Il Sassuolo ferma l'Atalanta: l'1-1 regala lo scudetto all'Inter

Il Sassuolo ferma l'Atalanta: l'1-1 regala lo scudetto all'Inter

Ci sarebbe voluta la telecamera a casa degli interisti. “Vedremo la partita in famiglia”, diceva Antonio Conte. Pathos zero, certo, è solo una questione di orgoglio, di piccoli primati, magari personali, comunque lo scudetto dell’Inter arriva con 4 giornate di anticipo. Meritato ma con cifra tecnica spesso inferiore all’Atalanta. 

Dieci anni dopo, dunque, l’Inter è campione d’Italia, da Moratti a Suning, in mezzo c’era Thohir, che non ha vinto nulla. Antonio Conte potrà ritornare a dormire meglio, placando quella sua enorme voglia di vincere, totalizzante, quell’ossessione. Anzi, penserà se gli conviene restare.

Anyway. Il 19° scudetto, contro i 36 della Juve (“Meno 17, molto freddo”, avrebbero commentato a Bologna, nei derby di basket), si materializza già a metà primo tempo, con l’espulsione di Gollini, a Reggio Emilia. L’Atalanta è superiore, ma non abbastanza da vincere persino con l’uomo in meno per tre quarti di gara, e non importa che il sostituito sia Pessina.

Il Var leva ogni dubbio, il replay evidenzia la giocata da Champions di primo livello di Jeremy Boga, il francese fugge a sinistra, a Toloi, sul suggerimento di Kyriakopoulos, il portiere esce e lo trattiene di quel poco per impedirgli di calciare a porta semivuota. E’ chiara occasione da rete, Romero e Djimsiti non avrebbero fatto in tempo a coprire lo specchio.

Prima e dopo, sarà una partita palpitante, decisamente migliore di tante andate di Champions a eliminazione diretta, e con i nerazzurri meritevoli dei tre punti, per continuità e classe. 

L’avvio era stato a ritmi alti, con Zapata a puntare Chiriches, ammonito dopo Marlon, verso la mezzora. La Dea è insidiosa anche in 10, Zapata da fuori, Consigli blocca. Replica Locatelli da fuori, Sportiello in angolo. 

Zapata difende pure, si piazza a protezione della retroguardia, a centro area, a respingere un cross. 

Il Sassuolo insegue l’Europa, la Roma, intanto è a -2, avrebbe dovuto deve vincere e invece prende gol. Malinovskyi per Gosens, sinistro e 10° gol in campionato, complice la latitanza di Muldur e prima di Marlon. E’ un lampo, significativo della forza orobica, contro una delle squadre più in forma e più manovriera, priva peraltro del bomber Caputo. Non fa troppo caldo, sul piano fisico e della concentrazione l’Atalanta resiste senza eccessivi affanni, contiene la rapidità di Traorè e di Boga, gente da calcio a 5, negli assoli.

La manovra neroverde è orizzontale, De Zerbi si lamenta di Obiang: “Non deve vagare per il campo”. La palla del pari arriva dalla persa di Freuler, attaccato da Locatelli, che si gira e assiste Berardi, il sinistro è stranamente fuori. 

Malinovskyi si procura una punizione dalla sinistra, il fuorigioco di Hateboer vanifica il raddoppio, di Zapata, Pairetto azzecca anche questa decisione, ci sarebbe voluto il Var ai tempi del padre designatore, di calciopoli...

La fisicità atalantina si oppone alla velocità dei dezerbisti, vicini al pari su angolo, con deviazione fuori. Anzi, è il contrario, la rapidità è dei gasperiani, Malinovskyi prima dell’intervallo fa ammonire anche Obiang, dopo il giallo a Locatelli su Gosens. Il clou del weekend resta intrigante, con emozioni assortite.

Alla ripresa il pari è episodico, entra Raspadori per Defrel e propizia il contatto da rigore. Solo per Pairetto, perchè il tocco di Toloi su Traorè è davvero minimo, cercato. Ha ragione Gasperini a lagnarsi, con quel metro i rigori sarebbero almeno 3-4 a partita. L’Atalanta riprende a rutilare palloni, Hateboer rientra sul tracciante di Malinovskyi e calcia, in area, Consigli alza. 

Il Sassuolo segna ancora, ma Raspadori è in fuorigioco, a destra, l’intesa con Locatelli, a segno, è peraltro splendida. A 13’ dalla fine Marlon atterra Muriel, è un corpo a corpo passabile, Pairetto opta per la seconda ammonizione, dieci contro dieci ma arriva anche la respinta del pararigori Consigli sul destro dal dischetto del colombiano. Ci si chiede quando l’Atalanta vincerà lo scudetto, negli istanti che contano, nelle giocate chiave, non è forse neanche da primo posto potenziale sino all’ultima giornata. Idem, non è da semifinale di Champions, è l’ultimo step, difficillimo, senza indebitarsi.

Lì anche una squadra storicamente fragile come il Sassuolo, in fase difensiva, regge e non rischia più.

L’Atalanta è nel gruppo a quota 69, a tre giornate dalla fine non è affatto sicura di qualificarsi per il terzo anno di fila, di certo vorrebbe mantenere la seconda piazza, equivalente di un mini scudetto, già assaporato da Triestina e Udinese, in altri tempi. 

Il Sassuolo prova a impegnare la Roma sino alla fine, per il posto in Conference league, De Zerbi dovrebbe andare, pare alla Fiorentina, a sostituire Iachini, di cui aveva preso il posto già nel mondo Mapei. Contornato di imprenditori e sponsor, dal distretto emiliano delle ceramiche arrivano a decine, qui, come ospiti, fra tribuna e palchi dello stadio. E’ un modello di marketing e spettacolo alimentato dall’ad sassolino Giovanni Carnevali, re anche di Lega volley femminile e di basket, con la Mastergroup. Anche l’Atalanta ha lo stadio di proprietà e a Bergamo ha tutto più in grande. Gioco e osservatori, giovani e uomini di calcio. Gasperini e il ds Giovanni Sartori, che ieri era a Verona, a seguire lo Spezia, e oggi è qui. In tribuna ci sono anche Roberto D’Aversa e il ds Marcello Carli, impegnati domani sera a Torino. Chissà se resteranno, in serie B. Di sicuro il proprietario crociato Kyle Krause copierà il format Atalanta e Sassuolo. E anche l’Inter dovrebbe prenderlo ad esempio, per le emozioni, sul campo, per il livello di spettacolarità rituale. Con un bugdet infinitamente inferiore, si fa sport in maniera strepitosa. Certo strepitando come fa Gasperini di fronte a un torto arbitrale. Non sempre a ragione, oggi sì.

 

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Ultimo aggiornamento: Domenica 2 Maggio 2021, 18:37

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