Turismo, la Ue frena l'Italia: «Prima vediamo i contagi»

di Cristiana Mangani
Più passano i mesi più aumenta il timore di vedere andare in fumo la maggior parte dei ricavi legati alla stagione turistica estiva. L'Italia cerca di correre ai ripari evitando l'isolamento, ma dal fronte europeo la chiusura è ancora netta. Da una parte c'è chi vuole un vero coordinamento delle misure e dall'altra, invece, chi preferisce cominciare dagli accordi bilaterali fra le capitali. A lanciare la prima critica verso le riaperture delle frontiere annunciate da Italia e Spagna è stato il segretario di Stato del ministro degli Affari esteri francese, che, ieri, durante la riunione in videoconferenza dei ministri del turismo Ue, ha chiesto un maggiore «coordinamento» delle decisioni a livello europeo. L'affondo più diretto è però arrivato dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che ha definito «irresponsabile, alla luce dei dati epidemiologici» la possibile riapertura dei confini con l'Italia. «Noi continueremo a muoverci - ha specificato - tra paesi che hanno una linea epidemiologica comparabile tra di loro».
IL PIANO
L'incontro è stato l'occasione per cercare di fare il punto sulla situazione e promuovere il coordinamento tanto invocato. Il ministro Dario Franceschini ha parlato della necessità di «un ambizioso Piano d'azione europeo a supporto del settore turistico», perché «l'impatto negativo» della crisi causata dalla pandemia «è tale che nessun Paese può pensare di farcela da solo». Importante per Franceschini è che l'Italia venga considerata una meta europea, proprio in vista del possibile ritorno dei turisti internazionali. Ma se su questo punto si sono trovati tutti abbastanza d'accordo, sull'apertura delle frontiere continuano a esserci molte resistenze. Anche se da più parti si è evocato il 15 giugno come la data che potrebbe segnare l'inizio del graduale ritorno alla libera circolazione in
Europa.

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Una spinta in questo senso è arrivata dalla Grecia, che ha annunciato l'apertura della stagione entro metà del prossimo mese, mentre tornerà ad accogliere progressivamente i voli internazionali dal primo luglio. Tuttavia, l'incontro di ieri fra i ministri degli Esteri di dieci Paesi - fra cui Francia e Germania - testimonia che i negoziati vanno avanti su binari paralleli. Tanto che, al termine del Consiglio, dopo che si era ampiamente discusso sulla necessità di evitare che i vari Stati attuassero accordi bilaterali, il ministro croato Gari Capelli, che detiene la presidenza di turno dell'Ue, ha dichiarato: «Più possiamo fare insieme meglio è, tuttavia se c'è la possibilità di fare accordi bilaterali, specialmente fra i Paesi con simili situazioni epidemiologiche, allora dovremo farlo per velocizzare la ripresa del settore». In serata, poi, il ministro ha raddrizzato in parte il tiro ribadendo in un tweet la necessità di iniziative comuni.

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LA SICUREZZA
Un discorso, quello delle intese bilaterali. che l'Italia non vuole proprio sentire. «Da parte nostra c'è la massima disponibilità a fornire la situazione epidemiologica - è il concetto espresso da Franceschini - Stiamo dando questo segnale di apertura, perché se lo facciamo per i nostri cittadini, vuol dire che la sicurezza sarà garantita per tutti. Nonostante il grande impegno e i notevoli fondi che i diversi paesi stanno dedicando al settore, e lo dimostra il Dl Rilancio che l'Italia ha approvato solo pochi giorni fa, l'impatto negativo è tale che nessun paese può pensare di farcela da solo. Il governo italiano - ha aggiunto - intende dedicare una quota rilevante del Recovery Fund al turismo, chiediamo un ulteriore sforzo a livello europeo affinché l'intera filiera sia inserita in via preferenziale in tutti i programmi di ripresa e di investimento comunitari». Il ministro ha anche informato sulle nuove regole di mobilità tra regioni, sui forti investimenti che le imprese turistiche stanno mettendo in campo per la sanificazione e la sicurezza delle strutture e sul sistema di monitoraggio epidemiologico.
A questo proposito si è discusso della piattaforma che servirà a raccogliere i dati della diffusione dell'epidemia degli Stati membri. Qualcosa che venga aggiornata di continuo, anche due volte in un giorno, e che fornisca il quadro generale. Tutto questo mentre continua il pressing degli operatori del settore, le cui associazioni di categoria europee hanno lanciato un appello per salvare la stagione ed evitare misure come la quarantena obbligatoria, che potrebbero scoraggiare i turisti dal prendere in mano la valigia.
 

Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Maggio 2020, 13:14
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