Sesso, aumentano i casi di bullismo tra i giovani. "Sexting e Revenge porn comuni nella fascia 11-19 anni"

Sesso, aumentano i casi di bullismo tra i giovani. "Sexting e Revenge porn comuni nella fascia 11-19 anni"

A lanciare l'allarme è stato l'Osservatorio Nazionale Adolescenza che ha condotto, insieme a Skuola.net, un'indagine su 11mila ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 19 anni. La pratica del sexting, letteralmente "inviare messaggi sessualmente espliciti", sembra essere molto diffusa tra gli adolescenti ed è spesso seguita dalla cosiddetta "revenge porn", ossia "vendetta pornografica".

Tiziana e le altre, vittime della vendetta in Rete: nessuna pietà anche dopo morte

Fake porn, anche Twitter contro i video hard con i volti delle star mondiali

Il termine si riferisce alla sempre più comune pratica di condividere online, a seguito della rottura, foto e video del partner ripreso durante un momento intimo.
I risultati dell'indagine sono sconcertanti: il 33% dei casi di cyberbullismo sono a sfondo sessuale (in Italia un caso su tre di bullismo in rete è di questo genere).
“Tra i ragazzi sta diventando una consuetudine condividere immagini del proprio corpo", spiega Maura Manca, presidente dell’Osservatorio.

"Questa normalizzazione rende tutto più problematico perché non si rendono conto dei potenziali rischi. Passare dal sexting all’essere vittima di cyberbullismo è facile: quando l’immagine che ho inviato in confidenza alle amiche o al fidanzato viene utilizzata contro di me ormai è troppo tardi. È una pratica diffusa anche tra amici, soprattutto tra le ragazze. A Modena si è registrato un caso che ha coinvolto 60 ragazze: sono partite da qualche foto in costume per arrivare a video di masturbazione. Nel momento in cui inviano queste foto si fidano e non pensano che quell’immagine possa essere usata come un’arma. Spesso il cyberbullismo sfocia in una sorta di estorsione: se non fai quello che ti dico la pubblico oppure mi vendico."
“È ora che si rendano conto - continua la presidente, lanciando un appello alla politica italiana - che questi ragazzini accedono alla pornografia attraverso gli smartphone. Vanno formati ed educati fin da quando son piccoli. La scuola italiana non vuole parlare di sessualità ai bambini e poi ci troviamo di fronte alla loro inconsapevolezza e a questi dati. Dobbiamo al più presto dare loro strumenti: non serve un incontro una tantum o parlare loro degli organi del corpo in una lezione di scienze. Dobbiamo fare come nel resto dell’Europa, introdurre l’educazione sessuale a scuola”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA