Complimenti al Milan Campione, ma quest'Inter ha stupito fino all'ultimo minuto
di Gianfelice Facchetti

Complimenti al Milan Campione, ma quest'Inter ha stupito fino all'ultimo minuto

Complimenti al Milan campione che ha vinto e meritato. Punto. La mia dedica va a Guglielmo, il migliore amico di mio figlio, rossonero doc che ha festeggiato il suo primo scudetto. Tornando a noi adulti, sarà impossibile sfilarsi del tutto dall’ondata di retorica che accompagna sempre l’atto finale di vincitori e vinti, fa parte del gioco. Ai miei compagni di fede chiedo solo di sottrarsi ai processi a ritroso fatti coi “se fosse”, con la lettera “o” chiusa. Pensiamo positivo e lasciamo scorrere.

 

Lasciamo fluire e passare fiumi di parole e iperboli di cui sono pieni da giorni le “fosse” dei nostri cugini, quelle con la lettera “o” aperta. Ne abbiamo sentite, ne sentiremo ancora delle belle, l’unica risposta possibile sarà solo l’ironia e il rispetto. Lo stesso trasmesso via tweet tra le due squadre milanesi.

 

Non c’è altra soluzione sorelle e fratelli nerazzurri, altrimenti non si saprebbe cosa rispondere a chi sostiene che il principale pregio del Milan sia l’internazionalità. Lo sappiamo dal 1908 e tra cent’anni saremo ancora qui a ricordarlo agli smemorati. Gli stessi che il 22 maggio 2010 all’Inter campione d’Europa rinfacciavano di non avere italiani in squadra. E’ la stampa (italiana), bellezza!

 

Torniamo al campo, dove tutto ha trovato compimento.

 

Ieri a san Siro non potevo mancare, famiglia al completo, presente con largo anticipo in un clima pazzesco. Per quanto non volessi sapere cosa stesse accadendo a Reggio Emilia, era impossibile non sapere che la pratica scudetto veniva archiviata in fretta dalla squadra di Pioli. Un Milan affamato si sbranava in meno di un tempo il Sassuolo che marcava Leao con la b-zona.

 

A fine primo tempo con Inter e Samp ferme sullo zero a zero, i giochi erano di fatto chiusi. E’ a quel punto che la squadra di Inzaghi ha stupito una volta di più, giocando la ripresa come se nulla fosse, credendoci fino in fondo, oltre la logica, i numeri, le probabilità. Bisognava essere dentro il Meazza per capire una volta di più che tifare Inter non è mai cosa banale. Bisognava piantare gli occhi verso il prato ad ammirare la squadra applaudita e ringraziata da tutti, per convincersi una volta di più che vincere non è tutto. Bisognava contemplare la bellezza del popolo nerazzurro in festa che non si voleva congedare dai suoi beniamini, per andare avanti fieri della propria appartenenza e identità. L’Inter di domani riparte da qui, da questi volti, da queste voci, da questo sentimento pazzesco che riconcilia con la maglia per cui abbiamo scelto di tifare. Nulla è stato speso invano, non una lacrima, non una goccia di sudore.

 

Ancora una volta, grazie Inter!


Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 Maggio 2022, 19:53
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