Atmosfere celtiche e magia del foliage: la Faggeta del Monte Cimino, patrimonio Unesco
di Maria Serena Patriarca

Atmosfere celtiche e magia del foliage: la Faggeta del Monte Cimino, patrimonio Unesco

Atmosfere celtiche nel cuore della Tuscia: l’autunno è la stagione ideale per fare una passeggiata nella Faggeta Vetusta dei Monti Cimini, uno dei boschi più affascinanti del Lazio nonché Patrimonio Unesco. Soffice muschio verde, foglie che dal giallo sfumano nell’arancione e nel rosso, e giganteschi massi trachitici: siamo a 1053 metri di altitudine e qui si respira un’aria pura e fresca.

 

 

Una sottile nebbiolina avvolge gli alberi centenari del bosco, conferendo ai sentieri un fascino che rievoca i racconti di troll e gnomi delle favole nordeuropee. A fare da padroni in un’area di circa 60 ettari sono i faggi secolari, i più alti d’Europa. Siamo nelle vicinanze del lago di Vico, in un territorio dove si fondono antichi retaggi etruschi e percorsi della via Francigena. Questo bosco così "vetusto" veniva già citato da Tito Livio, che evidenziava l'impenetrabilità della "Silva Cimina", ovvero la foresta alle pendici vulcaniche dei Monti Cimini. L’ecosistema naturale della Faggeta è il regno del falco pecchiaiolo, dello sparviero, del pettirosso e del picchio muratore. Il consiglio è sempre di passeggiare nel bosco in silenzio, per gustare a pieno della possibilità di fare “forest bathing” (circondati dalle sfumature di colore del foliage autunnale) e rilassarsi camminando nel verde, e per non spaventare gli animali che vivono su queste montagne: come il ghiro, la martora, lo scoiattolo e persino la rarissima salamandra pezzata. Una grande varietà di funghi e ciclamini nel sottobosco donano al paesaggio una vasta gamma di colori che spaziano dal giallo vivo al fucsia.

La particolarità di questo momento dell’anno è che, camminando nel bosco, si è circondati da una sorta di “nevicata” di foglie che si staccano dalla cima degli alberi, fenomeno che conferisce al luogo una magia unica nel suo genere. Un apposito sentiero ben indicato conduce al sito dei cosiddetti Massi Trachitici, giganteschi blocchi di pietra di origine vulcanica ora ricoperti da un soffice manto di muschio verde vivo. Sulla corteccia di molti faggi, assieme al muschio, si possono notare i bellissimi licheni fogliosi denominati Lobaria Pulmonaria, caratteristici delle zone boscose con un microclima particolarmente umido. Un percorso più lungo, di circa due ore e mezza, conduce al Poggio Nibbio.

 

Nella Faggeta c'è inoltre un macigno ovoidale che da secoli si regge in bilico su di una piccola base di appoggio: si tratta del "sasso menicante"; basta far leva con un bastone per vederlo oscillare. Pensate che Plinio il Vecchio lo definì un miracolo della natura. Il versante Nord del monte Cimino è una zona di importanza comunitaria e di protezione speciale per il ricco patrimonio di flora e di fauna che essa preserva. Una visita la merita inoltre il borgo medievale di Soriano nel Cimino, con il maestoso Castello Orsini (che riaprirà al pubblico a dicembre) e l’antica chiesa della Misericordia. E se il vostro intento è, invece, un itinerario enogastronomico non perdete l’occasione per gustare una delle prelibatezze dolci tipiche del paese: il tiramisù con i marroni.

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 15 Novembre 2020, 17:52
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