Facebook lancia Study, l'app che paga gli utenti per essere spiati
di Alessio Caprodossi

Facebook lancia Study, l'app che paga gli utenti per essere spiati

Guadagnare grazie allo smartphone. Ora Facebook ti paga per avere accesso ai dati personali. Travolto dagli scandali e dai ripetuti flop nell'ambito della privacy, il social network ha deciso di mettere mano al portafoglio e ricompensare coloro che vorranno condividere le proprie abitudini circa l'utilizzo delle applicazioni sul proprio smartphone.

COME FUNZIONA Per partecipare bisogna scaricare l'applicazione Study from Facebook dedicata alle ricerche di mercato (sarebbe l'erede di Facebook Research, sospesa all'inizio dell'anno per via di pratiche poco chiare nella raccolta dati degli utenti) ma non tutti potranno farlo, poiché gli iscritti idonei saranno reclutati mediante annunci pubblicitari al fine di evitare che qualcuno possa prendere parte all'esperimento solo per assicurarsi un'entrata economica.

TRASPARENZA Non saranno raccolti dati personali presenti sullo smartphone: niente informazioni su credenziali e password, sui contenuti e sui messaggi condivisi con i contatti, nessuna vendita di dati a terze parti e nessuna profilazione per il successivo invio di messaggi pubblicitari su misura.

COMPENSO SEGRETO Facebook non ha diffuso quale sarà il compenso per i partecipanti (con Facebook Research si arrivava a 20 dollari). Chiari invece i dati che saranno monitorati dall'app: Facebook vuole sapere quali app sono installate sul telefono, quali sono le funzionalità più utilizzate, quanto tempo si trascorre su ogni app, il Paese di provenienza, la tipologia e modello del dispositivo che si usa.

REQUISITI A differenza del passato, quando Facebook entrava in contatto con iscritti dai 13 ai 35 anni, su Study possono accedere solo i maggiorenni. Il servizio sarà disponibile all'inizio solo negli Stati Uniti e in India, con l'intento di espandersi negli altri Paesi entro pochi mesi.

L'ULTIMA GRANA Ma contemporaneamente arrivano le rivelazioni del Wall Street Journal: Mark Zuckerberg sapeva dei problemi alla privacy di Facebook, delle pratiche dubbie adottate e che hanno portato allo scandalo dei dati ceduti a Cambridge Analytica. Alcune email, appena scoperte, rivelerebbero la volontà di Facebook di raggiungere rapidamente un patteggiamento con la Federal Trade Commission sulla privacy per evitare danni alla reputazione del social.

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Giovedì 13 Giugno 2019, 05:01
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