Dario Bressanini, un chimico su Instagram: «Grazie ai social spiego la scienza a tutti»

Dario Bressanini, un chimico su Instagram: «Grazie ai social spiego la scienza a tutti»

Se si digita Dario Bressanini su Google tra i primi risultati suggeriti c'è "moglie". Gli altri stupiscono poco, perché hanno tutti a che fare con il lato pubblico di un ricercatore scientifico, un "amichevole chimico di quartiere" - come si autodefinisce - e riportano ai suoi libri, alle sue ricette e ad alcuni argomenti spinosi legati a scienza e cucina, come l'olio di palma. Mentre della sua vita privata non ama parlare ma per le strane dinamiche del web il risultato legato alla sua partner è primo in classifica, Bressanini si rivolge con disinvoltura a più di 111mila follower su Instagram e a più del doppio su YouTube.



Perché ha scelto di fare divulgazione scientifica sui social? 
«All’inizio ho aperto un blog, avevo la mia pagina Facebook. Poi mio figlio mi ha detto che per raggiungere i giovani devi stare su Instagram e YouTube. Ho accettato la sfida ottenendo un successo insperato: ora mi seguono anche i ragazzini delle scuole medie». 
C’è una differenza tra i follower delle diverse piattaforme?
«Sì. Su Instagram mi seguono molte donne. Su Youtube più uomini, soprattutto studenti delle superiori e universitari». 
Si rivolge solo a chi è già interessato a temi scientifici?
«Ho cominciato parlando di cibo e scienza, quindi molti arrivavano sul blog per le ricette. Ma io uso questi argomenti per spiegare cosa c’è dietro dal punto di vista chimico e riesco a interessare un pubblico più vasto». 
Il lato buono del web...
«Sì, perché riesce a bucare le “bolle” che noi scienziati ci costruiamo attorno.  Così si raggiungono persone che non sapevano che la scienza potesse essere interessante».
Quali sono gli argomenti che riscuotono più interesse?
«Su Instagram appassionano molto integratori, bibitoni, prodotti per dimagrire. Tutta fuffa, roba che non funziona ma è pubblicizzata dalle star. Le mie spiegazioni si basano su quello che dice la ricerca scientifica, non sul mio parere. Dietro questi prodotti c’è solo marketing».
Deve essersi fatto parecchi nemici...
«Diciamo che le beauty influencer che spacciano bibitoni non mi amano. Ma  non ce l’ho con loro».



Esistono dei temi sui quali incontran particolare resistenza?
«Sì. Quelli che vanno contro delle convinzioni molto radicate».
Per esempio?
«Mi sono beccato un sacco di insulti quando ho spiegato che per cuocere la pasta è sufficiente far bollire l’acqua, buttare gli spaghetti, riportare a ebollizione e poi spegnere il fuoco». 
Parliamo di bufale scientifiche. A cosa bisogna fare attenzione?
«Alle fonti. Devono essere sempre citate. E alle affermazioni ecltanti, nel bene e nel male. Soprattutto su temi che scatenano una reazione emotiva, come il cancro».
Il futuro della divulgazione è sui social?
«È sicuramente un modo per restituire alla società qualcosa dopo tanti anni di studi. Spero che lo facciano sempre più giovani e li incoraggio a mettersi alla prova».

ilaria.delprete@leggo.it
Mercoledì 15 Maggio 2019, 09:15
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