Roma, Mourinho: «Pellegrini presto firmerà. Mi fido dei giovani, Zaniolo è super professionale»

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di Gianluca Lengua

José Mourinho è un fiume alla vigilia della sua panchina numero 1000. Il tecnico blinda Pellegrini, chiede più esperienza e racconta il nuovo Zaniolo: «È un ragazzo super professionale, ho cercato delle informazioni prima di arrivare e mi dicevano che aveva poca maturità. Tutto il contrario». Ecco la conferenza stampa del portoghese alla vigilia della partita contro il Sassuolo della sua Roma. 

Mourinho: «Pellegrini firmerà presto»

Quale può essere la soluzione per risolvere il rapporto tra nazionali e club?

«Non ne ho idea. Avete ragione col dire che è un problema da tanti anni, ma ci sono interessi diversi tra club e nazionali. Interessi diversi anche delle diverse istituzioni, io ho deciso da tempo di non perdere tempo a pensare a soluzioni su cose che non posso controllare. Nel nostro caso non è facile accettare che un calciatore ha giocato giovedì alla mezzanotte e arriva a Roma sabato mattina. Magari siamo anche fortunati che sia solo uno, altri club hanno situazioni più complicate. Ho deciso di non piangere, di non essere negativo. Non c’è niente da fare».

A che punto è Zaniolo? Se lo aspettava già a questo livello dopo un anno e mezzo tribolato?

«Ringrazio la LMS in Inghilterra che mi ha messo nel club delle 1000 Hall of Fame e ringrazio Sir Alex perché le sue parole sono “pesanti”.  Ringrazio anche Dionisi che mi fa sentire con la bocca secca, ho rispetto per lui e per questa generazione di nuovi allenatori che fanno un percorso come Italiano. Un percorso che li fa arrivare dove sono con tanto merito. Zaniolo? Il club è stato cauto l’anno scorso perché si diceva che potesse giocare qualche partita e poteva essere convocato a Euro 2020. Lui ha avuto maturità e quando è tornato a lavoro con noi non è entrato direttamente con la squadra. Per diverse ragioni non potevo lavorare in Italia prima del 1 luglio, ma ha lavorato con i miei collaboratori. Quest’anno l’evoluzione è stata molto tranquilla, doveva andare al di là delle cicatrici emozionali, ha avuto tempo e la pre-stagione è andata bene. Ha dimenticato il problema che ha avuto, ha fiducia nel suo corpo e nelle persone che lavorano con lui. E sono contento anche di avere un nuovo Carles Perez, perché quello del Barcellona non l’ho mai visto a Roma. Quest’anno vedo un giocatore fiducioso che quando lo fa, lo fa bene. Averli nella stessa posizione è fantastico. Mancini lo fa giocare da 9, non do opinioni su questo, sono rispettoso sulle sue idee e qualsiasi cosa decida lui va bene». 

Zaniolo è tornato quello di prima dell’infortunio? Può associarlo a qualche giocatore che ha allenato?

«È più facile per voi paragonare questo Nico a quello prima dell’infortunio. Ma questo è un ragazzo di due anni più grande, non c’è solo quello prima e dopo infortunio, c’è quello con più esperienza e ha avuto tempo per pensare alla sua vita. C’è spazio per evolvere, sarei un allenatore molto scarso se non avessi nulla da dare a un ragazzo di 22/23 anni. Deve saper giocare in due modi diversi, deve saper giocare in blocco basso e pressing alto e altre cose che arriveranno con l’esperienza. È un ragazzo super professionale, ho cercato delle informazioni prima di arrivare e mi dicevano che aveva poca maturità. Tutto il contrario. Il rosso che ha preso non è stupido, ma è perché voleva una transizione difensiva positiva. Il nostro rapporto è aperto e sono contento di lui. Non mi piace fare paragoni, non ci sono tanti giocatori con il suo potenziale tecnico e fisico». 

 

Si aspettava l’impatto di Abraham? Pellegrini ha accettato il consiglio di firmare il contratto?

«Ogni giorno è più vicino a firmare il suo contratto. Lui vuole tanto rimanere con noi, la situazione è vicinissima a finire e a finire bene. E se il suo procuratore non cerca di fare il meglio per il suo giocatore, io vi darò il suo indirizzo e voi lo metterete sul giornale così andrà da lui tutta la Curva Sud (ride ndc). È molto vicino e lui vuole essere qui con noi, vuole stare con noi. All’inizio dovevo imparare alcune cose di gruppo, culturali e di personalità, lui è il nostro capitano, Mancini il secondo, Cristante il terzo. Deve essere un capitano per oggi e per domani, sono convinto che firmerà presto e sarà capitano per tanti anni. Abraham? Mi aspettavo l’impatto, ma c’è sempre qualche dubbio per giocatori che nascono, crescono e vivono nel loro habitat naturale di Londra. Un ragazzo di Londra sarà per sempre un ragazzo di Londra, a volte non escono tanto e quando lo fanno mi chiedo se si adatterà o no. Mi piace molto, è perfettamente integrato nella squadra, ha i suoi amici, ha una vita con loro fuori Trigoria e siamo contenti con lui e lui lo è con noi».

