Processo Londra, «Fu il Papa a dire di trattare con Torzi», interrogatorio fiume di monsignor Carlino

Processo Londra, «Fu il Papa a dire di trattare con Torzi», interrogatorio fiume di monsignor Carlino

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Fu Papa Francesco ad avere deciso di avviare tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019 una trattativa con il broker molisano, Gianluigi Torzi per ottenere il totale controllo del famoso palazzo di Londra, all'origine di tanti guai e sul quale si era sviluppata una compravendita poco chiara per il controllo delle quote societarie. 

Torzi, infatti, era subentrato al finanziere Raffaele Mincione riuscendo ad ottenere dal Vaticano un contratto super vantaggioso che venne firmato, a nome della Santa Sede, da monsignor Alberto Perlasca, l'ex responsabile dell'ufficio finanziario del Vaticano, il quale agì senza informare nessuno. «I contratti sono stati firmati da Perlasca senza la autorità del Superiore. Per questo motivo il Sostituto alla Segreteria di Stato, monsignor Edgar Pena Parra parlò di una situazione di infedeltà». A raccogliere i frammenti del complicato rebus e metterli assieme è monsignor Mauro Carlino, all'epoca segretario particolare di Pena Parra, durante l'interrogatorio al processo per l'immobile sul quale si sarebbe sviluppata una colossale truffa ai danni delle finanze vaticane. Carlino, 48 anni, oggi sacerdote a Lecce, si è presentato in tribunale sereno e con un faldone di carte che ha via via consultato mentre gli facevano domande il presidente del tribunale, Giuseppe Pignatone, il Promotore di Giustizia, Diddi e gli avvocati delle difese.

Il suo ruolo in questa vicenda, ha raccontato, fu di mero raccordo, in una struttura amministrativa dove è prevista l'ubbidienza quasi sacrale tra vescovo e prete, di conseguenza eseguiva gli ordini dei diretti superiori. «Fino 2019 non mi sono mai occupato della vicenda del palazzo. Poi mi fu chiesto di mantenere in ogni momento i rapporti con Torzi, di trattarlo in modo gentile per non perdere mai il filo della trattativa». 

Il nodo da sciogliere, infatti, era la trattativa avviata con Torzi: il Vaticano doveva convincerlo a vendere al Vaticano le 1000 azioni per il controllo del palazzo ma non alle cifre che chiedeva il finanziere. Inizialmente fino a 20 milioni di euro. L'Aif (l'autorità finanziaria) nel frattempo aveva bloccato l'operazione: il Sostituto in questo modo sperava di accertare «il modo fraudolento, il raggiro con il quale Torzi si era riservato queste mille azioni con diritto al voto». Alla fine il finanziere molisano fu liquidato con 15 milioni di euro. In ogni caso una cifra altissima.

L'interrogatorio fiume di Carlino ha fatto affiorare uno spaccato dell'ambiente curiale pesante, dove nessuno si fidava più di nessuno, dove albergava il timore delle intercettazioni, di pedinamenti, di agenti dei servizi segreti italiani incaricati a fare indagini persino sul direttore dello Ior, Franco Mammì all'origine di un giallo (un altro) ad oggi irrisolto. Fu monsignor Pena Parra a chiedere una verifica su di lui nel giugno 2019 perchè non capiva cosa si nascondesse dietro l'inspiegabile e repentino diniego ad ottenere il mutuo di 150 milioni dallo Ior (che avrebbe consentito alla Segreteria di Stato il riacquisto delle quote) dopo che era arrivato il benestare dello stesso presidente dell'Istituto, De Franssu, su richiesta del cardinale Parolin. Racconta Carlino: «Il 24 maggio 2019, il presidente de Franssu dice che lo Ior accetta di rifinanziare. Il 4 giugno il Sostituto presenta al Papa la questione ringraziando anche perché lo Ior aveva accettato questo finanziamento, che avrebbe comportato un risparmio per la Segreteria di Stato. Il Papa approva, il Sostituto è felice della conclusione della vicenda, e poi però arriva la comunicazione che il mutuo non era stato approvato da Mammì». Un dietrofront maturato nell'arco di pochi giorni ancora senza una risposta.

L'udienza per il processo del Palazzo di Londra davanti al Tribunale Vaticano riprenderà il prossimo 5 aprile con gli interrogatori di Rene' Brullhart e Tommaso Di Ruzza, ex dirigenti Aif, oggi Asif, l'autorità finanziaria. Mentre il 7 aprile è stato fissato l'interrogatorio del cardinale Becciu che ora potrà rispondere senza vincoli di sorta sulla vicenda oscura legata a Cecilia Marogna, l'esperta di geopolitica incaricata dal Vaticano, secondo quanto ha affermato la giovane, di fare da raccordo ad una sorta di struttura di intelligence parallela da utilizzare per il pagamento dei riscatti ai missionari rapiti in Africa dai terroristi islamici. Il Papa, infatti, ha sciolto la riserva e ha dispensato il cardinale dal segreto pontificio cui era tenuto dal suo ruolo di Sostituto alla Segreteria di Stato. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 31 Marzo 2022, 09:49
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