Disturbi alimentari, il lockdown fa impennare i dati su casi e morti. «Un bollettino di guerra. Aumentano i ricoveri di minori di 14 anni»
di Egle Priolo

Disturbi alimentari, il lockdown fa impennare i dati su casi e morti. «Un bollettino di guerra. Aumentano i ricoveri di minori di 14 anni»

PERUGIA - Il coronavirus fa male anche a chi soffre di disturbi alimentari. Anzi, fa malissimo. «Durante il primo lockdown e purtroppo anche adesso in questa situazione, sono aumentati i casi addirittura del 30 per cento. Così come purtroppo della stessa percentuale è aumentato il tasso di mortalità».

Dati inquietanti quelli forniti da Laura Dalla Ragione, direttore del Centro Disturbi del comportamento alimentare di Palazzo Francisci a Todi, struttura che è anche referente nazionale del ministero della Salute e responsabile del numero verde nazionale. Dalla Ragione parla di «bollettino di guerra», dopo che nelle ultime ore ci sono stati due decessi (non in Umbria) di pazienti con Dca. «Ci sono regioni in cui si muore di più – spiega – e altre in cui si muore meno: dipende dai servizi, se in un territorio ci sono o meno. Perché di anoressia non si muore, è una patologia che si cura e da cui si può guarire. Ma si muore se mancano le cure». L'Umbria, con quattro centri e una rete ormai collaudata e davvero d'eccellenza tanto da ospitare pazienti anche dalle altre regioni, è tra le aree meno colpite dal punto di vista della mortalità («Tasso bassissimo», dice Dalla Ragione) ma non dei nuovi casi.
«I casi sono sempre stati spalmati in tutte le regioni, con un'incidenza che è del 10 per cento delle giovani tra i 12 e i 25 anni – ragiona il direttore -. Un numero già sottostimato e che non prende in considerazione i maschi, ma che comunque in questo 2020 ha visto una crescita incredibile durante il lockdown. Sono aumentati i casi di esordi della malattia e si sono aggravati quelli preesistenti: gli effetti della pandemia sono dannosi anche qui. Con ragazzini sempre più piccoli che soffrono di questi disturbi, anche di 11 anni. Perché? I Dca hanno origini traumatiche e la situazione legata alla pandemia è certamente un trauma per questi ragazzini. Che si sono trovati soli, senza amici, in una situazione di angoscia e magari di tensioni familiari dovute al lockdown. Il cibo allora è diventato un modo per esprimere il proprio disagio, smettendo di mangiare o invece abusandone». «Sono quindi aumentate le richieste di ricoveri di minori di 14 anni – spiega ancora Dalla Ragione – e nei Dca l'esordio precoce è più grave: basti pensare che sei mesi di anoressia in una paziente dodicenne portano già all'osteoporosi».
Il problema, poi, in questo momento di grande stress per il sistema sanitario è rappresentato dalla difficoltà di reperire posti per i ricoveri. «Se nelle altre regioni la situazione è davvero difficile, in Umbria per fortuna possiamo contare su due posti per adulti in Medicina a Umbertide e due in Pediatria a Città di Castello. Ma se ci fossero più urgenze, sarebbe impossibile».

L'Umbria, allora, da virtuosa si muove in aiuto del resto d'Italia, con una petizione per inserire i Dca tra i Lea, in modo che dal ministero possano arrivare fondi specifici per queste patologie e che quindi anche in altre regioni si possano attivare i servizi per cui oggi la piccola Umbria riceve «pazientini» anche da Marche, Abruzzo o Lazio. A fronte, comunque, di liste d'attesa davvero lunghe.
Tutte esperienze che confluiscono in “Cuori invisibili - Obesità e disturbo da alimentazione
incontrollata in età evolutiva”, il libro (Il Pensiero scientifico editore) che Laura Dalla Ragione ha curato insieme a Simone Pampanelli, in uscita questa settimana. E che racconta di quegli «adolescenti e bambini che nessuno vede. Pur essendo ingombranti, pur abitando il mondo con un corpo pesante, un corpo obeso». Quegli stessi pazienti che vengono curati nel Centro Dai di Città della Pieve grazie a un «piccolo esercito di professionisti della salute che affronta a 360 gradi un problema complesso».
E non mancano le buone notizie: tra qualche settimana, infatti, a Todi verrà attivata la Torretta di Marcello e Paola, una casa d'ospitalità per le ragazze che hanno concluso il percorso a Palazzo Francisci ma che necessitano ancora di un periodo di prova. Una struttura realizzata grazie alla donazione di una mamma che ha perso i suoi due figli e all'impegno dell'associazione delle famiglie Mi fido di te. Per aiutare chi verrà dopo.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 13 Novembre 2020, 17:15
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