Caso Suarez, gli indagati stavano per distruggere le prove

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di Michele Milletti
PERUGIA - Stavano per distruggere le tracce, per gli investigatori le prove, dell’esame «farsa». Quello sostenuto da Luis Suarez lo scorso 17 settembre alla Stranieri per ottenere il livello B1 di conoscenza della lingua italiana, necessario per l’ottenimento della cittadinanza. Questa è la linea della procura, questo è anche il motivo del blitz con cui i militari della guardia di finanza hanno sequestrato cellulari e chat degli indagati.

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«Sussistono particolari ragioni d’urgenza dovute alla necessità di pervenire prima che le predette cose siano definitivamente occultate e sottratte all’indagine»: questo scrivono il procuratore capo Raffaele Cantone e i sostituti Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti nel Decreto di perquisizione locale e informatica con conseguente Decreto di sequestro probatorio nei confronti dei cinque indagati per l’esame del fuoriclasse dell’Atletico Madrid, firmato lo scorso 21 settembre.

Insomma, la procura ha rilevato la necessità di entrare in possesso il prima possibile dei cellulari, dei personal computer, dei tablet e anche delle chat per evitare che di quell’esame preparato e condotto in un certo modo non ci fosse più traccia.
 
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È vero, da un lato, che ci sono le intercettazioni della guardia di finanza e un video dell’esame che raccontano in maniera sicuramente importante, almeno per investigatori e inquirenti, quanto sia accaduto prima e durante la sessione straordinaria dello scorso 17 settembre per conferire il diploma all’attaccante che, proprio in virtù di quella certificazione, sarebbe potuto diventare il nuovo bomber della Juventus. Ma è altrettanto vero, dall’altro, che la documentazione rintracciabile nei dispositivi degli indagati è elemento necessario per costruire tutto l’impianto accusatorio.

«Documenti informatici, registrazioni del corso on-line sulla piattaforma “Teams” con tutti i files scambiati nel corso delle sedute, e-mail, messaggi, chat, agende digitali...in particolare ogni documento di tipo elettronico utile a ricostruire i contatti tra i soggetti coinvolti, nonché comunicazioni intercorse tra gli indagati circa l’organizzazione della seduta di esame, la preventiva consegna al calciatore del contenuto della prova, l’accordo finalizzato al preordinato rilascio della certificazione linguistica B1»: tutto ciò la procura ha voluto “bloccare” prima che si corresse il rischio che venisse cancellato.

Ora sui dispositivi di Giuliana Grego Bolli, Simone Olivieri, Stefania Spina, Lorenzo Rocca e Cinzia Camagna si stanno svolgendo tutti gli accertamenti del caso, con i cinque indagati che si dicono estranei a quanto loro contestato e che avranno modo nel proseguo dell’indagine di spiegare la loro versione dei fatti.
Ultimo aggiornamento: Domenica 4 Ottobre 2020, 09:01
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