Ddl Zan, il cardinale Re: «Richiesta di modifica arriva dal Papa, la Nota Verbale è stata autorizzata»

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Dialogo, dialogo, dialogo. Il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, ripete spesso questo parola durante la conversazione con il Messaggero all'indomani della bufera che si è scatenata sul ddl Zan, insistendo soprattutto sull'armonia che intercorre tra Chiesa e Stato. «Collaborazione» è un altro concetto chiave al quale ricorre il porporato per incoraggiare un percorso orientato a quella «sana laicità» che assicura le giuste libertà della Chiesa e di tutti.

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La Nota Verbale della Santa Sede all'Italia era davvero necessaria?
«Senza entrare nel merito del testo in discussione è innegabile che per la Chiesa, allo stato attuale, vi siano aspetti che non possono essere accettati. Valuto opportuno questo intervento diplomatico. Mi pare che sia stato un passo ponderato al fine di richiamare l'attenzione su quei punti che risultano problematici e che, nella attuale formulazione, risultano difficilmente accettabili. Ma ripeto: si tratta di alcuni punti, non della legge in sé. Ciò che la Santa Sede chiede è che questa legge venga rielaborata: così come è creerebbe solo problemi».

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Non è un indebito intervento?
«L'intervento va ascritto a quella grande collaborazione che intercorre tra Italia e Santa Sede, e non si tratta di certo di una questione secondaria. Il dialogo Chiesa-Stato ha come visione ultima il bene comune, nel reciproco rispetto. L'intervento della Segreteria di Stato va inquadrato così, non vi è alcuna una ingerenza».
Si può spiegare meglio?
«Il peso specifico della Chiesa in Italia è enorme ed innegabile, l'animo di moltissime persone affonda le radici nel cristianesimo. Mi viene in mente la famosa frase di Benedetto Croce: non possiamo non dirci cristiani. E di conseguenza, per tornare alla legge in discussione, ci sono passaggi che vanno a scontrarsi con la sensibilità di tanti italiani. L'Italia nonostante la gente non vada più a messa come poteva accadere anni fa resta fondamentalmente un paese di forti tradizioni cristiane. La fede è entrata negli animi ed è ben radicata, lo possiamo osservare in tantissime occasioni».
In futuro, però, se la secolarizzazione galoppa così, forse non sarà più come dice lei...
«Mi creda, anche in futuro la Chiesa in Italia avrà un ruolo assolutamente positivo nel rispetto di tutti e per il bene di tutti».
C'è chi ipotizza che l'intervento diplomatico vaticano sia stato fatto in autonomia rispetto a Papa Francesco. E' così?
«Questo intervento non solo corrisponde al pensiero e al desiderio dei vescovi italiani, ma posso dire che non c'è alcuna contrapposizione con il Papa. Ci mancherebbe. La curia fa quello che indica il pontefice, è a suo servizio e agisce ovviamente in consonanza con lui. Non è che la curia va da una parte e il Papa dall'altra. Per quello che posso dire so che la Segreteria di Stato ha agito con la approvazione del Santo Padre. Altre letture o ipotesi non le vedo, non ci sono. Vi è una unità».

 


Nel Catechismo c'è scritto che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» poichè contrari alla legge naturale...
«La posizione della Chiesa è nota ma la Chiesa ha rispetto per tutte le persone. La Chiesa non è contro i gay, la prego lo scriva, siamo tutti figli di Dio e queste persone sono amate tanto quanto le altre e rispettate tanto quanto le altre. Ognuno deve poter esprimere le proprie opinioni, le proprie idee. La Chiesa ha il diritto di proclamare la propria visione con la libertà che le è data, naturalmente nel rispetto. Ecco perché, torno a ripetere, ci vuole dialogo».

 

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 25 Giugno 2021, 10:33
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