Titanic Quarter, pub vittoriani e residenze reali: city break a Belfast
di Sabrina Quartieri

Titanic Quarter, pub vittoriani e residenze reali: city break a Belfast

L’operaio William Mc Quillan perse la vita sul Titanic durante il naufragio. Il suo compito a bordo era stato quello di alimentare con il carbone le 29 caldaie presenti. Sua moglie Margaret, rimasta a terra, lavorava invece in una delle tante fabbriche di lino della città. Del resto, nei primi anni del XX secolo, “Linenopolis” - così si faceva chiamare la capitale dell’Irlanda del Nord - era la maggior esportatrice al mondo della fibra, con oltre 70mila persone impiegate nel settore e, solo nel 1912, circa 60mila tonnellate di materiale mandate all'estero.
 
 

William con Margaret aveva messo al mondo due bambini e non sarebbe dovuto essere sul Titanic. Accettò l'incarico per sostituire un collega che stava per diventare padre. Con questa storia si apre l’affascinante “viaggio” nel “Titanic Belfast”, l’imponente spazio espositivo a forma di nave del Titanic Quarter, la zona in cui fu progettato, costruito e varato il “gigante del mare” più grande del mondo. Il percorso attraverso le nove gallerie distribuite su sei piani inizia con gli anni del boom economico per la capitale del lino e della cantieristica navale.

I visitatori vengono catapultati indietro nel tempo, prima per conoscere le storie sulle industrie in espansione nella fiorente zona, poi per ammirare su un pavimento interattivo i progetti del celebre transatlantico, e fermarsi subito dopo nella Belfast del 1911, precisamente a quel mercoledì 31 maggio alle ore 12:15 quando centomila persone con in mano il biglietto da uno scellino, presenziarono al battesimo della nave. All’epoca la città era uno dei principali porti di partenza per il Nord America, insieme a quelli della Germania e dell’Italia (solo nella prima decade del ‘900 da questi scali salparono verso il Nuovo Mondo oltre 8 milioni di europei). Gli standard di viaggio divenivano intanto sempre più elevati: al posto dei dormitori arrivarono le cabine e i servizi igienici furono adeguati; nelle sale si cominciarono a servire dei piatti caldi, evitando agli ospiti a bordo di doversi portare il cibo da casa; ancora, il capitano con la radio dava notizie sul meteo ai passeggeri, e questi si scambiavano messaggi (o “Marconigrams”) con i familiari rimasti a terra. È il 1900 l'anno in cui la “White Star Line” del banchiere milionario americano John Pierpont Morgan ambisce a far realizzare tre lussuosissime navi “Olympic class” per gli emigranti più ricchi.


Otto anni dopo viene ordinata la costruzione dell'RMS Titanic alla Harland and Wolff, l’industria navale più importante del Regno Unito (tra il 1859 e il 1985 le furono commissionate 1727 navi, anche se non tutte sono state completate). Oggi, del glorioso passato del cantiere di Queen’s Island, che allora copriva un’area di 32 ettari e impiegava circa 10mila persone, restano “Samson” e “Goliath”, le mastodontiche gru gemelle usate per realizzare il transatlantico disegnato dal team guidato da Alexander Carlisle e poi da Thomas Andrews. Il “viaggio” nel museo continua nella pancia del gigante del mare, con i locali delle caldaie, i ponti e le cabine dei passeggeri, impreziosite da elementi d’arredo e oggetti personali trovati a bordo. Seguendo la rotta del Titanic nel suo viaggio inaugurale attraverso l’Atlantico, si arriva poi alle ore 23:40 del 14 aprile 1912, quando avvenne la collisione con l’iceberg che avrebbe causato il naufragio. La mostra, infine, dà spazio alle testimonianze dei sopravvissuti e a una navigazione virtuale negli abissi, per esplorare il relitto della nave ritrovato nel 1985 dal team del professor Robert Ballard.


Per rivivere invece l’atmosfera che si respirava nelle stanze dei disegnatori al tempo in cui prese forma il transatlantico, basta varcare la soglia del “Titanic Hotel”, costruito proprio attorno ai “Drawing office” della Harland and Wollf. Grazie a un importante restauro conservativo dell’edificio di proprietà della “Titanic Foundation”, oggi, infatti, le celebri sale fanno parte dell’elegante boutique hotel che ospita al suo interno un raffinato ristorante. Il palazzo-museo è ricco di pezzi d’arredo originali, come le piastrelle del bar nel “Drawing office” numero due, usate anche sul Titanic per la piscina e i bagni della prima classe. O ancora l’intonaco, che è opera degli stessi muratori che lavorarono a bordo; e le pareti, che conservano i manifesti pubblicitari della “White Star Line”, realizzati dai migliori illustratori britannici del XX secolo per rappresentare la velocità, l’imponenza e l’opulenza delle sue navi; oppure i modellini e i dipinti di imbarcazioni della “Presentation Room”, la sala dove venne mostrato l’imponente progetto del gigante del mare. Una celebre stanza che vanta inoltre la vista più bella dell’hotel: dalle sue finestre ci si affaccia infatti sul “Drawing office” principale, dove i disegnatori incaricati di progettare la nave trascorrevano lunghe e laboriose giornate. Oggi, questo spazio è invece un’elegante Ballroom impreziosita da manufatti originali salvati durante il restauro.


