La vera identità di Metroman: «Canto in metro, come i rumeni, e trasformo i treni in uno stadio»
di Ilaria Del Prete

Metroman, chi è Nicolò Modica: «Canto in metro, come i rumeni, e trasformo i treni in uno stadio»

Per chi prende i mezzi pubblici da Milano a Roma, passando per Torino e Napoli, il suo nome è ormai diventato leggenda: Metroman è il supereroe dei pendolari. Le sue armi microfono, cassa portatile e smartphone. Il superpotere, una voce imperfetta capace di strappare sorrisi anche dopo una giornata storta. Dietro agli immancabili occhiali da sole e cappellino, nasconde la sua vera identità Nicolò Modica, 38 anni e da dieci cantante per eccellenza delle metropolitane italiane, fenomeno social su Facebook e Instagram e protagonista dell'ultimo videoclip di Calcutta.



Come si è trasformato in Metroman?
«Tutto è iniziato nel 2006. Ho vissuto un'adolescenza difficile, poi da Torino mi sono trasferito a Milano e lì è cominciata la mia rinascita. Cantare in metro è stato un modo per sconfiggere la solitudine. Se facevo il simpatico non ero più solo».
Perché proprio l'artista di strada?
«Mi sono ispirato ai rumeni, loro cantavano già in metro. Ho pensato che raccattare monetine con l'euro sarebbe stato conveniente».
Lo è?
«L'artista di strada fa tutto, tranne che la fame».
E la gente come ha reagito alle sue performance esagerate?
«I pendolari mi vogliono bene. Ogni volta che canto in un vagone mi danno soldi e fanno video che poi pubblicano sui social».
La sua voce non è melodiosa, eppure i suoi show hanno successo. Perché?
«Nel mio caso non importa come canti, ma dove canti. Piaccio perché faccio ridere, sdrammatizzo e sono come loro. Così ho trasformato la metro in uno stadio».
Ha duettato anche con Giorgia Meloni. Com'è andata?
«Ci siamo incontrati per caso nella metro B a Roma. Mi è piaciuta la sua spontaneità, ha fatto anche il salto della banchina. Anche se non sempre condivido le sue idee politiche, è stato divertente».
C'è differenza tra romani e milanesi?
«Non molta. Sia sulla linea rossa sia sulla metro A pensano solo a lavorare. A Napoli c'è cuore e teatralità. Cantano tutti».
Che ruolo hanno i social nella sua carriera?
«Io ogni giorno arrivo a cantare anche 50 canzoni, da capolinea a capolinea per diverse volte. Poi pubblico qualche video - o me li gira mio fratello o me li inviano i fan - e il mio pubblico virtuale arriva fino a 80mila persone. Ed è sui social che ho conosciuto Calcutta».
Racconti.
«Lui mi seguiva su Instagram perché avevo pubblicato alcuni video in cui cantavo sue canzoni. Abbiamo cominciato a scriverci, poi mi ha chiesto se volevo interpretare il video di Sorriso (Milano Dateo). E ho accettato».



Reciterà ancora?
«In quello che faccio tutti i giorni già indosso una maschera. Prima cantavo solo per i soldi, ora sogno una rivoluzione artistica. Voglio fondare il Partito dell'artismo. Slogan: potere alla fantasia».

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Mercoledì 3 Luglio 2019, 05:01
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