Rapita in Burkina una suora, a rischio i missionari presenti nelle zone calde e il Vaticano trema

Rapita in Burkina una suora, a rischio i missionari presenti nelle zone calde e il Vaticano trema

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Stavolta è il rapimento di una missionaria cattolica è avvenuto in Burkina Faso, nella diocesi di Kaya dove da tempo si sono insediati gruppi di estremisti islamici, ad allarmare il Vaticano. Ad essere stata prelevata, dopo avere semi distrutto la parrocchia di Yalgo, è stata suor Suellen Tennyson. La religiosa di nazionalità americana, ha informato in una nota la diocesi di New Orleans, si trovava in Africa come missionaria dal 2014. Secondo il vescovo Theophile Nare della diocesi di Kaya, suor Suellen, 83 anni, è stata portata in una destinazione sconosciuta da uomini armati non identificati. I rapitori, ha raccontato il vescovo, hanno vandalizzato il convento dove Suellen viveva. Parlando a nome della comunità, la leader della congregazione marianita Suor Ann Lacour ha detto di pregare per la sicurezza di suor Suellen e per il suo rilascio. «Siamo in contatto con i leader governativi che si sono impegnati a tenerci informati quando ne sapranno di più». Al momento non si sa se è stato già chiesto un riscatto.

Secondo i media locali, il Burkina Faso, è uno dei dieci paesi della regione del Sahel che sta affrontando una violenza dilagante anche per la presenza di gruppi estremisti. 

Il rapimento della suora arriva a poca distanza da quello avvenuto in Nigeria dove è tornato l'incubo dei rapimenti dei religiosi a scopo estorsivo da parte di gruppi legati a Boko Haram. Poco tempo fa a Kaduna è stato sequestrato padre Joseph Akete Bako, parroco della chiesa cattolica di San Giovanni. Nella regione si segnalano da tempo conflitti per l'acqua e l'uso della terra ma anche violenze da parte di Ansaru, un gruppo islamista tristemente conosciuto e attivo. La dinamica, secondo quanto affermato dai testimoni, è sempre la stessa: uomini armati hanno fatto irruzione nella casa parrocchiale e dopo aver colpito a morte all'incaricato della sicurezza hanno prelevato il sacerdote. 

Una notizia che fa ovviamente salire la paura dei sequestri di missionari cattolici presenti nelle zone a rischio, a scopo estorsivo, e per la quale il Vaticano, in passato, aveva messo in campo una sorta di struttura parallela per pagare indirettamente riscatti. Come era accaduto, per esempio, con il frate salesiano rapito nello Yemen, don Thomas Uzhunnalil, sequestrato nel 2016 da un gruppo di guerriglieri islamici. Di questa struttura se ne è parlato a proposito del processo per il Palazzo di Londra, in corso in Vaticano: tra gli imputati chiamati a rispondere di diversi reati c'è anche Cecilia Marogna, la esperta di geopolitica che - a suo dire - sarebbe stata incaricata dalla Segreteria di Stato di fare da collegamento con una struttura parallela adibita al pagamento dei riscatti dei religiosi rapiti dai jihadisti. La donna ha detto che sarebbe stata presentata in Vaticano dai vertici dei servizi segreti italiani (Carta e Caravelli). Nel corso dei prossimi interrogatori si capiranno meglio i contorni di questa misteriosa vicenda. Se fosse confermato che il Vaticano era effettivamente disposto a pagare riscatti per arrivare alla liberazione dei missionari, aumenterebbe a dismisura il pericolo dei rapimenti di sacerdoti e suore nelle zone più calde.

Nella regione nigeriana dove è avvenuto di recente il sequestro del parroco negli ultimi anni sono state rapite centinaia di altre persone – sempre per ottenere il pagamento di un riscatto - da parte di bande criminali. Le violenze hanno causato anche centinaia di morti e sfollati. La città di Kaduna resta al centro di una sorta di "pulizia etnica", con i cristiani ora concentrati nel sud di Kaduna e i musulmani nel nord. 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 8 Aprile 2022, 09:54
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