Trani, Bitonto, Molfetta e Bisceglie, da vedere e da mangiare: un tour lungo la costa nord di Bari
di Francesca Spano'

Trani, Bitonto, Molfetta e Bisceglie, da vedere e da mangiare: un tour lungo la costa nord di Bari

Un’identità forte, una notevole caratterizzazione storica e monumenti e paesaggi che lasciano senza fiato. I centri più importanti della costa nord del Barese meritano un tour in tutta calma

Se è vero che in Puglia bisognerebbe tornare almeno una volta all’anno, tante sono le meraviglie culinarie, culturali e paesaggistiche che conserva al suo interno, è altrettanto certo che la costa nord del Barese merita un discorso a parte e un giro approfondito, che ne permetta di vivere al meglio i tesori. I suoi centri più importanti, infatti, hanno una lunga storia tutta da raccontare al visitatore più curioso. Molfetta e Bisceglie, ad esempio, hanno sfruttato a lungo la loro posizione sull’Adriatico. Bitonto, invece aveva come unico accesso al mare la frazione di Santo Spirito, contesa a lungo con Bari e i commerci marittimi non erano, dunque, centrali.

Cosa vedere e cosa mangiare da Trani a Bisceglie

Bitonto

La storia di Bitonto racconta che l’olio era un’importante fonte di sostentamento e la sua produzione era notevole sin dall’antichità. In questa zona, venivano anche prodotte le monete e tra quelle coniate nel III secolo a.C ve ne sono alcune nelle quali è riportato, appunto, un ramoscello d’ulivo. Era presente, inoltre, fino in epoca romana, il culto di Minerva, associata alla stessa pianta nella mitologia greca. Dove oggi sorgono le chiese di San Pietro in Vincoli e di San Francesco la Scarpa, si trovava proprio un tempio dedicato alla divinità. Ecco perché è ricordata con l’appellativo di Città degli Ulivi, anche se nel Medioevo questa non fu la sua unica peculiarità. In quel periodo, infatti, divenne nota per la fiera di animali, citata anche nel Decamerone di Giovanni Boccaccio. Se è vero che l’olio fu un grado di battere moneta fino al Seicento almeno, è altrettanto sicuro che a questa attività si affiancò la costruzione di importanti monumenti. Il Torrione Angioino, ad esempio, è una delle torri cilindriche di avvistamento e di difesa che dovevano servire a proteggere ulteriormente la città, dopo le fortificazioni realizzate dai Normanni. Proprio accanto si nota la Porta Baresana, del Cinquecento, ma ricostruita in seguito dopo un danneggiamento. C’è, poi, la Concattedrale di San Valentino del XII secolo appartenente al romanico pugliese. Tra le specialità in cucina ci sono le braciole alla barese, così come il calzone con il ripieno di cipolle, olive verdi snocciolate, formaggio grattugiato, acciughe, pomodori e uova, le cozze fritte e le fave e cicorie.

