveva mai visto.

«Sono giorni particolarmente complicati: c’è poco, anzi, pochissimo movimento in strada», aggiunge Giovanni Scuderi, proprietario di un negozio al Corso.  La sensazione, quella di un lockdown senza decreto governativo che la città si è autoimposta. «La paura sta giocando un ruolo decisivo - continua Scuderi – non è mai una buona cosa per gli affari, ma possiamo farci poco». Paura che passa dai numeri forniti quotidianamente della Asl e che cresce in parallelo a quello della attività costrette a chiudere per casi di positività tra il personale. Non solo bar e ristoranti anche parrucchieri e negozi di alimentari, l’ultimo caso dei quali nei giorni scorsi.

«L’aria che tira non è delle migliori – riprende Di Marco -. Vedere il centro così vuoto fa male e non solo per le attività, dà il metro della difficoltà del momento storico che stiamo vivendo». La prima ondata ha mandato in sofferenza, se non spinto alla chiusura, diverse imprese: il caso più eclatante quello del Blitz cafè, punto di riferimento della movida, fiaccato dalle limitazioni orarie e al quale l’emergenza sanitaria ha tagliato le gambe per la ripresa.

Cinque mesi dopo sono tanti gli imprenditori costretti a riprendere i registri dei corrispettivi in mano. Alcuni, come una pizzeria al taglio nel cuore del corso, hanno deciso di scendere dalla barca prima che la tempesta di una crisi generalizzata, che si accanisce sull’abbigliamento ma aggredisce indistintamente tutti i settori merceologici, si gonfi ulteriormente.

Se, in caso di chiusura, i bar resterebbero senza uno scudo, l’abbigliamento potrebbe contare invece su un paio di frecce: vetrine virtuali e ecommerce su tutti: «Fondamentali qualora la situazione dovesse precipitare e riproporsi la realtà vissuta in primavera», spiega Riccardo Streni delle boutique Naldi. Un supporto utile ma insufficiente per sostenere adeguatamente le spese correnti a cominciare dall’affitto, nodo che resta focale per la sopravvivenza del centro storico.

Troppo alto a fronti degli incassi (e di una stagione di saldi fallimentare trascinata verso il basso dalla liberalizzazione degli sconti della Regione Lazio) e sui quali pesa la mancanza di provvedimenti del Comune, a cominciare dall’ipotesi di sgravi fiscali (IMU) per quei proprietari pronti a garantire una riduzione del canone.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Ottobre 2020, 15:24
© RIPRODUZIONE RISERVATA