Antonio Meucci moriva 130 anni fa: dalla cornetta al cellulare, la rivoluzione in uno squillo
di Valeria Arnaldi

Antonio Meucci moriva 130 anni fa: dalla cornetta al cellulare, la rivoluzione in uno squillo

Il telefono, la nostra voce. Ma non solo. «È il più grande fastidio tra le comodità e la più grande comodità tra i fastidi», secondo Robert Staughton Lynd. Ma è anche «la più grande invenzione dell'umanità dopo la ruota», almeno per il regista Dino Risi.

Sta di fatto che oggi ricorrono i 130 anni dalla morte di Antonio Meucci, accreditato da più fonti come inventore del telefono: che, però, da brevetto, risulta ideato da Alexander Graham Bell. Meucci infatti scoprì nel 1849 la trasmissione della voce per via elettrica. Trasferitosi a New York, nel 1854 per parlare con la moglie malata allestì un collegamento telefonico tra stanza e laboratorio. Nel '65, a seguito degli esperimenti di Innocenzo Manzetti, Meucci rivendicò la sua invenzione. Nel 72, presentò il suo lavoro all'American District Telegraph Co., tra i cui consulenti figurava Bell. A dicembre 1974, per difficoltà economiche, non riuscì a rinnovare il caveat. E Bell depositò il brevetto del telefono. Da qui, l'inizio di un processo, che al di là della conclusione in aula, senza vincitori, è arrivato fino al nuovo millennio, con il riconoscimento americano del ruolo avuto da Meucci nell'invenzione, non della paternità.

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Dalla prima chiamata, il telefono ne ha fatta di storia. Oggi, si stimano in circa 13 miliardi ogni giorno le telefonate nel mondo. Ed è solo una parte della comunicazione. La nascita del cellulare, con tutte le sue funzioni, sms e chat, ha segnato una ulteriore rivoluzione.

Il fisso è quasi scomparso - In Italia, ci sono circa 19 milioni di linee - soppiantato dal mobile e dalla tecnologia Voice Over IP che consente chiamate attraverso il web.
La cornetta rimane però viva nell'immaginario, tra cinema, musica, tv. Il film del 1948, Il terrore corre sul filo di Fletcher, adattamento di un suo radiodramma del 43, fa tremare la platea a ogni squillo. La frase Telefono-Casa è il tormentone che caratterizza E.T. l'extra-terrestre, nel 1982. In linea con l'assassino di Joel Schumacher, nel 2002, vede il protagonista costretto a rimanere in una cabina telefonica.

Il piccolo schermo non sta a guardare: cult le chiamate di Franca Valeri come Sora Cecioni, nel 1967. Non sono da meno le canzoni, da Se telefonando di Mina a Piange il telefono di Modugno. Si giocava perfino a stare al telefono: si pensi al finto apparecchio Fisher Price, celebrato da Disney in Toy Story 3. Il telefono ha segnato il costume e, ancora oggi, tra squilli e chat, racconta chi siamo. Tra social e smartphone.

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Venerdì 18 Ottobre 2019, 05:01
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