Vaticano-Cina, Civiltà Cattolica: bisogna continuare a cercare un compromesso con Pechino

Vaticano-Cina, Civiltà Cattolica: bisogna continuare a cercare un compromesso con Pechino

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – La linea di credito aperta da Papa Francesco nei confronti della Cina che ha portato alla firma dello storico accordo con XI per la normalizzazione dei vescovi resta un punto fermo. La politica vaticana pro cinese prosegue nonostante le difficoltà interne, fortemente sostenuta dietro le quinte dagli esperti della Compagnia di Gesù che in questi anni sono stati i più ascoltati consiglieri di Papa Francesco.

Proprio in questi giorni è uscito un interessante (e illuminante) articolo pubblicato sull'ultimo numero di Civiltà Cattolica – la rivista dei gesuiti le cui bozze vengono riviste dalla Segreteria di Stato – in cui si analizza l'evoluzione del partito comunista cinese che da poco ha compiuto i cento anni. A questo partito viene riconosciuto il merito di essere al momento una delle più grandi organizzazioni politiche al mondo, certamente un partito particolare da una parta radicato nella cultura tradizionale, dall'altra ha il controllo di tutti gli ambiti del potere. Tuttavia al sistema cinese, scrive padre Fernando de la Iglesia Viguiristi, professore di economia internazionale alla Gregoriana, va il merito di essersi evoluto dal 1978 a questa parte «differenziandosi dal suo modello di un tempo, il sistema sovietico». 

Xi, in politica estera, in particolare, ha adottato una strategia di confronto sempre più palese con Stati Uniti, India, Australia, Unione Europea e con i Paesi asiatici dove sono in corso dispute territoriali, per esempio quella di Taiwan. Scrive l'estensione dell'articolo: «La Cina fa valere la propria forza sul mercato. Quali conseguenze potrà avere, a lungo termine, una politica del genere? In ogni caso, la comunità internazionale deve continuare a cercare un compromesso con la Cina. Ci sono molte ragioni per farlo».

Il compromesso al quale fa riferimento riguarda non solo «il peso demografico, economico e militare di questo immenso Paese, ma anche perché esso è un anello ormai imprescindibile delle catene di approvvigionamento; inoltre, l’Occidente ha bisogno del suo enorme mercato». Insomma è la via della realpolitik che viene perseguita dalla Santa Sede, nonostante le fortissime proteste in seno alla Chiesa (anche cinese).

E ancora. «Nel discorso commemorativo in occasione del centenario, il segretario generale del Pcc ha affermato che ora la Cina marcia fiduciosa verso l’obiettivo di trasformarsi in un grande Paese socialista moderno a tutti gli effetti. Vedremo che cosa ci porterà il futuro della Cina, che in grande misura influisce sul futuro del nostro mondo». 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Novembre 2021, 09:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA