Bertolucci e il fenomeno Sinner: «Mi ricorda Murray ma vince con la testa di Nadal»
di Piero Valesio

Bertolucci e il fenomeno Sinner: «Mi ricorda Murray
ma vince con la testa di Nadal»

«Finalmente le cicogne hanno valicato le Alpi». Paolo Bertolucci, il più empatico fra i componenti di quell’epoca d’oro del tennis italiano che oggi, grazie a Sinner, Musetti, Berrettini, Sonego pare aver trovato un’era-nipote potenzialmente capace di scatenare eguali entusiasmi, intanto ringrazia la buona sorte. Quella che ha portato alcune cicogne a depositare i loro frignanti fagotti sulla terra italica. Invece di fermarsi altrove. «Abbiamo vissuto decenni in cui i talenti nascevano a pochi chilometri dai nostri confini: Svizzera, Austria, Croazia, Francia. Dappertutto meno che da noi. Ora finalmente quei volatili hanno deciso di percorrere qualche chilometro in più».
Nel caso di Sinner la cicogna si è fermata subito dopo il confine…
«Alcuni motivi della sua crescita stanno anche in questo. È stato educato a impegnarsi per ottenere risultati, a ringraziare il Padreterno o chi per lui per il suo talento e a dare il giusto peso alle cose. In montagna certe cose si imparano meglio».
Chi le ricorda Jannik?
«Nessun italiano. Vorrei pronunciare un nome pericoloso ma voglio spiegare perché».
Prego.
«Jannik è un po’ Juan Carlos Ferrero, un po’ David Ferrer, un po’ Murray. Ma soprattutto ha un approccio che è quello di Nadal. Secondo me non è un caso che Rafa lo abbia scelto per allenarsi con lui a inizio stagione. L’approccio è questo: si impara di continuo e per farlo si lavora duramente. Gioiosi per quello che si fa e consci che sempre di un campo da tennis si tratta».
Rafa ha espresso il suo miglior gioco a rete dopo aver compiuto trent’anni.
«Appunto. Questo tipo di atteggiamento è ciò che separa un ottimo giocatore da un campione. E comunque, secondo me, c’è un colpo che Jannik deve migliorare prima del gioco a volo».
Quale?
«La risposta. Con i fondamentali che si ritrova può trovarne una più fulminante di quella di oggi. A rete ci andrà sempre più, vedrete. Un po’ alla volta. Non sarà mai un giocatore “di rete” ma seguirà gli attacchi con più frequenza. Perché l’importante è andare avanti magari tre-quattro volte a set ma poi prendersi il punto. Se no, non serve».
Oggi semifinale con Bautista Agut, già battuto a Dubai al terzo set, ma dopo una lotta durissima.
«Meglio lui di Medvedev. Jannik si diverte a giocare partite dove si sputa l’anima. Ha il tempo per costruire il suo gioco e poi fare la cosa giusta al momento giusto. Però lo dico subito: dovesse perdere, amen. Non perdiamo noi il senso della misura».
Ovvero?
«A inizio anno pensavo che dopo 12 mesi avrei trovato Jannik diciamo nei primi 20. Che avrebbe azzeccato qualche buon torneo. Oggi ci sta facendo vedere un progresso pazzesco. Non so dove potrà arrivare. Ma d’altro canto sempre di un ragazzo di 19 anni stiamo parlando. Se perde, pazienza. È anche giusto che perda. Lo dico per zittire tutti quelli già pronti a farsi prendere dalla disillusione con la stessa rapidità con cui si sono entusiasmati».
Jannik è l’ottavo ragazzo sotto i vent’anni a entrare nelle semi di Miami. Cinque di questi (Agassi, Hewitt, Nadal, Djokovic e Murray) sono diventati numeri 1 al mondo.
«Proprio per restare con i piedi ancorati alla terra…».

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 Aprile 2021, 07:35
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