Nations League, processo all'Italia di Mancini e Balotelli
di Ugo Trani

Nations League, processo all'Italia di Mancini e Balotelli

Balotelli di oggi fatica a essere il trascinatore di se stesso. Figuriamoci se può esserlo dell’Italia ancora da assemblare dopo il flop mondiale del novembre scorso nel playoff contro la Svezia.
 


SuperMario cammina lentamente, uscendo dal Dall’Ara, almeno quanto la Nazionale di Mancini. Insieme stentano a ripartire. Nella nuova stagione, il centravanti. Nella Nations League, il gruppo azzurro. La gente di Bologna, dopo i fischi (non esagerati) al momento della sostituzione, lo chiama con affetto. Lo stesso che usa il ct per coccolare il suo totem e per difendere la sua scelta. «Sto male» sospira l’attaccante nella notte. La coscia destra affaticata lo avrebbe penalizzato contro la Polonia (gli accertamenti hanno escluso lesioni). Di sicuro lui ha frenato i compagni. Aspettarlo, ora che è rientrato dopo 4 anni di esilio, è doveroso. Utilizzarlo, adesso che non sta in piedi (pure per sua ammissione), è azzardato.

PESO MASSIMO
«Si deve togliere 8 grammi». Mancini, lunedì nell’Aula Magna di Coverciano, ha provato a sdrammatizzare. E ha negato l’evidenza. Quella verificata venerdì in campo. Nelle inquadrature a tutto tondo e a pieno schermo. E confermata, in precedenza, dalla bilancia. Balotelli si porta dietro quasi 10 chili in più: 99,7 (quando è al top sono 88-90). In estate si è allenato poco e male. Ha debuttato in Ligue 1 il 31 agosto, entrando in scena al 4° turno: 76 minuti con il Nizza a Lione. Partenza in ritardo, dopo la trattativa a vuoto con il Marsiglia. Non è pronto, insomma. E, dunque, non può essere ancora quello dei 26 gol in 38 partite della stagione scorsa. Il rendimento in Costa Azzurra fino a maggio ha convinto Mancini a riproporlo in azzurro. «Solo giocando può ritrovare la forma». Ma questa Italia ha bisogno di corsa e partecipazione. Quei 99,7 chili rallentano gli azzurri che, a settembre, stentano a prescindere. Accade da anni, al momento di ripartire.

LEZIONE PRIVATA
Balotelli titolare per un’ora e un minuto contro la Polonia. Mancini completamente dedicato a lui. Urla e consigli dalla panchina. Per chiamargli i movimenti. Inutilmente. Fermo, lì davanti, ad aspettare chissà che cosa. Ma incrociando SuperMario a fine partita, dopo la doccia, è sembrato lui il più deluso. Da se stesso, ovviamente. Perché il ct lo ha aiutato. E la squadra lo ha cercato. Senza trovarlo. Le 14 reti in 36 partite con la Nazionale restano. Ma oggi pesano quei 99,7 chili. Ecco perché Belotti, entrato al posto del centravanti nell’ultima mezz’ora, e Immobile, capocannoniere nel campionato scorso e decisivo per l’ultimo successo casalingo dell’Italia in una partita da 3 punti (ormai è lontano più di un anno: 1-0 contro Israele, il 5 settembre 2017 a Reggio Emilia), non possono lasciargli il posto. Almeno in questa fase cruciale. Adesso più che la qualità, la fisicità e la potenza, contano la collaborazione, il sacrificio e ovviamente la condizione atletica.

MOSSA OBBLIGATA
In più c’è Chiesa per l’attacco che stenta da un anno: solo 10 gol in 12 partite (4 senza reti). Quando ha avuto spazio ha spinto l’Italia. Il rigore conquistato a Bologna per il pari contro la Polonia come quello a Londra per rimontare contro l’Inghilterra. Ha giocato le ultime 6 gare della Nazionale, emozionandosi solo a Manchester, nella notte dell’esordio contro l’Argentina. Se entra in corsa fa la differenza. L’unico che garantisce efficacia, pure se è ancora a digiuno. Sfacciato, ha velocità, tiro e dribbling. Mancini, domani sera a Lisbona, pensa di promuoverlo titolare, nel 4-3-3 con Belotti centravanti. In difesa rientra Criscito per Biraghi, a centrocampo fuori uno tra Pellegrini e Gagliardini (o entrambi). Bonaventura è la possibile conferma, Barella (o il doppio centravanti) la nuova tentazione.
Ultimo aggiornamento: 16:07


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