Covid, il contagio in aereo è meno probabile di quanto si pensi: ecco come difendersi
di Mauro Evangelisti

Covid, il contagio in aereo è meno probabile di quanto si pensi: ecco come difendersi

Il contagio di Covid durante un viaggio in aereo è molto meno probabile di quanto si possa temere. Anche se ovviamente una percentuale di rischio esiste.

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A inizio luglio, all’aeroporto di Fiumicino, arrivò un Airbus 350 della compagnia aerea Qatar Airways. Era appena scattato il divieto di entrata in Italia per chi proviene dal Bangladesh e a 112 passeggeri di quel Paese non fu consentito di scendere. Agli altri 93, che poterono sbarcare, fu fatto il tampone. Erano soprattutto qatarioti, italiani e pakistani. Furono trovati 5 pakistani positivi su 40 provenienti da quella nazione ad alta circolazione del virus. Tutti e 93 finirono, comunque, in quarantena e ci si aspettava che, dopo un viaggio di sei ore su un aereo con 5 positivi (e probabilmente ve ne erano anche molti altri tra i 112 del Bangladesh), gran parte dei passeggeri fossero stati contagiati. Al contrario, alla fine della quarantena, fu eseguito di nuovo il tampone e solo altri 8 pakistani erano positivi e non è escluso che lo fossero anche prima di salire sull’aereo (al primo tampone non avevano ancora sviluppato la positività). Di tutti gli altri, nessuno era stato contagiato.

Questo fa pensare che le peculiarità del volo aereo, con un continuo ricambio di aria e i posti che non consentono un faccia a faccia tra passeggeri, non favorisca il contagio. Anche la Cnn si è occupata del tema citando un altro episodio: «In un caso, 328 passeggeri e membri dell’equipaggio sono stati testati per il coronavirus dopo che è stato appreso che un volo del 31 marzo dagli Stati Uniti a Taiwan trasportava 12 passeggeri che all’epoca erano sintomatici. Tuttavia, tutti gli altri viaggiatori sono risultati negativi, così come i membri dell’equipaggio. Negli ultimi mesi ci sono stati casi di passeggeri infetti che trasmettono il virus all’equipaggio di un aereo o ai compagni di viaggio, ma i tassi di trasmissione sono bassi».
 

In Italia, ogni qual volta che viene identificato un positivo tornato in aereo, scatta il contact tracing sugli altri passeggeri, Ma al momento non c’è mai stato un focolaio su un volo simile ai tanti invece registrati sulle navi. Tornando agli Stati Uniti, secondo un esperto intervistato dalla Cnn, Arnold Barnett, professore di statistica presso la Sloan School of Management del Massachusetts Institute of Technology, che ha esaminato i voli a corto raggio negli Stati Uniti su aeromobili configurati con tre posti su entrambi i lati del corridoio (l’Airbus 320 e il Boeing 737), «supponendo che tutti indossino una maschera, il rischio di catturare Il virus su un volo completo è solo 1 su 4.300. Queste probabilità scendono a 1 su 7.700 se il seggio centrale è vacante».

Non ci sono grandi differenze, ma per prevenire il contatto con potenziali positivi il posto vicino al finestrino viene considerato migliore rispetto a quello sul corridoio. Secondo il professor Barnett, inoltre, indossare la mascherina è utile, ma è molto più efficace dotarsi di uno scudo, quella sorta di visiera di plastica trasparente che copre tutto il viso. Alcune compagnie aeree lo hanno reso obbligatorio.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 21 Agosto 2020, 17:18
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