La pattinatrice cinese cade in gara: alle Olimpiadi scoppia il caso. «Nata negli Usa, non ci rappresenta»

La pattinatrice cinese cade in gara: alle Olimpiadi scoppia il caso. «Nata negli Usa, non ci rappresenta»

Zhu Yi cade nel pattinaggio artistico a squadre e finisce nel mirino dei social media in mandarino. Gli 'odiatorì non hanno perdonato a questa giovane atleta di 19 anni, il cui nome americano è Beverly Zhu, la nascita a Los Angeles e la scelta di gareggiare con i colori della Cina. È stata accusata di non essere stata all'altezza del debutto olimpico, diventando con l'hashtag 'Zhu Yi è caduta' un trend topic capace di raccogliere in poche ore oltre 200 milioni di visualizzazioni su Weibo, il Twitter locale.

Molti utenti si sono chiesti perché una skater nata negli Stati Uniti abbia potuto rappresentare la Cina, strappando numerosi like. Pesa forse la sua origine statunitense, nei giorni delle tensioni sotterranee tra i due colossi, come dimostra la condanna della scelta dell'ultima tedofora uigura fatta dall'ambasciatrice Usa all'Onu. Ma più in generale il caso di Zhu Yi è un esempio dei rischi legati alla naturalizzazione di oriundi e di stranieri, nel quadro più generale dell'enorme pressione della Cina per la conquista di meadaglie. Mi Le, bionda giocatrice di hockey su ghiaccio di 25 anni, è nata in Canada ed è più conosciuta con il nome di Hannah Miller: ha segnato in serata il punto decisivo alla lotteria dei rigori contro il Giappone, permettendo alla squadra cinese di raggiungere i quarti. La performance è stata apprezzata sui social per «lo spirito combattivo».

La pressione sugli atleti di casa è fortissima con il conteggio delle medaglie a lungo propagandato dalla leadership comunista come segno di forza di una nazione che vuole essere una potenza sportiva anche nei Giochi invernali. Per rafforzare le possibilità di medaglie, la Cina ha avviato una campagna acquisti globale: Zhu fa parte di quella ventina di atleti nati all'estero, ma reclutati da Pechino con la preferenza data a coloro che avevano legami etnici e con le opzioni asiatiche poste al di sopra delle altre. La squadra di hockey maschile, dovendosi scontrare con giganti come Usa, Canada, Finlandia e Germania, è stata assemblata per evitare una figuraccia alla Cina che ha un'esperienza nello sport inesistente.

 

Alla fine del 2021, anche la federazione internazionale (Iihf) sembrava incerta sulla sua presenza al torneo: il suo presidente, Luc Tardif, aveva persino detto che «guardare un team che è schiacciato per 15-0 non va bene per nessuno, né per la Cina né per l'hockey su ghiaccio». Il 27 gennaio, la federazione cinese ha finalizzato la rosa composta da undici giocatori canadesi, nove cinesi, tre americani e un russo. Mentre la decisione della Nhl, la lega professionista nordamericana, di non inviare i suoi campioni per i timori del Covid ha dato un inaatteso aiuto. Eilen Gu, la diciottenne di San Francisco, che nel 2019 decise di sposare i colori della bandiera cinese è un osso duro da contrastare in tre discipline acrobatiche e spettacolari con snowboard e sci della neve freestyle, proprie della generazione Z: halfpipe, slopestyle e big air. È destinata a sbancare il medagliere, ma anche per lei la caduta di Zhu suona come un deciso monito. 


Ultimo aggiornamento: Domenica 6 Febbraio 2022, 19:33
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