Sostegno a Erdogan, il St. Pauli licenzia Sahin. E Hakan Sukur twitta: «Difendo libertà e giustizia»

Sostegno a Erdogan, il St. Pauli licenzia Sahin. E Hakan Sukur twitta: «Difendo libertà e giustizia»

Da quando la Turchia ha iniziato ad attaccare i curdi al confine con la Siria, una polemica è scoppiata nel mondo dello sport: i calciatori turchi della Nazionale infatti hanno iniziato a utilizzare i loro social network per postare messaggi a sostegno del loro esercito e del governo di Erdogan. Dal romanista Cengiz Under allo juventino Merih Demiral, fino al milanista Hakan Calhanoglu, erano stati parecchi i calciatori a esporsi da questo punto di vista: gli ultimi due con tanto di saluto militare (Under era assente perché infortunato) durante l'esultanza per il gol dell'1-0 decisivo contro l'Albania, e anche negli spogliatoi a fine gara. Una posizione che ha creato durissime polemiche anche tra i tifosi di Roma, Juventus e Milan, con tantissimi fan che sui social hanno chiesto ai club di intervenire e punire i calciatori.

Cengiz Ünder e il tweet pro Erdogan: il «saluto militare» dopo l'attacco ai curdi in Siria

Nella bufera, un club che è intervenuto c'è stato eccome: è il St. Pauli di Amburgo, che non ha proprio potuto ignorare un post su Instagram del suo calciatore Cenk Sahin, e lo ha allontanato. «Siamo con il nostro eroico esercito e con i nostri eroici soldati turchi - aveva scritto Sahin su Instagram - Le nostre preghiere sono con voi»: parole che secondo il club denotano «il suo ripetuto disprezzo per i valori della squadra
», e che hanno portato il St. Pauli a metterlo fuori squadra anche per «la necessità di proteggere il calciatore». Il St. Pauli ha spiegato che «il contratto esistente resterà in vigore», ma, «per proteggere tutte le parti coinvolte, il club permetterà a Cenk Sahin di allenarsi e di giocare le partite con altri club». 

Per un Sahin punito, ci sono però due esempi completamente opposti: uno è quello, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, del cestista Enes Kanter. L'altro è Hakan Sukur, ex centravanti di Galatasaray, Inter, Parma e Torino, che in questi giorni nell'infuriare delle polemiche ha ribadito la sua opposizione al regime di Erdogan: in una conversazione su Twitter in cui veniva citato come esempio di chi ha avuto il coraggio di schierarsi contro le politiche di Ankara, ha usato parole forti. «La mia é una lotta per la giustizia, per la democrazia, per la libertà e per la dignità umana. Non mi importa di quello che posso perdere se a vincere é l'umanità», ha scritto.

Le posizioni di Sukur sono note: ritiratosi dal calcio, si mette alla prova con la politica e viene eletto in Parlamento ma un'inchiesta su Erdogan lo costringe alle dimissioni. Su di lui pesa un ordine di arresto per la presunta appartenenza a un gruppo terroristico legato al tentato golpe contro Erdogan. Sui social la posizione di Hakan Sukur viene elogiata e messa a confronto con il saluto militare della nazionale turca alla fine del match con l'Albania. Gesto che è stato letto come un chiaro sostegno alla guerra in atto. Allo juventino Demiral oggi intanto ha pensato il suo capitano Leonardo Bonucci a tirare le orecchie: 
«Politica e sport devono restare separati», ha detto. 
Lunedì 14 Ottobre 2019, 22:43



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