Nazionale, Vialli rivede l'azzurro: «Sono un po' arrugginito, ma con Mancini sono in buone mani»
di Gianluca Lengua

Nazionale, Vialli rivede l'azzurro: «Con Mancini sono in buone mani»

Gianluca Vialli si prepara alla sua nuova avventura in Nazionale come capo delegazione degli Azzurri, carica che il presidente Gravina ha scelto di assegnarli a partire da novembre prossimo: «Lo ringrazio per aver avuto la pazienza di aspettarmi. È bello essere circondato da amici, c’è uno staff meraviglioso, mi hanno viziato ed è bello per me rientrare in un certo tipo di routine. Sono un po’ arrugginito, ma piano piano stiamo arrivando».



Vialli ha poi raccontato gli ultimi mesi in cui ha combattuto contro la malattia: «Da marzo sto facendo delle cure e devo essere nelle condizioni fisiche e mentali per prendere questo impegno. Il presidente è stato sempre dell’idea che i due ruoli potessero essere compatibili, in questi mesi ho lavorato alla trattativa, ho fatto le cure e oggi ci sono i presupposti giusti per cominciare». Vialli infatti non avrebbe rinunciato agli Azzurri anche se la trattativa per acquisire la Sampdoria fosse andata in porto: «Non ci sono tempistiche, ma al prossimo raduno vorrei parteciparvi non solo da invitato. 

Da parte mia non c’è il problema della retorica, io mi sento una persona migliore anche grazie all’età e all’esperienza che ho vissuto. Spero che da parte degli altri non ci sia nessun tipo di condizionamento. Sicuramente quando arriverà una sconfitta è giusto che professionalmente queste cose non devono incidere. 

La mia idea è di entrare e imparare. Ho fatto l’allenatore in Inghilterra, ho delle idee su come fare questo lavoro, ma nello specifico la Nazionale non la frequento da tanti anni. Ho visto che tutto funziona come un orologio svizzero ci sono modi per dare contributo attraverso alle idee. All’inizio devo capire come va e farlo con umiltà». Poi un retroscena sull’accoglienza di Roberto Mancini: «Lui sapeva che c’era questa possibilità, il presidente ne ha discusso con lui e spero che sia d’accordo. Con lui sono in buone mani. La prima cosa che mi ha detto? “Che ti metti la tuta? Anche i dirigenti si mettono la tuta?”. Io gli ho detto che sarei felice di dargli una mano, assieme al resto della squadra sta facendo benissimo. Il mio ruolo è aggiungere qualcosa».


TRATTATIVA SFUMATA
Il capo degli ambasciatori di Euro 2020 è rientrata in Nazionale dopo il fallimento della trattativa per l’acquisizione della Sampdoria di Ferrero: «Non ci siamo messi d’accordo sul prezzo. Chi vende ha un’idea, chi compra un’altra. A volte si limano le cose negli incontri, ma non è stato possibile. L’abbiamo sempre trattata come una cosa riservata, sono qui a parlare per la prima volta dopo 13 mesi, abbiamo fatto due comunicati ufficiali e dispiace sia diventata una cosa pubblica e abbia condizionato l’umore e le prestazioni della società. Non siamo andati né dalla Venier né dalla Ventura a parlane e abbiamo la coscienza pulita. A parte il tempo e le energie che ci ho investito, avevo la convinzione che avrei fatto un buon lavoro con tutte le persone che lavorano in Sampdoria alle quali non viene riconosciuto il giusto merito. C’era una struttura che lavorava bene, lo avrei fatto con passione, orgoglio, coraggio e umiltà. Tutto quello di cui sarei stato capace per aiutare il popolo Sampdoriano. Non so se ci saranno possibilità che la questione possa riaprirsi».

Venerdì 11 Ottobre 2019, 15:04



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