Molfetta

La sua storia si perde nella notte dei tempi, anche se il verso documento ufficiale è datato 925 e parla di tale “Menfi” sulla penisola di Sant’Andrea. Fu fondata nel IV secolo a.C da esuli greci. Nel tempo fu minacciata da Bizantini, Longobardi e Saraceni, prima di diventare normanna. In quest’ultimo periodo iniziò la costruzione del Duomo di San Corrado, un vero simbolo cittadino e con la facciata settentrionale rivolta verso il mare. Dedicato a Corrado di Baviera, figlio di uno dei più importanti principi di Germania, era divenuto monaco cistercense, decidendo poi di raggiungere la Puglia a piedi dall’Abbazia francese di Morimond. Da qui, voleva salpare verso la Terra Santa e, in vista di questo obiettivo, si ritirò in una grotta carsica nei pressi dell’agro di Modugno. Non riuscì mai a partire, ma il suo corpo fu custodito nell’Abbazia di Modugno e i devoti provenienti da Molfetta, successivamente, trasportatono le ossa del santo in città per custodirle nel Duomo. La struttura in romanico pugliese vanta tre cupole in asse con tamburo a pianta esagonale a sormontare la navata centrale, con tetti spioventi nella navata laterale. Ci sono poi due torri campanarie gemelle, alte 39 metri. A Molfetta, ci sono poi altre chiese interessanti: Santa Maria Assunta del Seicentopoi divenuta Cattedrale, la Chiesa del Purgatorio dove si svolge un’importante processione il sabato santo e la Basilica della Madonna dei Martiri, con l’immagine della Madonna ei Martiri, portata nel 1188 dai Crociati. La Madonna è protagonista della Sagra a Mare, che si ripete ogni anno dal 1846, quando fu sistemata per la prima volta su due bilancelle a vela e trasportata fino alla banchina dell’antico Seminario. A Molfetta, a un paio di chilometri dal centro, si trova il Pulo, una dolina di origine carsica di grande importanza naturalistica e storica. Le grotte dell’area erano abitate sin dal Neolitico e le cose non cambiarono fino all’Età del Bronzo. Qui, inoltre, sono ospitate oltre 2000 specie della macchia mediterranea. Buone da provare sono le cassatine di ricotta, il castrato alla brace e il coniglio al forno.

Bisceglie

Il Dolmen della Chianca, letteralmente “lastra di pietra”, fu scoprto a inizio Novecento, insieme agli altri due cittadini. La costruzione megalitica, insieme a quelle di Albarosa e della masseria Frisari, risale all’Età del Bronzo. Tre lastroni verticali, sui quali è posizionata una quarta lastra, facevano parte di un monumento funerario. Quello della Chianca è speciale soprattutto per il suo ottimo stato di conservazione, con i relativi reperti trovati al suo interno. Non meno importanti, sono stati quelli ritrovati nella Grotta di Santa Croce, con 2200 punte, raschiatoi e schegge, oltre a un femore neandertaliano. Sono divisi tra l’Istituto Italiano di Paleontologia umana di Roma e il Museo civico archeologico “Francesco Saveri Majellaro” di Bisceglie. Le grotte di Ripalta, si incontrano lungo il litorale, senza dimenticare il suo centro di viuzze alte e strette e la concattedrale di San Pietro Apostolo, in stile romanico pugliese. A tavola c’è l’imbarazzo della scelta, con piatti come ceci e cavatelli o le braciole e l’arrosto di castrato.

Trani

Uno dei colpi d’occhio immediati che investono il turista che scopre Trani, è rappresentato dalla sua Cattedrale, di assoluta bellezza. Svetta superba verso il mare e sembra fare quasi da sentinella in una delle più importanti città marinare della Puglia. La sua costruzione iniziò nel 1099, perché accogliesse le reliquie di San Nicola il Pellegrino, patrono della cittadina. Consacrata nel 1143, fu completata mezzo secolo dopo. Il massiccio a tre absidi rivolto verso l’Adriatico è uno degli elementi più originali della costruzione. La porta centrale è di bronzo, ma quella originale è conservata all’interno della chiesa, sostituita da una copia. L’interno è formato, di fatto, da due chiese sovrapposte quella inferiore ha più o meno il suo aspetto originale ed è divisa nella Cripta di San Nicola e nella Cripta di Santa Maria. In generale, nella “regina delle Cattedrali di Puglia” lo stile è il romanico pugliese, con contaminazioni arabo-normanne. In questo gioiello della costa locale, da vedere c’è anche il porto, il centro storico, il Fortino e il Castello Svevo, oltre alle incredibili spiagge. Tra le specialità in cucina ci sono le orecchiette pugliesi con cime di rapa (anche con cozze e vongole), il riso patate e cozze cotte al forno, l’orata alla pugliese e le alici arrancate o fagottino di alici su caponatina di verdure.

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Maggio 2022, 10:22
© RIPRODUZIONE RISERVATA