Dove vola il nibbio reale: dall'Oasi Lipu di Castel di Guido alla Tenuta dell'Acquafredda
di Maria Serena Patriarca

Dove vola il nibbio reale: dall'Oasi Lipu di Castel di Guido alla Tenuta dell'Acquafredda

Là dove vola il nibbio reale. A poca distanza da Roma, percorrendo la via Aurelia, il borgo medievale di Castel di Guido è il punto di partenza ideale per scoprire in libertà le meraviglie dell’Oasi Lipu omonima. Pinete, boschi e sentieri didattici che sono la gioia dei bambini nei loro nomi evocativi (sentiero della rondine, della volpe, del nibbio) fanno dei 250 ettari dell’Oasi, che rientrano a far parte dei 2500 dell’Azienda Agricola Castel di Guido, un vero paradiso per il birdwatching. Rondini, rondoni, balestrucci, ma anche cinghiali, tassi, lepri, faine e rettili (come la testuggine di Herman) sono solo una parte della ricca fauna dell’Oasi.
 
 


Per visitare questo paradiso è bene informarsi sul sito www.oasicasteldiguido.it. L’Oasi è dotata di un Centro Visite e di sentieri natura ad anello che la percorrono, con aree di sosta attrezzate per il picnic. Quest'area naturale protetta, istituita nel 1999, data la vicinanza con il litorale romano presenta un terreno sabbioso, specialmente all'interno delle sue pinete. I resti archeologici di una villa romana e di un impianto termale testimoniano che la zona era adibita a coltivazioni  (grano ed erba medica) e a pascoli fin dai tempi degli antichi romani, e verosimilmente i prodotti venivano smerciati sui mercati proprio di Roma. L'Oasi si presta anche ad essere visitata in mountain bike. Ritornando a Roma dall’Aurelia, suggeriamo una deviazione su via dell’Acquafredda per visitare a piedi la Riserva Naturale Tenuta dell’Acquafredda. Si può entrare all’altezza dell’omonima Torre di avvistamento, chiamata appunto Torre dell’Acquafredda, al civico 88. Una volta superato il primo tratto abitato (è consigliabile chiedere il permesso, poiché i 249 ettari della Riserva sono di proprietà privata), è bello immergersi nei canneti che rievocano le foreste orientali e nelle distese di prato della tenuta, dove si trova anche una zona riservata alle arnie per la produzione di miele.

La Riserva prende il nome dalle “fresche” acque del fosso della Magliana, dove la leggenda vuole che sostò il re dei Goti Totila quando conquistò Roma nel lontano anno 547. In seguito questa zona divenne possedimento dei monaci di San Pancrazio, come risulta da una bolla papale del 1176. Il terreno è sabbioso, tufaceo e argilloso, ideale per una flora di olmi, equiseti, ginestre, cardi, rosa canina. Gli uccelli che la popolano sono quelli che trovano nell’ecosistema umido e nei canneti il loro habitat ideale, come la gallinella d’acqua, l’usignolo di fiume e la folaga. Talpe, istrici, ricci sono i piccoli padroni della Riserva, e fra i rettili non è raro imbattersi in ramarri o cervoni. La curiosità? Nelle sorgenti sono stati segnalati il gambero di fiume e il granchio: segno di acqua pulita. Per maggiori informazioni su come visitare la Riserva si può consultare il sito http://romanatura.roma.it nella sezione Parchi, ricercando la voce Tenuta dell’Acquafredda.
 
Ultimo aggiornamento: Domenica 13 Settembre 2020, 16:44
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