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Pescara, uomo spara a bruciapelo contro il cameriere perché ha atteso troppo. Il giovane è gravissimo

PESCARA - Stanco di attendere di essere servito, bicchiere di vino in una mano e pistola nell’altra, ha inseguito il cuoco fin dentro il locale, gli ha sferrato un pugno al volto e poi ha fatto fuoco, scaricandogli addosso cinque colpi di pistola calibro 22 sotto gli occhi terrorizzati di Martina, la responsabile del ristorante Casa Rustì. 
Pranzo di sangue a Pescara nella centralissima Piazza della Rinascita, teatro fino a qualche ora prima di un raduno Ferrari. All’ospedale Santo Spirito lotta per la vita Yelfri Guzman, 23enne di origini dominicane che vive da anni a Pescara. Vano il suo tentativo di cercare riparo dietro al bancone: tre dei cinque colpi lo hanno raggiunto alla schiena e ora si trova in gravi condizioni in Rianimazione. In ospedale è arrivato che era cosciente ma respirava a fatica. Fuori del Pronto soccorso, in angosciosa attesa, la mamma Melania, la sorella Melissa e la compagna Alice - che con Yelfry ha un figlio di due anni - a sperare in un miracolo.


LE INDAGINI


In quello stesso momento sul luogo della sparatoria è un pullulare di divise di polizia, carabinieri e finanza. La squadra mobile coordinata dal dirigente Gianluca Di Frischia ha dato il via alla caccia all’uomo: calvo e di corporatura robusta, sarebbe stato già identificato grazie ai testimoni e alle immagini dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni al ristorante. Ma dalla polizia non esce nessun nome. Nessuno poteva immaginare che fosse armato e ha sorpreso la freddezza con cui ha agito. Dopo aver fatto fuoco - erano passate da poco le 14 - si è allontanato a passo lento, come un qualsiasi cliente in una domenica di sole. Era la terza volta in tre giorni che quell’uomo andava a mangiare in quel locale. Cosa che ha fatto pensare fosse un turista. Ieri è arrivato, si è seduto a un tavolino, ha ordinato e ha mangiato. Poi è entrato all’interno per chiedere altri arrosticini e altro vino. Ha deciso di non tornare a sedersi al tavolo sotto i portici e ha aspettato al bancone, con il bicchiere già riempito davanti. Una manciata di minuti e ha iniziato a protestare per essere servito più in fretta. La discussione è degenerata in un attimo: prima ha sferrato un pugno al volto del ragazzo, poi ha scansato la giovane che era al banco e ha spianato la calibro 22: a segno due colpi, uno alla gola e uno al braccio, poi un altro, alla schiena di Guzman. Il ragazzo è caduto a terra, lui ha girato intorno al bancone e ha sparato altri due colpi. Poi si è allontanato senza fretta lungo la vicina via Piave. La polizia gli sta addosso, l’ha identificato e la sua cattura sarebbe questione di ore, se non è già avvenuta ieri sera. 


I TESTIMONI


«Quattro, cinque colpi sembravano petardi» racconta un testimone che quando ha visto la ragazza uscire urlando dal bar ha capito e ha chiamato il 118. L’ambulanza è arrivata immediatamente: Guzman aveva perso sangue e respirava con difficoltà. Sottoposto ad accertamenti è stato intubato, operato per estrarre i proiettili che hanno toccato un polmone e la spina dorsale e ricoverato in Rianimazione. In ospedale, in stato di choc anche la compagna colta da malore e che poi, ascoltata dalla squadra mobile, ha ricostruito tutta la vicenda.


LE VOCI


«Ditelo che è un bravissimo ragazzo, per me come un figlio» ripete più volte Christian Fedele, titolare del ristorante, sconcertato per l’accaduto. «Penso di chiudere - dice sull’onda dell’emozione del momento - Un pazzo, solo un pazzo può fare una cosa simile». Sono addolorati, lui e il fratello Stefano, in attesa di notizie dall’ospedale. Stravolta la madre di Yelfry, Melania, che urla e si dispera con i parenti quando si ritrova tra le mani una busta di plastica, consegnata dal personale sanitario, con gli indumenti insanguinati del figlio. 
Serrato il lavoro della polizia: il dirigente Gianluca Di Frischia lavora sia sulle testimonianze che sulla ricostruzione delle immagini. Si vuole fare in fretta, di fronte al rischio di un uomo che continua a girare armato. Hanno in mano il volto dell’uomo, sanno il suo nome e sanno che indossava una tuta nera, ma potrebbe essersi cambiato. Intanto la città è sotto choc e monta la polemica sulla sicurezza. Il sindaco Carlo Masci guarda oltre: «Preghiamo tutti per il ragazzo».

Patrizia Pennella e Paolo Vercesi
 


Ultimo aggiornamento: Domenica 10 Aprile 2022, 22:44
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