Napoli, dopo l'ammunitamento lo spogliatoio e' una polveriera
di Pino Taormina

Napoli, dopo l'ammunitamento lo spogliatoio e' una polveriera

Tutti di cattivo umore. Eccoli i barricaderos del ritiro. Sanno di averla fatta grossa, ma non sono per nulla pentiti. Nessuno che pensa sia il caso di fare mea culpa, nessuno che chieda scusa a Giuntoli o Ancelotti. Anzi. Vanno tutti via senza un sorriso, a bordo delle proprie auto: sono da poco trascorse le 13, in molti non hanno neppure pranzato in hotel dopo l’allenamento di rifinitura della mattina, dando l’impressione di essere certi di aver vinto loro, di essere riusciti a gettare a mare De Laurentiis nelle vesti del comandante Bligh. Addio clausura, la rivolta è riuscita, l’odiato ritiro è cancellato. Ma qui non c’è il Bounty, ma una squadra di calcio che va in mille pezzi. Pericolosamente spaccata in tanti, troppi gruppetti. Praticamente in pericolosa anarchia. E con un presidente che con il suo intervento lunedì mattina ha contribuito a far implodere in tutta la sua gravità. E ora che tutti i buoi sono fuori dal recinto, la decisione di adottare il pugno duro contro i rivoltosi, gli ammutinati milionari che si sono ribellati alla decisione della società di restare in ritiro per cinque giorni. In un comunicato De Laurentiis minaccia: «In riferimento ai comportamenti posti in essere dai calciatori della propria prima squadra, la società procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di immagine e disciplinari in ogni sede competente». Tradotto: scatta subito la maxi-multa e poi si valuterà come procedere. De Laurentiis metterà sul piatto una serie di danni subiti dall’atteggiamento del suoi nella notte di Champions con il Salisburgo. Ma sul piatto De Laurentiis e i suoi avvocati pensano anche all’applicazione di una riduzione dell’ingaggio, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi stagionali, ovvero il piazzamento in zona Champions.

VIA D’USCITA
Lo strappo coi calciatori è netto ma c’è anche un segnale di tregua (forse armata) con Carlo Ancelotti. «Si precisa di aver affidato la responsabilità decisionale in ordine all’effettuazione di giornate di ritiro da parte della prima squadra all’allenatore delle stessa». Difficile capire perché sia necessaria questa precisazione. Forse, una modo per responsabilizzare ancor di più l’allenatore di Reggiolo davanti ai calciatori. Di sicuro, Ancelotti ora è una sorta di re Travicello, che sembra aver perduto tutta la sua autorevolezza al cospetto dello spogliatoio. A cui non rivolge neppure la parola in mattinata, quando arrivano all’allenamento. Al di là delle voci che si rincorrono per tutto il giorno, De Laurentiis ha messo in discussione la sua panchina. Si è parlato anche di come fare piazza pulita dello spogliatoio di rivoltosi: gennaio è vicino ed è evidente che quelli che vengono considerati tra i fomentatori della «ribellione» verranno ceduti. E su tutti Callejon e Mertens. Poi verrà l’estate e l’epurazione sarà completata.
Nella lunga telefonata tra De Laurentiis e Ancelotti si è soprattutto parlato di un gesto che al patron non è piaciuto: quello di Carlo che si è schierato con la squadra pubblicamente il giorno prima, dicendo di non essere d’accordo con la decisione presidenziale del lungo ritiro. E il comunicato emesso nel pomeriggio è un modo per dire: visto che il tecnico è convinto di avere tutti i mezzi per uscire fuori da questa bufera, faccia come meglio crede. Oggi, l’allenamento al San Paolo sarà aperto solo agli abbonati: niente stampa e tv.

Giovedì 7 Novembre 2019, 09:30



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