Toxic beauty fatta di pixel. I nuovi canoni estetici di social e pubblicità generano solo insoddisfazione: sono irreali e tossici

Toxic beauty fatta di pixel. I nuovi canoni estetici di social e pubblicità generano solo insoddisfazione: sono irreali e tossici

di Maddalena Messeri
“Bionde trecce e viso claro” era questo il concetto di bellezza femminile per i poeti del 1200, incantati da volti di donne angeliche che trasmettevano, grazie alla loro purezza, una luce divina, facendoli innamorare. Da quelle scintille è nata la poesia italiana. Sono passati secoli e non si può dire che le cose siano rimaste uguali perché oggi siamo addirittura al contrappasso: si rincorre una bellezza stereotipata e triviale che spesso esiste solo dentro Photoshop. E la poesia “muta”. Lo spiega bene l’autrice inglese Ellen Atlanta nel suo saggio “Carne di pixel: come la cultura tossica della bellezza danneggia le donne” uno studio approfondito su come i tempi moderni stiano alterando la nostra percezione estetica a colpi di social e pubblicità. Purtroppo le vittime di questo meccanismo sono proprio le donne, primo veicolo di standard irraggiungibili. “Abbiamo la body positivity, l’empowerment, ma guardandomi intorno nulla è cambiato: stesse conversazioni su cosa non mangiare, sui trattamenti da fare. La toxic beauty crea barriere molto reali” dice la giovane autrice “Le Kardashian hanno tutto quello che serve: chirurghi, dietologi, personal trainer, eppure non postano una foto senza che sia modificata”. Un bombardamento di foto filtrate e ritoccate che alimenta l’insoddisfazione e che fa tornare indietro un genere intero. E chiosa la Atlanta: “Riconoscere qualità morali come coraggio, gentilezza e intelligenza è il primo passo contro l’omologazione”.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 27 Maggio 2024, 13:16
© RIPRODUZIONE RISERVATA