Papa Francesco: i governi siano più decisi con l'obbligo vaccinale, a rischio la coesione sociale

Papa Francesco: i governi siano più decisi con l'obbligo vaccinale, a rischio la coesione sociale

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – E' davanti ai 183 ambasciatori accreditati in Vaticano per gli auguri di inizio anno che Papa Francesco ha incalzato i governi da loro rappresentati ad essere più decisi e chiari sui vaccini per fermare la pandemia. Evita di usare la parola 'obbligo' ma il senso del discorso sembra proprio quello. Lo ha chiamato un «incontro di famiglia» il tradizionale discorso al Corpo Diplomatico per poi passare in rassegna ai principali nodi irrisolti, primo tra tutti la grande questione delle varianti del Covid che sta dando filo da torcere al mondo intero, bloccando l'economia, creando ulteriori sacche di povertà, mettendo in ginocchio la sanità pubblica.

«È importante che possa proseguire lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione. Ciò richiede un molteplice impegno a livello personale, politico e dell’intera comunità internazionale. Anzitutto a livello personale. Tutti abbiamo la responsabilità di aver cura di noi stessi e della nostra salute, il che si traduce anche nel rispetto per la salute di chi ci è vicino. La cura della salute rappresenta un obbligo morale». E ancora: «I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia».

Che fare, dunque, davanti al riottoso popolo dei no-vax che rifiuta ogni tipo di immunizzazione? A questo punto del lunghissimo discorso, il Papa (che anche oggi non indossava la mascherina) ha incoraggiato i governi a essere più convincenti sui vacchini, un po' come ha fatto anche il Vaticano all'interno del suo territorio dove è stata da poco firmata una ordinanza che di fatto obbliga tutti i lavoratori a mostrare il greenpass, pena la sospensione dal posto di lavoro. «Vi deve essere poi l’impegno della politica a perseguire il bene della popolazione attraverso decisioni di prevenzione e immunizzazione, che chiamino in causa anche i cittadini affinché possano sentirsi partecipi e responsabili, attraverso una comunicazione trasparente delle problematiche e delle misure idonee ad affrontarle. La carenza di fermezza decisionale e di chiarezza comunicativa genera confusione, crea sfiducia e mina la coesione sociale, alimentando nuove tensioni. Si instaura un “relativismo sociale” che ferisce l’armonia e l’unità».

A proposito della pandemia il Papa ha ricordato il nunzio Aldo Giordano, morto di Covid perchè non ancora vaccinato, contagiatosi in Ungheria durante il Congresso mondiale eucaristico, nel settembre scorso. «Abbiamo potuto constatare che laddove si è svolta un’efficace campagna vaccinale il rischio di un decorso grave della malattia è diminuito». Nel discorso Francesco non parla mai apertamente dei no-vax anche se la loro influenza resta in sottofondo, specie quando ricorda che ci sono persone che si lasciano «determinare dall’ideologia del momento, spesso costruita su notizie infondate o fatti scarsamente documentati. Ogni affermazione ideologica recide i legami della ragione umana con la realtà oggettiva delle cose. Proprio la pandemia ci impone, invece, una sorta di “cura di realtà”, che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i rimedi adatti per risolverlo». Naturalmente per battere il Covid servirebbero vaccini anche nelle zone del mondo più povere e per questo Francesco torna a lanciare un appello per rendere i vaccini liberi da ogni diritto. («Le regole monopolistiche non costituiscano ulteriori ostacoli alla produzione e a un accesso organizzato e coerente alle cure a livello mondiale»). 

Francesco non manca di evocare i viaggi fatti corso del 2021: Iraq, Budapest, Slovacchia, Cipro e in Grecia dove ha fatto visita al campo profughi di Lesbo. L’Unione Europea trovi la sua coesione interna nella gestione delle migrazioni, come l’ha saputa trovare per far fronte alle conseguenze della pandemia. Occorre, infatti, dare vita a un sistema coerente e comprensivo di gestione delle politiche migratorie e di asilo, in modo che siano condivise le responsabilità. (…) La questione migratoria, come anche la pandemia e il cambiamento climatico, mostrano chiaramente che nessuno si può salvare da sé, ossia che le grandi sfide del nostro tempo sono tutte globali. Desta perciò preoccupazione constatare che di fronte a una maggiore interconnessione dei problemi, vada crescendo una più ampia frammentazione delle soluzioni». 

Un punto sul quale insiste è la necessità di rafforzare il multilateralismo, visto che la diplomazia sta attraversando una crisi di fiducia «dovuta a una ridotta credibilità dei sistemi sociali, governativi e intergovernativi».

Infine Papa Francesco non esita a criticare l'avanzata della cosiddetta cancel culture, la cultura della cancellazione, che sta prendendo spazio un po' ovunque rivedendo il passato secondo un metro di giudizio basato sulla attualità. «Come ho avuto modo di affermare in altre occasioni, ritengo che si tratti di una forma di colonizzazione ideologica, che non lascia spazio alla libertà di espressione e che oggi assume sempre più la forma di quella cancel culture, che invade tanti ambiti e istituzioni pubbliche. In nome della protezione delle diversità, si finisce per cancellare il senso di ogni identità, con il rischio di far tacere le posizioni che difendono un’idea rispettosa ed equilibrata delle varie sensibilità. Si va elaborando un pensiero unico costretto a rinnegare la storia, o peggio ancora a riscriverla in base a categorie contemporanee, mentre ogni situazione storica va interpretata secondo l’ermeneutica dell’epoca». 

Il lungo discorso richiama poi il diritto alla vita, dal concepimento sino alla fine naturale, e il diritto alla libertà religiosa. Naturalmente il Papa ha inserito anche il tema del green affermando che la via resta l'Accordo di Parigi della COP21. Alla fine del lungo discorso agli ambasciatori il Papa ha parlato dei conflitti endemici in corso: Siria, Yemen, Libia, Sahel, Israele e Palestina, Ucraina, Balcani, nel Caucaso meridionale dove resta aperta la ferita tra Armenia e Azerbaijan. 


 


 


 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 10 Gennaio 2022, 14:47
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