"Io vi perdono, ma loro non cambiano". 28 anni fa la rabbia e lacrime ai funerali di Falcone


Il 25 maggio 1992, 28 anni fa, fa le parole pronunciate da Rosaria Costa, 22 anni, vedova dell'agente Vito Schifani, 27, morto a Capaci, fanno il giro del mondo. L'Italia è sotto choc per la strage dove rimasero uccisi in autostrada il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.


Le auto a Capaci dopo l'esplosione

Rosaria prende la parola in un Duomo affollato, mentre la gente all'esterno urla contro i politici. La vedova si rivolge direttamente ai mafiosi che l'hanno lasciata sola con un figlioletto di 4 mesi: «Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano... loro non vogliono cambiare... Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore... ».


L'agente Vito Schifani