Sulle tracce dei protosardi, nella necropoli di Santu Pedru e al parco del Nuraghe Appiu
di Maria Serena Patriarca

Sulle tracce dei protosardi, nella necropoli di Santu Pedru e al parco del Nuraghe Appiu

Archeologia on the road. Lontano dai circuiti più battuti dal turismo di massa, due vere “perle” per intenditori nel territorio sardo compreso fra Uri, Alghero e Villanova Monteleone rappresentano un enigma ancora oggi tutto da decifrare. Almeno in parte. Luoghi del mistero, che forse non troverete sui libri di storia ma che senz’altro rappresentano alcune delle testimonianze più rilevanti della civiltà protosarda.
 
 


Partiamo dalla necropoli di Santu Pedru, fra il paese di Uri e la città di Alghero. Il luogo, non segnalato e di rara bellezza, è visitabile in sicurezza (con le precauzioni dovute allo specifico momento di pandemia) contattando la Cooperativa Silt (per info: www.coopsilt.it; silt.coop@tiscali.it). Si tratta di una delle necropoli più suggestive dell’isola, eppure ancora poco nota ai più, anche per via della sua location geografica “in the middle of nowhere” nel caratteristico paesaggio roccioso della campagna adibita al pascolo degli ovini. Come spiega Giovanna Tanda, presidente della cooperativa Silt di Alghero (gestore dei siti archeologici del territorio di Alghero): "L'importanza della Necropoli di Santu Pedru risiede nella sua stessa collocazione, scavata sul fianco di una collina che domina le pianure circostanti, su una via di importanza strategica per il collegamento tra la costa e il territorio dell'interno: valore riconosciuto già ai tempi delle antiche culture prenuragiche, che le attribuiscono una chiara e forte valenza simbolica  arrivata fino ai giorni nostri”. Non solo sito per onorare gli antenati defunti, ma anche sede di riti ancestrali accompagnati da cerimonie e canti che beneficiavano del particolarissimo effetto sonoro che si ha all’interno delle domus de janas scavata nella roccia nel periodo Neolitico (4000 a.C. circa).

L'importanza della Tomba detta dei Vasi Tetrapodi, la più monumentale tra le 10 che compongono l'intero cimitero preistorico e scavata nella trachite tufacea, risiede nella raffinatezza delle sue architetture e nella maestrìa impiegata per la realizzazione di un luogo che veniva considerato dagli uomini antichi come la casa dell'aldilà. Fra queste pareti, entrando nella “cripta”, è possibile ancora oggi ammirare i segni lasciati dagli antichi cavatori, i simboli che richiamavano un credo e un sentimento religioso legato al culto rivolto alla Madre Terra, la divinità femminile, e al Dio Toro, la divinità maschile, rappresentata schematicamente attraverso il simbolo scolpito delle corna. Impossibile non notare la raffinatezza della falsa porta, limite invalicabile, punto di passaggio tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Il forte valore simbolico risiede nella stessa colorazione di ampie porzioni della tomba, un tempo interamente dipinta di rosso grazie all'utilizzo dell'ocra, in un probabile rimando al colore del sangue come simbolo di vita e di rigenerazione. Come sottolinea Giovanna Tanda, “entrare nella domus dei Vasi Tetrapodi è come compiere un viaggio indietro nel tempo, nelle viscere della Madre Terra, e cercare di immaginare e ripercorrere riti e canti che accompagnavano il seppellimento degli uomini delle antiche culture prenuragiche. È la tomba che diventa marcatore territoriale, espressione di un culto facilmente individuabile da parte di tutte le comunità, anche da coloro che non facevano diretto riferimento a questo luogo di seppellimento”. Un luogo sacro e speciale, dunque, che ci viene raccontato anche attraverso la scoperta di tanti materiali cari alle culture preistoriche, rinvenuti nel corso degli scavi archeologici in una sequenza stratigrafica (tra le più intatte in Sardegna) che ha permesso al suo scopritore, il professor Ercole Contu, di analizzare l'evoluzione e il passaggio dalla Cultura più antica, Cultura di Ozieri neolitico recente, a quella piu tarda, la Cultura di Bonnanaro della prima Età del Bronzo, contribuendo ad aggiungere importanti tasselli nella ricostruzione del complesso e immenso quadro preistorico sardo. Proseguendo on the road lungo la panoramica strada litoranea fra mare e monti che collega Alghero a Bosa merita una sosta il Parco Archeologico del Nuraghe Appiu, nel territorio di Villanova Monteleone, gioiello quasi nascosto a 500 metri di altitudine. E' questo un altro luogo del mistero che comprende l'edificio nuragico principale, una sorta di reggia tipo “piccola Barumini” da visitare con cautela con l’accompagnamento di guide esperte, e il relativo villaggio circostante con una particolare vasca in tufo dove sono stati rinvenuti strumenti in bronzo e vasellame. Nelle vicinanze del sito principale si trova anche una Tomba dei Giganti megalitica, ricoperta da enormi lastre di pietra. Una recente campagna di scavi sta contribuendo a portare alla luce sempre nuovi reperti di questo straordinario sito nuragico situato nel contesto naturale che oggi è il regno dei grifoni e dei boschi di sughere e lecci, e non è escluso che in futuro si rivelino nuove affascinanti scoperte sul territorio. Per informazioni si può visitare il sito www.visitviva.com.
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 27 Agosto 2020, 22:07
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