Federer, l'allenatore Ljubii: «Roger ha capito in estate che era tempo di fermarsi»

Federer, l'allenatore Ljubii: «Roger ha capito in estate che era tempo di fermarsi»

di Piergiorgio Bruni


Oltre ai molti successi nel circuito ATP, che nel 2006 gli hanno fruttato la posizione numero 3 del ranking mondiale, la storia lo ricorderà come l'ultimo coach di Roger Federer. Ivan Ljubii racconta la genesi della sofferta decisione di King Roger di appendere la racchetta al chiodo professionistico e consegnare definitivamente la sua storia alla leggenda. Non prima di esibirsi, per un'ultima volta, questo weekend a Londra, durante la Laver Cup. «Confermo che giocherò solamente il doppio (con Nadal, ndr), poi mi ritirerò dal torneo. Matteo Berrettini entrerà al mio posto», le parole dell'elvetico a poche ore dall'inizio della manifestazione.


Ljubcic, è stata una decisione condivisa?
«Ne abbiamo parlato già da dopo Wimbledon dell'anno scorso (gara persa contro Hurkacz, ndr), quando aveva qualche problema fisico. Poi, è stata un'estate molto lunga e turbolenta perché doveva decidere se operarsi o aspettare che il ginocchio migliorasse. Ha optato per l'intervento e le cose sono andate bene fino a qualche settimana fa, quando però ha capito che i miglioramenti non erano stati abbastanza sostanziosi per portarlo a essere di nuovo competitivo ai massimi livelli».


Ha visto un po' di paura negli occhi di Federer?

«Non credo abbia timore come l'aveva Totti nel giorno del suo addio o anche io quando mi sono ritirato. Roger è diverso dal punto di vista caratteriale: era un anno che non gareggiava dunque si è preparato mentalmente. Sta facendo una vita normale già da un po' di tempo, il non competere nei tornei ufficiali non cambia più di tanto la sua vita: famiglia e amici stretti restano la cosa più importante».


Che cosa significa il ritiro dell'elvetico?
«Rappresenta la fine di una carriera incredibile, non tanto per i numeri ottenuti ma per quello che ha portato al mondo dello sport. Ritengo che Roger abbia cambiato il tennis, ci ha fatto vedere che si può dominare e vincere per anni. Con un'eleganza e uno stile davvero speciali. E continuerà a far parte di questo sport perché lo ama fin troppo per sparire».


Ljubicic, che cosa le ha trasmesso?
«La capacità di gestire alcune situazioni e il modo di affrontare i momenti difficili. In poche parole: vivere».


E lei?
«Tennisticamente, credere maggiormente in sé stesso».


Avete mai litigato o discusso?
«Mai. Professionalmente abbiamo avuto differenti visioni, ma Roger è una persona molto obiettiva e calma. E, soprattutto, non pensa assolutamente che il mondo giri attorno a lui».


Che eredità lascia alle nuove generazioni del tennis?
«Ha spinto tanti a competere e continuerà a ispirare la gente che pratica questa disciplina».


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Ultimo aggiornamento: Giovedì 22 Settembre 2022, 09:27
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