Monica Guerritore, le risate e la poesia con Ginger & Fred. L'amore per l'Umbria e la scoperta con la mamma di Totti

Monica Guerritore, le risate e la poesia con Ginger & Fred. L'amore per l'Umbria e la scoperta con la mamma di Totti

di Egle Priolo

PERUGIA - Arriva in Umbria Ginger & Fred, il capolavoro targato Federico Fellini, Tonino Guerra e Tullio Pinelli, adattato per il teatro e diretto da una vulcanica Monica Guerritore. Cinquant'anni di carriera da festeggiare a maggio, lei che ha iniziato con Vittorio De Sica e Giorgio Strehler, e la sfida di portare il pubblico “televisivo” sotto un palco. A confrontarsi con le proprie vanità e debolezze, con un finale liberatorio: «Il pubblico c'è. Esiste ed è capace ancora oggi di accogliere una storia poetica come questa». Nonostante l'abitudine allo spettacolo che ormai interrompe la pubblicità, come vaticinato ormai 40 anni fa da Fellini.

Guerritore, come è stato confrontarsi con un mostro sacro? È rimasta fedele o ci ha messo un po' di Monica?
«Ho cercato di intuire l'intuizione del racconto di Fellini. L'arrivo in un albergo al buio dei sosia chiamati a partecipare allo show di Natale di una televisione privata. C'è Clark Gable, Lucio Dalla, la Bardot. Ma a loro, derubricati alla voce “materiale di varia umanità”, si aggiungono Ginger e Fred. Professionisti scambiati per dilettanti, inseriti nell'ingranaggio spietato della tv commerciale. Era il 1985, erano gli albori di Canale 5... E poi tre le risse in sala trucco, si presentano tutti i personaggi, chiamati a partecipare alla registrazione ma per riempire gli spazi, per coprire i buchi tra una pubblicità e l'altra».
E poi?
«Il viaggio che immagina Fellini in teatro è visionario e molto umoristico, ironico. Ginger e Fred sono chiaramente di un altro mondo, lei in stola di cigno e lui in frac. E nella terza scena, la principale, arriva anche il coinvolgimento del pubblico: si accendono le luci e alle persone in sala viene insegnato quando ridere o stare in silenzio. E il pubblico intuisce non solo quanto i due protagonisti - che aspettano di ballare il loro Cheek to Cheek, in uno show che porta in scena vari stacchetti e pubblicità becera - siano fuori luogo, ma anche le dinamiche di uno spettacolo. La risultanza è quella di cui parlava Fellini: noi facciamo degli spettatori i consumatori di prodotti e loro con “stacchetti ischemici” disimparano a concentrarsi. E finisce tutto in stacchetti da pochi minuti, quelli che oggi hanno portato ai video di Instagram o di Tik Tok».
In mezzo c'è anche la storia sentimentale di Ginger e Fred, che lei definisce «il filo nascosto del loro sentimento che viene interrotto». Che finisce in un bacio e un «Non ti accompagno»...
«Sì, nello spettacolo si intersecano queste due storie, tra divertimento e umorismo. E soprattutto delicatamente, senza scene madri. Sono piccole cose che il pubblico segue. E infatti i teatri sono sempre pieni, con la compagnia che lavora con me da ormai 5 anni siamo sempre accolti con calore. Insomma, alla fine, non ha vinto quella televisione lì. Il pubblico esiste ed è capace ancora oggi di accogliere una storia poetica».
Un'empatia con il pubblico figlia del rapporto sul palco, che divide con Massimiliano Vado e con la squadra de L'anima buona di Sezuan con cui è già stata a Perugia. È stata anche al Festival di Spoleto e ha partecipato al film sulla tragedia della Thyssen. Qual è il suo rapporto con l'Umbria?
«Devo ringraziare il Due Mondi dove ho portato Mi chiedete di parlare su Oriana Fallaci: due anni in tournée. Ringrazio anche il circuito teatrale dell'Umbria che è fortissimo. E Perugia che mi ha sempre ospitata con affetto».
Ginger & Fred sarà al Comunale di Todi martedì 27 e poi al Morlacchi di Perugia il 28 e il 29 e il primo marzo e si preannuncia un successo. Ma ora mi concede una domanda da romanista? Come è stato essere la mamma di Francesco Totti in Speravo de mori' prima?
«Ah, ormai sono per tutti la signora Fiorella. La gente a Roma mi ferma per strada, i tassisti non mi fanno pagare. E quando Totti e Ilary si sono lasciati mi hanno detto “Ma nun mo'o potevate di' prima”? Con Fiorella ho scoperto la mia vena comica. Che ha convinto Verdone a chiedermi di essere sua moglie in Vita da Carlo: “Ma io mica lo sapevo che facevi pure ridere”».
Non solo in tv, ma anche a teatro.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 23 Febbraio 2024, 08:25
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