Afternoon tea da Babingtons: tra tazze fumanti e scones, qui sono passate famiglie reali e stelle del cinema
di Sabrina Quartieri

Afternoon tea da Babingtons: tra tazze fumanti e scones, qui sono passate famiglie reali e stelle del cinema

La sua affascinante storia ha inizio nel lontano 1893, quando Anna Maria Babington e Isabel Cargill, due intraprendenti donne inglesi, arrivano a Roma per aprire la prima sala in Italia dedicata alla lettura e al tè. E cioè, Babingtons, un luogo che onorasse un’usanza anglosassone che presto sarebbe diventata famosa in tutto il mondo: il rituale dell’afternoon tea. Da allora, per 126 anni, ogni giorno alle ore 17 in punto, l’iconico locale a piazza di Spagna fa rivivere questa elegante tradizione, servendo fumanti scones appena sfornati, pasticcini mignon fatti in casa e aromatiche foglie in infusione in preziose porcellane, per offrire ai suoi ospiti un momento senza tempo che delizia spirito e palato. Il tea time, d’altronde, per chi lo conosce, è davvero irrinunciabile, specie se autentico e glamour come da Babingtons. L’antica sala da tè, che in più di un secolo ha servito quasi due milioni di tazze di Darjeeling, oggi è di proprietà di Rory Bruce e Chiara Bedini, cugini tra loro e pronipoti di Isabel, l’avventuriera che, con la sua socia, a fine Ottocento avviò questo raffinato microcosmo dove sono passate, nel tempo, figure di rilievo, e tutte amanti dell’afternoon tea.
 
 

Come la principessa Margaret, sorella della Regina Elisabetta II; l’attrice Audrey Hepburn, entrata per la prima volta da Babingtons durante le riprese del film “Vacanze romane”; l’attrice e cantante Liza Minnelli, che per sfuggire ai suoi fans una volta uscì dalla porta della cucina; e, ancora, la scrittrice Elsa Morante, che amava sedersi al tavolo sotto la finestra che affaccia sulla piazza, e prendere appunti tra letture, sigarette e calde tazze di sublimi miscele. «Elizabeth Taylor qui ha incontrato Richard Burton, ad esempio. Visto che mia nonna Dorothy aveva sposato il capo della Metro Goldwyn Mayer Europa, questo salotto era infatti frequentato anche dalle grandi produzioni americane e da molti attori. Oggi come ieri – racconta Bruce – la filosofia è la stessa. Ci si incontra per fare business, come in un tipico club londinese». Ma in oltre un secolo di storia, Babingtons non ha perso la sua autenticità: «Le ricette sono ancora quelle tramandate dalla mia bisnonna Isabel, che si era innamorata di Roma durante un Grand Tour ed era poi tornata per restarci per sempre», aggiunge il proprietario.

Così, per la prima volta nella Città eterna e in tutta Italia, nel 1893 il tè che si trovava solo nelle farmacie, esce dagli scaffali e finisce sui tavoli della sala aperta nella cosiddetta “piazza degli inglesi”, per via dei tanti anglosassoni che proprio lì gestivano delle attività, da chi restaurava carrozze a chi vendeva medicine. Ma nella Londra nobiliare, già negli anni 40 dell’Ottocento, comincia a diffondersi una nuova moda legata al tè. È la duchessa Anna Maria di Bedford, dama di compagnia della Regina Vittoria, a essere colta spesso da un languorino pomeridiano e a concedersi un piccolo spuntino a base della pregiata spezia infusa e di stuzzichini. E quando la sua pausa golosa comincia a essere nota tra le sue altolocate amicizie, in poco tempo si trasforma in un vero e proprio rito sociale, che trova la sua maggiore sostenitrice nella sovrana. Grazie a lei, l’afternoon tea diventa un’istituzione, arricchendosi di ricette dolci e salate, e a fine '800 arriva anche a Roma con Babingtons. Chi meglio di questa sala, quindi, può svelare nella Città eterna tutti i segreti del rituale inglese? La prima regola da seguire per un tea time con i fiocchi riguarda la scelta delle foglie per l’infusione.

Un grande classico delle ore 17 è il tè nero del Darjeeling e di Ceylon, molto forte, e proposto anche in un’interessante variante al bergamotto. Prima, però, occorre depurare l’acqua dal calcare in eccesso (qui si usa un costoso sistema di osmosi inversa), portarla a ebollizione e riversarla sulle foglie. Il tè è accompagnato da latte e zucchero, e mai da limone, per non distruggere la complessità aromatica della miscela! Il tocco di eleganza viene invece conferito dall’argenteria e dalle tazze di porcellana, ma attenzione alla loro provenienza. «Devono essere del tipo “Fine bone China”, di quelle molto sottili – spiega il signor Bruce – Inoltre è bene mettere prima il latte che serve a raffreddare e, in un secondo momento, aggiungere il tè caldo. In tal modo si evita che si formino le antipatiche crepe nere interne che creano un senso di disordine». L’afternoon tea onora sia il dolce che il salato, in quanto a leccornie da mangiare, fin dalle sue origini. Si racconta che fu proprio la Regina Vittoria a pretenderne una versione rinforzata.

Ma se nell’Ottocento il tea time era un lusso per pochi (pare che la servitù delle famiglie nobiliari si portasse a casa, per riutilizzarle, le foglie usate nell’infusione), la pregiatissima spezia diventa la bevanda del popolo durante i conflitti bellici dello scorso secolo. Il tè, infatti, inizia a essere servito ai soldati in trincea. Ancora dopo, infine, entrerà nelle case delle classi operaie, che proprio il pomeriggio dopo il lavoro, si concedevano una tazza calda con pasto salato. Come da tradizione, da Babingtons si prepara un’alzata di leccornie su tre livelli, che comprende dei sandwich con pollo, uova, cetriolo e salmone scozzese, ma anche dei pasticcini assortiti fatti in casa, come lo “short bread”, di pasta frolla e burro salato. E, ancora, gli immancabili scones, anche nella variante con uvetta, serviti caldi accanto alla marmellata di fragola e alla panna montata non zuccherata. Ma il vero rituale del tè inglese non vuole la clotted cream a base di latte di mucca della Cornovaglia o del Devonshire?

«Sì, ma averla fresca sarebbe impossibile – rivela il proprietario – Mi sono informato e l'unico prodotto che potremmo acquistare, importato dalla Germania, è a lunga conservazione. Per questo preferiamo non usarlo». Nel locale di piazza di Spagna dallo stile contemporaneo, pur avendo mantenuto qualche elemento di arredo coloniale e una tappezzeria dai motivi floreali che omaggia la femminilità, ci sono quattro menu per l’afternoon tea. I loro nomi sono tutti ispirati alle donne che hanno fatto la storia di questo luogo, come Isabel, Anna Maria, Dorothy e Aunty Annie. Per un tocco di lusso in più, tra le proposte è stato aggiunto anche un calice di champagne. In ultimo, per un tea time che si rispetti, non bisogna dimenticare di usare le buone maniere: attenzione quindi a non fare rumore mentre si sorseggia la bevanda, che va degustata con pacatezza e con un fare gentile, o quando si addentano scones e pasticcini. Serve un esempio di galateo? Basta dedicare qualche minuto alla prima puntata della terza stagione di “The Crown” su Netflix, quando la Regina Elisabetta è seduta al tavolo del suo studio davanti alla sua fumante tazza di tè.
 
 
 
Martedì 26 Novembre 2019, 20:03
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