L’ingresso, infine, mantiene le porte girevoli di allora, mentre la lobby ospita la grande cabina telefonica con i vetri ricurvi da cui partivano le comunicazioni del quartier generale e dove arrivò la chiamata del tragico naufragio che si stava compiendo. Prima di lasciare il Titanic Quarter, vale la pena addentrarsi nella “SS Nomadic”, il tender usato dai 172 passeggeri della prima e seconda classe per raggiungere il transatlantico: l’opulenza degli arredi che si nota al suo interno era stata voluta per dare ai viaggiatori un assaggio del lusso che avrebbero trovato sul Titanic. Ancora: in uno dei suoi angoli, magari accanto al bar originale, rimasto intatto, è possibile farsi una foto ricordo con degli abiti dell’epoca, e postarla poi sui social network ricordandosi di taggare @nomadicbelfast. Infine, dopo la passeggiata al Titanic’s Dock and Pump-House, luogo del varo, non è da perdere la visita alla “HMS Caroline”. Ovvero, all’ultimo incrociatore esistente impiegato nella battaglia dello Jutland tra britannici e tedeschi e l’unica nave da guerra del Primo Conflitto mondiale accessibile al pubblico in tutta l'Irlanda. Il percorso conduce alla scoperta degli uffici del capitano e degli ufficiali, della sala mensa, delle cabine e dei ponti, dove si conservano diversi pezzi di artiglieria navale.


Un tuffo nella Belfast di oggi, vibrante e dinamica pur restando autentica, lo si può compiere invece con una full immersion nella scena gastronomica cittadina, al seguito delle esperte guide di Taste&Tour. La prima tappa è nel locale considerato da sempre un’istituzione: “The Crown Liquor Saloon”, un antico pub vittoriano che promette un gin & tonic in un’atmosfera piena di fascino. Fu un artigiano italiano che costruiva chiese a realizzare questo locale a fine Ottocento. Per farlo, lavorava di notte in cambio di birre gratis. Le vetrate magistralmente decorate ricordano i luoghi sacri; i divanetti in pelle e il soffitto di legno intarsiato riportano alla mente le antiche residenze di caccia; ma a rendere l’esperienza speciale e unica, sono gli insoliti salottini in cui ci si può chiudere dentro e ordinare poi i drink usando un apposito campanello. Il marmo di Carrara del bancone, le lampade a gas originali e il tappeto all’ingresso con la corona (in omaggio alla Regina Vittoria che nel 1888 concesse lo status di città a Belfast) impreziosiscono ulteriormente questo pub sospeso nel tempo. La seconda tappa del tour è da “Co couture”, un’accogliente cioccolateria che sforna bon bon, tartufini e altre leccornie, da accompagnare a una fumante tazza di cacao biologico del Madagascar.


Si continua con “Sawers”, la bottega delle delizie per eccellenza, dove si assaggiano il salmone affumicato e il burro fatto in casa. “Pablos” viene subito dopo: l’hamburgheria dal tocco glamour offre appetitosi panini da consumare tra poltrone di velluto blu, morbidi divani rosa, lampade viola dalla luce soffusa, una carta da parati con motivi floreali e un soffitto fatto di specchi. Uno squisito e tradizionale Irish whisky è invece il prodotto di punta di “The Jailhouse”, mentre il blue cheese più famoso del Paese, con tanto di premio ricevuto, è quanto di meglio si può chiedere da “Mikes”. Il negozio del formaggio è la sosta conclusiva del tour enogastronomico nella città che in passato, insieme ad altre località dell’Irlanda del Nord, ha vissuto anni turbolenti per il conflitto tra protestanti e cattolici. A distanza di 50 anni dagli scontri che si consumarono proprio a Belfast nella zona che conduceva a Shankill road, roccaforte dei primi, c’è un luogo che vale la pena visitare concedendosi una gita fuoriporta: “Hillsborough Castle”, un maniero che ha giocato un ruolo centrale nel processo di pace tra unionisti e repubblicani. Risalente al 1770, questo sontuoso edificio in stile tardo-georgiano è la residenza del Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord sin dal 1970 ed è usato da sempre dalla famiglia reale britannica.


È nella sua Stanza Rossa, infatti, tra i quadri-miniatura donati da Re Alberto alla Regina Vittoria, che nel 2005, per la prima volta in territorio irlandese, la Regina Elisabetta II incontra la presidente dell’Irlanda Mary McAlesee. Il percorso conduce poi nella “Sala delle Cerimonie”, dove fu ospitato anche Benjamin Franklin; ancora, nella “Drawing Room”, che conserva un ritratto del Principe di Galles Carlo, un quadro da lui dipinto diventato un francobollo e la riproduzione di un cappellino celeste indossato dalla Regina Madre in uno dei garden party al castello. Raggiunta la “Sala del Trono”, si entra invece in un microcosmo opulento dominato dal verde, con un grande tappeto egiziano, il quadro di Rubens dedicato alla Maria Maddalena e il pianoforte a coda usato nelle feste organizzate ogni anno a marzo dal principe di Galles. Il placido boschetto, il roseto e il viale di alberi di tasso detto anche “Yew Tree walk” concludono la visita al maniero iniziata con un benvenuto tipico irlandese: l’abbraccio delle giganti corna di un cervo sulla porta d'ingresso di “Hillsborough Castle”. Rientrati in città, la giornata continua all'insegna del romanticismo. Come? Con una cena da sogno al “Café Parisien Belfast”, guardando una magica City Hall illuminata da fiabesche decorazioni natalizie.
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento: Venerdì 27 Dicembre 2019, 16:52
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