Roma-Feyenoord, l'atto finale della Conference: Mourinho vuole “riscrivere la storia”

Roma-Feyenoord, l'atto finale della Conference: Mourinho vuole “riscrivere la storia”

Quattordici anni dopo la sua ultima vittoria in assoluto, una Coppa Italia, e 61 dopo il suo unico trionfo in Europa, quando esisteva la Coppa delle Fiere, la Roma ci riprova. Altre due finali continentali le ha perse, quella amarissima di Coppa Campioni nel 1984, in casa contro il Liverpool, e nel 1991 in Coppa Uefa con l'Inter, un successo per 1-0 all'Olimpico inutile perché all'andata i nerazzurri si erano imposti per 2-0.

 

Già l'Inter, l'ultima squadra italiana a vincere fuori dai confini patri, nel 2010 in Champions quando alla guida della Beneamata c'era quel Mourinho che ora è a Tirana, dove la gente è tutta per lui e lo accoglie con striscioni di «Benvenuto a Little Roma». Lui reagisce dicendo di voler «fare la storia», della Roma e anche la sua personale. In bacheca 'Moù ha già 25 trofei e anche se dice che «non sono più lo Special One, quelle erano cose di quando ero più giovane e anche più egocentrico», in realtà vorrebbe sollevare anche la Conference League, competizione che l'Uefa ha introdotto da questa stagione e che assegna un trofeo che pesa quasi undici chili.

 

Per conquistarla, e fare in modo che Mourinho diventi l'unico allenatore ad aver vinto tutte le competizioni esistenti in Europa, la Roma domani dovrà battere il Feyenoord, che in questa competizione non ha mai perso e quindi non va certo sottovalutato, e ha al seguito tifosi per ora molto più rumorosi (causa birre in quantità industriale) di quelli della Roma.

 

Il pressing e le ripartenze degli olandesi non spaventano Mourinho, che ha recuperato Mkhitaryan e sta pensando di rilanciarlo («lui è molto intelligente e conosce il suo corpo, mi ha detto che è a disposizione»). Ci sarà anche Smalling, mentre Spinazzola non dovrebbe partire dall'inizio, visto che anche oggi il tecnico elogia Zalewski («in questi sei mesi è cresciuto molto e ha l'atteggiamento giusto»).

 

L'unica certezza è che Mourinho ha in testa solo questa partita: «da venerdì notte, dopo il Torino - rivela - mi sono rinchiuso a Trigoria con il mio staff, non siamo tornati a casa e abbiamo preparato questa finale. Non potevo chiedere di restare anche ai giocatori, ma qui li vedo tranquilli e concentrati. Questa è una finale - aggiunge -, e fino a domani non c'è nessuna altra cosa nella mia testa, solo questo. Il mio modo di essere è questo, l'esperienza non aiuta anche se lo pensavo. Questo mio modo è uguale alla prima finale, non cambia dopo venti anni. Oggi vi sembro più serio perché sono molto concentrato, è un mio modo di vivere la partita. Penso solo a questo».

 

Ma anche al fatto che manca il tassello finale: «quella di venerdì a Torino era una finale, perché volevamo essere comunque certi di tornare in Europa, ma non la storia: quella di domani è già storia, perché siamo arrivati fin qui. Ora finiamo di scrivere la storia, una finale bisogna fare di tutto per vincerla, in questo bellissimo stadio che purtroppo non può 'contenerè la passione di tanti tifosi».

 

Già, loro, a Tirana ne stanno arrivando tanti, e capitan Lorenzo Pellegrini vorrebbe fare felici quelli di fede giallorossa, e ovviamente se stesso: «non avrei mai pensato di essere qui per un match così decisivo per la Roma e per la società - dice -. Vogliamo vincere, e spero che domani sia uno dei giorni più belli della mia vita: è la mia prima finale e la gioco con questa maglia. Non può esserci una cosa migliore». Così un giorno anche lui entrerà nella 'Hall of Famè romanista.


Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Maggio 2022, 22:05

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