È festa a Nepi con il pecorino, il salame cotto e le delizie della Tuscia

È festa a Nepi con il pecorino, il salame cotto e le delizie della Tuscia

Pecorino e salame cotto. E ancora fave, vignarola e scapicollata. Un trionfo di profumi e sapori che per un fine settimana trasformerà Nepi nella capitale del gusto di un intero territorio. Dal 10 al 12 maggio la “città delle acque” in provincia di Viterbo tornerà ad aprire le sue porte per la Sagra del pecorino romano e del salame cotto. Il primo è un formaggio che ancora oggi prende vita nelle stesse località dove è nato, le campagne del Lazio; una prelibatezza ormai rara, perché la gran parte della produzione è destinata ai mercati stranieri. Il secondo è una tradizione antichissima della Tuscia, conosciuta e apprezzata già ai tempi degli Antichi Romani; un prodotto unico nel suo genere, che proprio in primavera sprigiona le sue migliori caratteristiche. Ad affiancare queste due delizie saranno tanti altri prodotti tipici del territorio, senza dimenticare le ricette tradizionali proposte a pranzo e a cena presso lo stand della Proloco: la vignarola laziale (un piatto contadino a base di fave, cipolla e lattuga), la cipolla bianca al forno e le salsicce e le carni di maiale alla griglia fornite dai   norcini locali. Ci sarà poi spazio per le fave e la scapicollata, una particolare pancetta stagionata e insaporita con aromi naturali, per la pizza con cipolla nepesina, piatta e non tonda e per una ricca selezione delle specialità come il miele, le confetture, il vino e l’olio. Per tre giorni tra bande musicali, spettacoli itineranti, stornellatori romani e intrattenimenti per i più piccoli, l’evento metterà in vetrina tutte le eccellenze della Tuscia Viterbese: non solo la gastronomia ma anche l’artigianato, il folclore e la musica. 

Spostandosi in Lombardia, la Festa del risotto alla pilota animerà Castel d'Ario dal 9 al 26 maggio. Al centro dell’evento ci sarà il “vialone nano”, una qualità di riso che è il vanto di tutta la zona compresa tra il Mincio e la provincia di Verona; in cucina, viene utilizzato per dare vita a irresistibili ricette come il risotto alla pilota, condito con salamelle o pesce d’acqua dolce. Ancora oggi le massaie di Castel d'Ario si rifanno a una tradizione antichissima: il riso va prima bollito finché non assorbe tutta l’acqua, poi lasciato riposare per completare la cottura, infine condito con burro, salamella mantovana e grana in dosi abbondanti. Questo popolare piatto mantovano, servito alla corte dei Gonzaga e condiviso con il veronese, deve il nome agli operai addetti alla pilatura del riso, chiamati “piloti”, a sua volta derivante da pila, il grande mortaio, dove il riso veniva separato dalle glume tramite una sorta di pestello meccanico.

Ancora in Lombardia ma sulle rive del Lago di Como, Ballabio proporrà il 12 maggio una sorta di viaggio itinerante in 15 tappe tra pane, olio, vino, miele e soprattutto taleggio: un formaggio che, in questo tratto della regione, si è guadagnato nel 1996 la Denominazione di Origine Protetta. Se il taleggio sarà il re indiscusso della fiera, ci sarà tuttavia spazio anche ai numerosi prodotti enogastronomici del territorio valligiano e non solo; durante la giornata non mancheranno appuntamenti didattici e momenti di intrattenimento: la mini fattoria dove sarà possibile assistere alla fasi della mungitura e della preparazione del formaggio, la lezione tenuta da un agronomo per imparare a degustare l’olio e l’angolo del dialetto. La Fiera del Taleggio diventerà così un’occasione per fuggire dalla città alla scoperta dei sapori di una terra che trasuda storia e propone storie, raccontate e vissute dalle persone  che abitano questi luoghi. 
Giovedì 9 Maggio 2019, 15:51
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