Cosa pensa del Mondiale ogni due anni?

«Penserò ai Mondiali quando allenerò una nazionale, quando avrò 80 anni e andrò in nazionale. Adesso non ho voglia di pensarci».

La nuova generazione di allenatori l’ha convinta a cambiare dal punto di vista tattico?

«Non loro, siamo tutti diversi è l’evoluzione naturale delle cose. I mezzi che attualmente abbiamo a disposizione a livello di analisi di gioco originano dei cambi nelle idee e nel modo di lavorare. Io ho fatto l’analista al Porto e l’ho fatto tanto con mio padre, dovevo andare allo stadio con carta e penna, poi arrivavo a casa e se avevo la fortuna di avere il video della partita, dovevo mettere il VHS e fare i conti. Se fai il paragone con oggi, c’è un cambio totalmente diverso e questo ha un’implicazione nel modo di lavorare e capire le cose. Non dico che sia più facile, ma è diverso perché se hai tante informazioni devi essere bravo a selezionarle e capire qual è buona per te e quale deve arrivare ai giocatori. Ieri e oggi abbiamo avuto due riunioni da otto minuti, mentre io con il mio staff di 8 ore martedì, mercoledì e giovedì. Se noi ci fermiamo e diciamo che non vogliamo il cambiamento, non va bene». 

Il distacco tra la Roma e le big del campionato è calato?

«Abbiamo giocato due gare, non venti. Dopo due gare la distanza per l’Inter non sono 29 punti, ma hanno un gol più di noi. Con la Juve ne abbiamo cinque in più, ma non significa nulla. A me interessa la nostra strada, non mi preoccupa quello che fanno gli altri, in questo momento dobbiamo pensare a noi, alla nostra evoluzione come squadra. A gennaio magari ci sarà bisogno di capire dove siamo noi e cosa hanno fatto gli altri e lì potremmo pensare a qualcos’altro. In questo momento dobbiamo pensare solo alla prossima partita, a giocare bene e a vincere. Siamo una squadra diversa da Juve, Inter, Atalanta, loro sono già squadra, hanno ambizioni definite, noi siamo in crescita e se la gente è felice perché abbiamo vinto due partite e giocato benino anche io sono contento. Ma uno che è stato in panchina da mille partite dice di stare tranquilli».

Come stanno gli infortunati?

«Tutti bene, l’unico è Vina che è arrivato un’ora fa. Hanno tutti recuperato e domani sono a disposizione per giocare». 

Ha pensato a un turnover in vista del calendario? C’è un’alternativa a Karsdorp rispetto a Reynolds?

«Non ho pensato al turnover perché non ho pensato a sette partite. Ho nel mio ufficio lo schermo col calendario, ma non ci ho pensato. Ho pensato solo a quella di domani. Domani non ci sarà turnover, giocheranno i migliori. Se un gioca Carles Perez e non Zaniolo per me è un’opzione, non turnover. L’alternativa a destra è Ibanez, non è un terzino offensivo, ma di stabilità. Ha fatto questo nella pre-stagione». 

Il giocatore d’esperienza può trovarlo nei giocatori che ha a disposizione?

«Io, il gm e la proprietà siamo tutti d’accordo. Non è che se io dico che serve un giocatore in più, loro non mi dicono che non sono d’accordo. L’esperienza non si compra, ma si costruisce. Non possiamo avere giocatori fino a gennaio e ci sono Reynolds, Zalewski, Bove e Calafiori e per loro sarà un modo di crescere. Mi piacerebbe parlare di mercato, ma se noi paragoniamo le rose dei club alti negli obiettivi, c’è una differenza significativa. Io mi fido dei ragazzini e se devono giocare giocheranno. Tranquilli, vedremo che succederà a gennaio». 

La preoccupa di più il recupero fisico o fargli trovare la concentrazione?

«Il Sassuolo è una squadra molto difficile e non lo dico solo per i risultati della Roma negli ultimi anni, ma per consapevolezza e per aver analizzato il loro modo di giocare. Dovremo giocare bene se vogliamo i tre punti. Andrà con i migliori, non penserò alla Conference League, in nazionale Cristante e Micki hanno giocato 90 minuti due giorni fa, Mancini e Pellegrini hanno recuperato, così come Zaniolo. Siamo lì, dobbiamo cercare di vincere». 

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Ultimo aggiornamento: Sabato 11 Settembre 2021, 16:07

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