Disabili “oltre i limiti” scalano il Monte Kenya

L’arrivo a Lenana Point, una delle vette del Monte Kenya a 4985 metri di altezza sul livello del mare, un traguardo simbolico per ribadire che i limiti molto spesso sono solo nella testa delle persone.  Impresa straordinaria quella compiuta da un gruppo di volontari de L’Arche Kenya che hanno accompagnato un gruppo di diversamente abili in questa avventura straordinaria verso il Monte Kenya, la più alta montagna del Paese e la seconda dell’Africa dopo il Kilimangiaro.  

Simbolo di questa iniziativa Musa, un ragazzo di 27 anni con disabilità fisiche e mentali, che ha partecipato alla spedizione a bordo di una “joelette”, speciale sedia a rotelle che facilita l’accompagnamento in montagna di persone con disabilità. Musa è arrivato fin dove rocce e pendenze gli hanno permesso di arrivare, e per le guide del Kenya Wildlife Service «con questa scalata ha fatto la storia».  

Obiettivo raggiunto quindi per i partecipanti dell’iniziativa “Stretching Our Limits”, evento organizzato da L’Arche Kenya di Nyahururu insieme alla Fondazione Fontana Onlus in occasione dei dieci anni di attività a favore delle persone con disabilità. L’Arche Kenya è una comunità di case famiglia per persone con disabilità intellettiva nata in collaborazione con il centro Saint Martin, fondato vent’anni fa da un gruppo di volontari kenyani animati da don Gabriele Pipinato, sacerdote della Diocesi di Padova. Principale promotore dell’evento la Fondazione Fontana Onlus, associazione italiana che nasce per perseguire finalità di solidarietà sociale promuovendo e realizzando progetti di pace, cooperazione ed educazione a livello nazionale e internazionale, omologa italiana de L’Arche Kenya e rappresentata nella scalata da don Mariano Dal Ponte della Diocesi di Padova.

Il Monte Kenya rappresenta simbolicamente le difficoltà che devono affrontare le persone con disabilità per affermare il loro diritto a una vita dignitosa e a uno sviluppo armonico della persona nel proprio Paese. In Kenya, soprattutto nelle zone periferiche, persiste un forte stigma che rende difficile l’individuazione e l’assistenza alle persone con disabilità. Ancor più difficile è la loro integrazione. Sono infatti percepiti come un peso per la comunità e quindi impossibilitate ad accedere al contesto sociale, economico e culturale in cui vivono. La salute mentale inoltre è un problema enorme e del tutto trascurato: basti pensare che in tutto il Paese ci sono solo 92 psichiatri (1 ogni 450.000 abitanti) e 41 psicologi (1 ogni 1.000.000 abitanti), la maggior parte dei quali a Nairobi.

Musa, Ndongo, Alex e Mbaria con la scalata del Monte Kenya hanno dimostrato che gli stereotipi sulla disabilità si possono e si devono superare. Un’impresa fisica e simbolica per sostenere l’avviamento di piccole attività imprenditoriali, come un forno per il pane o una lavanderia, che permettano alle persone con disabilità di misurarsi con il mondo del lavoro e contribuire al sostentamento delle loro case famiglia. 

 

Il sostegno all’iniziativa è arrivato anche dall’Italia: un gruppo di alpinisti professionisti, tra cui Sergio Martini, alpinista trentino che ha scalato tutti gli 8000, e Giuliano Bressan, Accademico del CAI di Padova, hanno scalato le Piccole Dolomiti, a cavallo fra Veneto e Trentino, con arrivo al rifugio al Rifugio Campogrosso (Recoaro). 

«Siamo orgogliosi di aver partecipato a questo progetto e di aver contribuito a distanza alla scalata del Monte Kenya – dice Pierino Martinelli (Direttore della Fondazione Fontana Onlus) - Nell’area target del progetto, le opportunità di crescita per le persone con disabilità, soprattutto mentali, sono quasi nulle. Difficilmente hanno accesso ad attività al di fuori dell’ambiente privato. Abbiamo dato prova che i limiti sono solo mentali e che realmente si può andare oltre gli stereotipi. La prossima sfida è quella di dare loro un’opportunità sociale e lavorativa, per questo serve l’aiuto di tutti».