Coronavirus, Papa Francesco al mondo: «Guardate ai veri eroi, dare se stessi per servire gli altri»

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – «Siamo al mondo per amare. Il resto passa, questo rimane. Il dramma che stiamo attraversando ci spinge a prendere sul serio quel che è serio, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore» dice il Papa nell'omelia della messa delle palme. Poi si rivolge ai giovani e ricorda loro che i veri modelli da seguire, i veri eroi, non sono i calciatori o le starlette ma i volontari, i medici e le infermiere che in questi giorni con grande generosità si occupano del prossimo. «Cari amici, guardate ai veri eroi, che in questi giorni vengono alla luce: non sono quelli che hanno fama, soldi e successo, ma quelli che danno sé stessi per servire gli altri». 

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Stavolta piazza san Pietro è vuota, transennata, in mezzo c'è solo una macchina della polizia per controllare. La basilica di San Pietro – dove si celebra la messa - è priva di fedeli. 

Papa Francesco alla guida di una scarna processione di appena 6 persone, tutti cerimonieri, si avvia all'altare della cattedra per celebrare il rito che da avvio alla settimana santa di rosso, il colore della liturgia odierna che richiama alla passione, al martirio subìto da Gesù. Tiene in mano un parmureli, una foglia di palma intrecciata. 

In basilica sono stati ammessi solo un paio di operatori televisivi per garantire la diretta streaming, i lettori, una decina di cantori della cappella sistina, il cardinale arciprete Angelo Comastri e monsignor Lanzani responsabile della Fabbrica di San Pietro e un gruppetto di suore. La messa delle Palme si celebra in forma solenne ma ovviamente semplificata, ridotta all'osso, senza folle, la processione, l'enfasi che solitamente viene data per tradizione. Nel presbiterio ci sono il crocifisso miracoloso di san Marcello e una copia dell'icona Salus Populi Romani.

Francesco termina la sua omelia ricordando ai ragazzi che quello che conta nella vita è prendersi cura degli altri. «Vorrei dirlo specialmente ai giovani, in questa Giornata che da 35 anni è dedicata a loro. Cari amici, guardate ai veri eroi, che in questi giorni vengono alla luce: non sono quelli che hanno fama, soldi e successo, ma quelli che danno sé stessi per servire gli altri. Sentitevi chiamati a mettere in gioco la vita. Non abbiate paura di spenderla per Dio e per gli altri, ci guadagnerete! Perché la vita è un dono che si riceve donandosi. E perché la gioia più grande è dire sì all’amore, senza se e senza ma. Come Gesù per noi». 

Infine, dopo la messa delle Palme, il Papa ha recitato la preghiera dell'Angelus ricordando che domani, 6 aprile, ricorre la Giornata Mondiale dello Sport per la Pace e lo Sviluppo, indetta dalle Nazioni Unite. «In questo periodo, tante manifestazioni sono sospese, ma vengono fuori i frutti migliori dello sport: la resistenza, lo spirito di squadra, la fratellanza, il dare il meglio di sé. Dunque, rilanciamo lo sport per la pace e lo sviluppo”. Poi è tornato sul tema dei giovani. “Oggi era previsto il passaggio della Croce dai giovani di Panama a quelli di Lisbona. Questo gesto così suggestivo è rinviato alla domenica di Cristo Re, il 22 novembre prossimo. In attesa di quel momento, esorto voi giovani a coltivare e testimoniare la speranza, la generosità, la solidarietà di cui tutti abbiamo bisogno in questo tempo difficile». 













 
Ultimo aggiornamento: Martedì 7 Aprile 2020, 08:25
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